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Pubblicato in La degustazione il 28 Novembre2012

"Dimenticare in un momento tutti i tecnicismi e sentire il vino con il cuore".

Questo il motto di Serge Hochar, produttore dell'azienda libanese Chateau Musar. Lo abbiamo incontrato in occasione di un esclusivo viaggio enogastronomico sensoriale a tavola. Protagonista la storia raccontata dai suoi vini. La storia di un uomo che non ha mai smesso di amare la sua di terra, il Libano, un teatro di guerre, ma con un fascino unico, di cui nel calice dà suggestiva metafora. 

Raccontiamo così la serata organizzata dal ristorante Wildner di Venezia dell'omonima pensione e da Vellier di Luca Gargano, distributore di Chateau Musar in Italia, e da Slow Food Venezia. Il locale che si trova difronte al molo di San Zaccaria, a pochi passi dalla suggestiva piazza San Marco, si è offerta come cornice ideale per degustare le etichette di Hochar. Per gli ospiti l'occasione di percorrere una strada immaginaria, ma non meno emozionante di quella che potrebbe essere la reale, verso il Libano avendo come unica rotta le parole del produttore. "Parlo con le mie viti-   ha esordito così Hochar con un pizzico di autoironia - e  forse  è questo il segreto del vino che produco". 

Passando dalla teoria alla pratica, la sorpresa si è raddoppiata degustando i vini insieme ai piatti preparati dal ristorante veneto. Matrimonio perfetto. 

E' la tenuta del tempo, ciò che ha lasciato senza parole chi ha assaggiato le pregiate etichette libanesi. Sin dalla mescita è stato difficile indovinare quale tra di loro  fosse la più giovane. Da un sorso all'altro, la facile beva di questi vini, faceva sentire i territori, mordenti, tenaci ed eleganti allo stesso tempo. Frutto  di una scommessa:  quella di riuscire a restare nella propria terra. Se si dovesse dare un nome a questa serata, sarebbe "Libertà".  Libero infatti il modo di degustare, di esplorare con i sensi le loro sfaccettature, di sentire il vino, appunto come suggerito dallo stesso produttore, con l'anima. 

I vini degustati:

Chateau Musar Bianco 2003 abbinato al crostino di pane di Matera con maionese, uova e acciughe del Mar Cantabrico. Un vino secco, e con una bella acidità capace di sostenere la grassezza del piatto. Più morbido con note burrose al palato. 

Chateau Musar Bianco 2000 in abbinamento al Baccalà  dissalato in tempura su insalata di puntarelle. 

Chateau Musar Rosso 2010, con il carpaccio di manzo. Fresco, con aromi di note balsamiche e floreali. 

Chateau Musar Rosso 2000. Ha un'acidità importante e una facile beva che caratterizza tutta la gamma. 

Chateau Musar Rosso 1997. Ha un bouquet più complesso, con nota minerale molto spinta. Vino dal carattere deciso che promette anche un ottimo invecchiamento.

Chateau Musar Rosso 1980. Si sposa con il  brasato di guanciale La Granda, così come col risotto alle secole. Trentadue anni portati molto bene. In abbinamento ad un Monte Veronese invecchiato di 24 mesi. Grande pienezza al palato, con una rotondità vellutata che lo rende piacevole ad ogni sorso. 

Oltre alla longevità, una caratteristica di questi vini emersa durante la cena è la versatilità. Rivoluzionando l'ordine di degustazione e di abbinamento, ogni vino riusciva a mettere in risalto parti aromatiche diverse dei piatti con il quale lo si degustava. Un valore che pochi vini almondo hanno.

M.A.P.

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