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Pubblicato in La degustazione il 10 Gennaio2022
Giulio Bottai, Giovanni Dubini, Leon Zwecker, Giuseppe Mottura

di Michele Pizzillo

Vino punto di riferimento dei bianchi italiani tant’è che l’Orvieto era conosciuto anche come il “vino dei Papi” e, nel 1860, utilizzato da Garibaldi e suoi Mille come brindisi nella loro sosta a Talamone durante la famosa spedizione verso la Sicilia per completare l’Unità d’Italia.

Qualche produttore ritiene, da qualche anno a questa parte, un po' appannata questa grande immagine dell’Orvieto. Tant’è che l'1 giugno scorso, i titolari di 5 aziende vitivinicole (Leon Zwecker di Madonna del Latte, Sergio Mottura dell’azienda Mottura, Enrico Neri di Cantine Neri, Giovanni e Pietro Dubini di Palazzone, Corrado e Giulio Bottai della Tenuta Le Velette) hanno pubblicato il manifesto “Oltre le radici della vite” (Orv) con l’obiettivo di “interpretare al meglio la tradizione e la storia enologica” dell’Orvieto, che si produce in provincia di Terni (per l’Umbria) e in quella di Viterbo (per il Lazio). Con la loro rete di imprese, i cinque vignaioli operanti nella doc che nel 2021 ha festeggiato i suoi primi cinquant’anni, dopo aver sottolineato di essere aziende familiari e di aver preso coscienza del valore delle vigne, delle varietà autoctone, del terreno, arrivano subito al sodo: "Siamo determinati a trasmettere tutto ciò nei nostri vini. Non vogliamo dettare dogmi o regole, ma condividere dei principi culturali, perché il vino rappresenta civiltà". E, proseguono, nel corso dell’incontro organizzato a Milano da Pr-Comunicare il Vino presso il ristorante Il Liberty: "Il vino è la nostra vita, vogliamo che quella valenza qualitativa, culturale e storica che possiede sia valorizzata per non farlo allontanare dalla sua vera origine. Siamo consapevoli che solo attraverso una rete, un’unione di comuni intenti sia possibile costruire un circuito di credibilità, conoscenza e fiducia. Ci impegniamo a creare e alimentare relazioni con altri vignaioli, agricoltori, produttori di cibo, educatori e cittadini della comunità per riportare i nostri vini agli onori che meritano".

Aggiunge Giovanni Dubini dell’azienda Palazzone, parafrasando quanto annunciato nel manifesto: "Siamo viticoltori, viviamo di questo lavoro, ci prendiamo cura in prima persona della vigna, della cantina e della bottiglia. Condividiamo una visione enoica convinti che l’attenzione al dettaglio debba essere permanente e la qualità un pre-requisito. Abbiamo la certezza che la relazione umana sia un valore fondamentale e noi la compartecipiamo con chiunque voglia conoscerci. Il nostro è un impegno per l’autenticità, pratichiamo la trasparenza: diciamo quello che facciamo e facciamo quello che diciamo. Ognuno di noi ha il coraggio di metterci la faccia". E, a Milano, a presentare la loro voglia di rimettere al centro i vitigni tradizionali per rispettare il patrimonio viticolo degli autoctoni capaci di restituire e interpretare al meglio la tradizione e la storia enologica della terra dell’Orvieto, riconosciuto a doc nel 1971, erano in quattro (oltre a Dubini, c’erano Giulio Bottani, Giuseppe Mottura e Leon Zwecker; mancava solo Enrico Neri) mentre i vini in degustazione erano 10, vendemmia 2014 e vendemmia 2020 (le stesse etichette, però) per avere un’idea di come l’Orvieto sappia affrontare gli anni. Il “vecchio”, infatti, ha presentato la stessa fragranza e freschezza del più “giovane”. Eppure, la vendemmia 2014 è stata un po' difficile a causa di una piovosità maggiore a quella che normalmente cade nelle terre dove si coltivano i vitigni Procanico, Grechetto, Verdello, Malvasia e Rupeccio che danno le uve per la produzione dell’Orvieto che può essere secco, abboccato, amabile, dolce (per molto tempo è stata la tipologia più richiesta), superiore, vendemmia tardiva, muffa nobile (probabilmente un po' troppe tipologie che potrebbe confondere il consumatore). Nel caso della degustazione milanese, per permettere ai degustatori di non perdersi nella pletore di denominazioni, il clan dei “federatori” in nome della tutela della tipicità del loro vino e del suo territorio di riferimento, hanno scelto di proporre l’Orvieto Classico Superiore, concordando con lo chef de Il Liberty, Andrea Provenzani, di proporre gli stessi piatti per entrambi i vini: la parmigiana di melanzane incartata come antipasto, il risotto cacio pepe con gambero rosso disidratato in polvere alla paprika come primo, baccalà mantecato con polenta morbida allo zenzero, cenere di cipolla e capperi fritti come secondo per concludere con torta meneghina alle mele e mandorle. Questi i vini degustati della vendemmia 2014 e della vendemmia 2020.

