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Pubblicato in La degustazione il 22 Novembre2022

di Fosca Tortorelli

Montevetrano è la storia di un’amicizia tra Silvia Imparato e Riccardo Cotarella, poi divenuta un’azienda di successo nel panorama internazionale.

Quella di Silvia è una realtà che ha sicuramente contribuito a quella che è stata la rivoluzione del vino meridionale degli anni '90, una storia che - come lei stessa racconta - è nata in modo casuale: "La realtà di Montevetrano è nata quasi per gioco, dopo aver condiviso una speciale degustazione di vini bordolesi; un invito negli anni ’80 in una enoteca di Roma per parlare di vino con un gruppo di gente diversa. Da quella sera sono rimasta per cinque anni a dialogare intorno al vino. Allora era tutto diverso, complice il fascino e l’ebrezza del vino, la valorizzazione della casa dei nonni e l’amicizia con un giovanissimo Riccardo Cotarella". Silvia - con un passato da fotografa - ha messo tutta la sua energia, tenacia e determinazione per costruire quello che oggi è il Montevetrano; un vino che ha acquisito una sua fisionomia e che nel corso di questi 30 anni è diventato identitario.

(Silvia Imparato)

Così Silvia, in occasione della verticale di alcune annate scelte di Montevetrano, organizzata presso il Gold Tower Lifestyle Hotel, da Blend75, in collaborazione con Ais Campania, si è raccontata attraverso i calici, con la sua elegante caparbietà. Dalla prima vendemmia nel 1991, con poche bottiglie prodotte per gli amici, fino al primo successo nel 1995 con la valutazione del noto critico americano Robert Parker che lo ha definito “il Sassicaia del Sud”, Silvia continua a scommettere ogni anno sempre di più in questa sua grande passione e a progetti sempre nuovi. Da qui è seguito senza dubbio un successo incredibile, ma come ricorda Silvia: "Siamo diventati un mito del Sud, questo ci ha spronato a valorizzare il nostro vino, ma quante ne ho anche dovute sentire, come il fatto che non avevo neanche una vigna. Questo lavoro o lo fai pensando che ci sia continuità oppure non lo puoi fare, perché non ci sono pause. Questa è la mia visione di questa mia passione, i progetti ci sono continuamente, attualmente c’è una strada battuta di terra per arrivare al Castello di Montevetrano, affinché chi viene a trovarmi possa vedere dall’alto i vigneti che formano un ferro di cavallo; diciamo un segno portafortuna. Sono sempre stata spinta dalla curiosità e la mia idea di fare questo vino non è nata dal voler fare un vino internazionale, ma di fare un vino legato e connesso con il suo luogo, con la biodiversità, con le differenze di suolo, un vino identitario, un vino vivo, da invecchiamento di altissima qualità. Poi diciamo che il Covid ha portato un’ulteriore svolta all’azienda, in primis con l’arrivo di mia figlia Gaia, che da tre anni a questa parte è entrata nella squadra. Lei è passata da un lavoro solido di venti anni nella moda, a voler entrare in questa vita “agricola”. Forse ero più preoccupata io, soprattutto per la paura dei conflitti, ma lei ha avuto la capacità di farmi vedere le cose diversamente. Oggi Gaia segue il progetto Core, che è nato nel 2011 prima con il Core Rosso e nel 2015 con il Core Bianco. Un progetto enoico che ho voluto fortemente, abbiamo fatto un grande lavoro per far arrivare il vino nei calici; volevo fare un vino per i giovani, un vino che costasse meno. Volevo dimostrare che Monteventano poteva offrire prodotti di qualità diversi. Da qui poi anche la scelta del nome “Core” come sinonimo di Amore ed Essenza. Come dicevo è sempre un continuo evolversi, ora stiamo facendo un nuovo vigneto, dove per me c’è sempre l’entusiasmo di capire il collegamento tra suolo e cielo e di come ogni varietà riesce ad esprimersi Il futuro c’è sempre perché il vino è materia viva e lo dicono oggi più di ieri". 

La Degustazione
Protagoniste della degustazione le seguenti cinque annate nel formato Magnum: 2019, 2014, 2012, 2008, 2006, a cui si è aggiunta come sorpresa finale la 1998, un gentile omaggio di monsieur Christian Roger, amico ed estimatore dei vini di Silvia. Dalla 2019 alla 1998, una selezione che ha visto alternarsi la freschezza e la profondità, l'eleganza e l'energia, il carattere mediterraneo di una zona della provincia di Salerno che guarda il mare ed è protetta dalla collina tra querce, castagni, noccioleti, agrumi ed ulivi, all’ombra di un antico castello medievale.

Igt Colline di Salerno Montevetrano 2019
Un blend composto da 50% Cabernet Sauvignon, 30% Aglianico e 20% Merlot, dal colore vivo e di grande luminosità, che rivela un profilo olfattivo profondo e carezzevole con note succose di mora, un floreale viola e lavanda. In retrolfazione alle note di frutta scura si uniscono quelle di carruba, cardamomo e cacao; un vino dalla trama tannica intensa e carezzevole, equilibrato e di grande eleganza. Standing ovation

Igt Colline di Salerno Montevetrano 2014
Si presenta all'olfatto con note di frutta più matura, piccole bacche e note speziate di ginepro, foglia di tabacco, china, un leggero sentore affumicato e rimandi di macchia mediterranea; al palato tornano le note speziate e il fruttato di amarena, si rivela un vino tattile, con una trama sapida e fresca.

Igt Colline di Salerno Montevetrano 2012
Grande freschezza e signorilità, un vino che rivela profumi più sottili e delicati, ritorna la macchia mediterranea e il melange di spezie, dal pepe nero allo zenzero, a cui si uniscono le note di mandarino e mandarancio. Il sorso è teso e centrato, balsamico e vibrante.

Igt Colline di Salerno Montevetrano 2008
Si apre sulle note della caramella dura al caffè, a cui si uniscono le erbe officinali, l’origano e la frutta secca mista a cioccolato. Un profilo mediterraneo, dotato di tannini eleganti.

Igt Colline di Salerno Montevetrano 2006
Più mediterraneo e scattante, un vino che comunica sia al gusto che all’olfatto la sua energia e tensione, anche qui si avvertono intriganti nuances affumicate, accompagnate da tocchi di pot-pourri e spezie piccanti. Un vino sorprendente e profondo. Standing ovation

Igt Colline di Salerno Montevetrano 1998
Un vino più opaco alla vista, dal profilo olfattivo giocato su toni vegetali, foglia di sigaro, menta secca e radice. Sottile al sorso.

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