Orvieto Classico Superiore - Madonna del Latte

Vendemmia 2020 - Uvaggio di Procanico e Grechetto in prevalenza e, in più, Verdello e Drupeggio. Di colore giallo paglierino con riflessi verdolini. Profumi freschi e prevalentemente fruttati tra ananas, mela e mandarino. Al palato richiama la freschezza fruttata del bouquet, con una vivace acidità e una elegante mineralità. La produzione media è di 3.000 bottiglie all’anno.
Vendemmia 2014 - Una conferma di come si riesca a fare un buon vino in un’annata non proprio facile. Infatti i profumi sono intensi con una prevalenza dei sentori agrumati. Quasi intatti freschezza, sapidità e i sentori agrumati con in evidenza la vena acida e la persistenza.

Lunato Orvieto Classico Superiore – Tenuta Le Velette

Vendemmia 2020 - Il vino è composto da un blend di 50% Grechetto, 20% Procanico, 15% Malvasia, 5% Verdello e 5% Drupeggio. Di colore giallo paglierino cin riflessi dorati con aromi di frutta matura tra mela golden e albicocca nonché note erbe aromatiche sostenuti da un bel tocco agrumato. In bocca è morbido e avvolgente, caldo fresco, con una bella spalla acida fruttata che allunga la piacevole persistenza amaricante.
Vendemmia 2014 - Blend di Grechetto (40%), Trebbiano e Malvasia per il 20% ciascuno, verdello con il 15% e drupeggio con il 5%. Il colore è giallo paglierino e profumi di fiori di ginestra seguiti da quelli di cedro e susina gialla. Sapore pieno, succo, con corpo sorprendete sia per l’annata che per l’età del vino.

Tragugnano Orvieto Classico Superiore - Mottura

Vendemmia 2020 - Grechetto 50%, Procanico 40%, Sauvignon 10%. Il colore è giallo paglierino con riflessi dorati. Al naso si avvertono sentori di erbe aromatiche e un gradevole tocco vanigliato. In bocca è intenso, strutturato, morbido con leggeri sentori zenzero e una lunga persistenza prevalentemente amaricante.
Vendemmia 2014 - Personalità impeccabile per questo Orvieto ottenuto da uve grechetto, procanico e sauvignon che hanno retto bene in una annata complicata. Il colore è giallo paglierino con riflessi dorati e con un profumo prevalentemente di menta selvatica, salvia e timo. In bocca è secco, morbido con la stessa persistenza amaricante del vino più giovane.

Ca’ Viti Orvieto Classico Superiore – Cantine Neri

Vendemmia 2020 - Grechetto 52% e Procanico 48%. Colore giallo paglierino. Intenso profumo di frutta bianca alternato da aromi di fiori gialli e da un delicato fondo di mandorla. Entrata freschissima in bocca, con buona struttura, acidità in bella evidenza, ritorno frutta bianca matura e floreale che precede una lunga persistenza su note di mandorla amara, ma molto gradevole.
Vendemmia 2014 - Alla degustazione emerge subito la buona intensità olfattiva prevalentemente di erbe officinali che anticipa un vino che in bocca si rivelerà fresco e pulito oltre che di grande impatto, strutturato, decisamente sapido con in evidenza note di frutta gialla matura e la lunga persistenza che si chiude con tocco di mandorla. Un vino ancora notevole.

Terre Vineate Orvieto Classico Superiore – Palazzone

Vendemmia 2020 - 50% Procanico, 30% Grechetto e 20% tra Verdello, Drupeggio e Malvasia. Di colore giallo paglierino intenso con riflessi dorati e bouquet elegante con sentori di frutta bianca ed erbe officinali e ricordi agrumati. In bocca è ben strutturato, asciutto, una freschezza citrina, bella sapidità e richiami di erbe officinali e una sensazione amarognola che accompagna la lunga persistenza.
Vendemmia 2014 - La prima vendemmia risale al 1984. Trent’anni dopo presenta un vino che a distanza di sei anni assicura le stesse caratteristiche della sua giovinezza: il colore giallo paglierino con riflessi dorati, il bouquet elegante di fieno appena tagliato e di frutta a polpa bianca. In bocca alla struttura si abbina freschezza tendenzialmente citrina, richiami di erbe e una buona persistenza.

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