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Pubblicato in La degustazione il 20 Giugno2016

 

(Giulio e Lucia Barzanò)

di Michele Pizzillo

La “petraia” perde l’articolo, ma Mosnel (versione dialettale di petraia, appunto) resta sempre quel fantastico giardino di 39 ettari di vigna ordinata attorno ad un secolare cedro del Libano che nelle Terre di Franciacorta è punto di riferimento a chilometri di distanza. 

E’ un piccolo, grande mutamento, dopo quarant’anni dall’adozione del nome “Il Mosnel” “che per noi rappresenta un segno di modernità e di rinnovamento, nel rispetto della nostra storia, una piccola trasformazione che, attraverso una rinnovata immagine, vuole trasmettere in modo contemporaneo i nostri valori. Valori che nascono dalla terra di Franciacorta, dagli insegnamenti di nostra madre, dalla nostra serietà meticolosa nel lavoro, nel saper attendere comprendendo i tempi della natura, dalla capacità di mettersi in discussione per tutelare e valorizzare il patrimonio dei vigneti di famiglia, dal costante impegno per la ricerca dell’eccellenza qualitativa che può essere frutto solo del rispetto per la vigna, per le uve e infine per il vino. Per queste ragioni, negli anni abbiamo progressivamente convertito i nostri vigneti all’agricoltura biologica. Per queste ragioni abbiamo avviato i lavori per la costruzione della nuova cantina, dove nasceranno i nostri Franciacorta ci auguriamo per ancora molte vendemmie”, scrivono Lucia e Giulia Barzanò nell’introduzione al libro che ricorda i 180 anni dell’azienda ereditata dalla famiglia Barboglio nel 1836 e che la mamma Emanuela, giovanissima, cominciò “a mettere a posto” a partire dal 1954. Intervento che fece di Emanuela Barboglio la vera “eroina” prima dello sviluppo e poi del successo del Franciacorta. Un successo cominciato nel 1967 con l’adozione del disciplinare di produzione del Franciacorta a cui seguirà, nel 1968, il primo Mosnel doc con il vigneto il Roccolo. La produzione del metodo classico arriverà nel 1979  con risultati talmente incoraggianti che il territorio si compatta intorno a questa filosofia produttiva.

Intanto Emanuela Barboglio, con il marchio Mosnel diventa leader nel mercato dello Charmat; poi partecipa alla fondazione del Consorzio Franciacorta, scelta che la convincerà a rinunciare alla fermentazione in autoclave per sposare il metodo classico, diventando così la “madre” del Franciacorta che nel 1995 sarà il primo metodo classico ad ottenere la Docg. Tutto questo entusiasmo la “madre” del Franciacorta lo trasmette ai figli Lucia e Giulio, che in suo onore, decidono di scrivere sotto ad ogni capsula che protegge i tappi dei loro Franciacorta “dal 1836 il tempo e l’esperienza ci insegnano come trasformare le nostre uve in emozioni” e, poi, come a tutte le persone che hanno fatto grande prima di tutto il territorio dove operano e, magari, anche le proprie attività, dedicargli la migliore riserva prodotta dall’azienda”. Aggiunge Giulio con un filo di commozione: “Ma mamma Emanuela ci pregò di lasciarla tranquilla quando non ci sarebbe stata più”. Da qui l’escamotage di ricordare la madre con un Franciacorta chiamato “Ebb”, cioè Emanuela Barbaglio Barzanò, che rappresentassi la sintesi dei livelli qualitativi raggiunti da Mosnel, un’azienda che non ha mai smesso di innovarsi. Come il progetto della nuova cantina, che sostituirà l’antica struttura con l’accesso protetto da due ippocastani portati da Marsala dal trisavolo garibaldino.

Così, per ricordare i 180 anni di Mosnel, Lucia e Giulio hanno organizzato una verticale del vino dedicato alla pioniera della Franciacorta, la mamma Emanuela, Ebb in etichetta, che, evidenzia l’enologo Flavio Polenghi, nasce con la vendemmia 2003 da uve Chardonnay raccolte nei vigneti Dosso, Limbo, Larga, Mosnel, Roccolo e vinificate  in purezza, vinificando solo il vino fiore (praticamente la prima frazione del 50% di succo) con fermentazione primaria in piccole botti di rovere e dopo sei mesi con la rifermentazione in bottiglia per non meno di 36 mesi. Nelle intenzioni dei Barzanò il vino sarà imbottigliato tutti gli anni e, sinora, si sono riusciti, per 10 anni consecutivi.  ed è sempre stato imbottigliato per tutte e dieci le annate rappresentano una sinesi di armonia che dona a questi Franciacorta stoffa aristocratica e un eccellente equilibrio capace di crescere e cambiare nel tempo.

Una degustazione che probabilmente non potrà essere riproposta nel futuro, avendo dato fondo alle riserve di vecchie annate di Ebb. Conclusa con una cena in terrazza e non in giardino per timore di pioggia, con gli chef Stefano Cerveni e Beppe Maffioli e la torta preparata dal maestro Iginio Massari.
 
EBB Franciacorta  brut
 
2003
A 13 anni di distanza il colore è un oro antico un po’ scarico ma il perlage è molto persistente. Insomma, una bollicina interessante sia pure fra aromi molto evoluti e note di frutta candita, che è la conferma di come i Franciacorta sanno invecchiare bene e, dopo molti anni, possono rivelare una nuova vita.
 
2004
Sotto l’aspetto quantitativo è l’annata top con 10.000 bottiglie, 1.000 magnum e 100 Jeroboam; ma, anche, quella che comincia a far dire ai fratelli Barzanò “mi piacerebbe togliere tutti gli zuccheri”. All’aspetto il colore è oro brillante, con perlage fine e abbondante; al naso sprigiona sentori fruttati mentre in bocca fanno capolino note di torba, di frutta matura accompagnate da un leggero sentore di tostatura.
 
2005
E’ l’ultima vendemmia in versione brut e, oltretutto, anche dalle mille sfaccettature che, però, vista a 10 anni di distanza, è come se avesse una marcia in più rispetto al passato. Infatti, si presenta con una buona acidità e una complessità di sentori che tra olfatto e gusto che sono sovrapponibili, dalla frutta tropicale alla pesca bianca, dalla frutta candita alle note di miele e confettura d’arancia. Nel complesso è un vino fine, equilibrato e, se vogliamo, anche caldo per le belle sensazioni che lascia in bocca. 
 
EBB Franciacorta extra brut
 

2006

E siamo arrivati all’extra brut. Forse è uno dei motivi che ne fanno l’annata più amata da Lucia e Giulio e, che, oltretutto, la definiscono “annata a comando” visto che l’enologo Flavio Polenghi appena esprimeva un desiderio – pioggia, sole, vento – veniva subito accontentato.
E’ un’ottima bollicina, fra le migliori delle 10 degustate in questa straordinaria verticale, capacedi mantenere l’originale freschezza per molti anni e, poi, in bocca, è facile da bare oltre ad offrire una complessità di sentori che vanno dalla frutta maura alla pesca alle erbe di montagna.
 
2007
L’elevato salto termico dei giorni antecedenti la vendemmia ha esaltatoi sentori molto freschi di un raccolto che ha permesso di produrre 9.000 bottiglie, 380 magnum e 65 Jeroboam, di EBB che ha incontrato il gusto di clienti che amano il Franciacorta sempre  più secco. Il colore è dorato brillante e al naso spiccano profumi di cedro candito, pesca bianca e quelli di gelsomino. In bocca è morbido, fresco, sapido e dalla beva invitante con un finale che evidenzia note di pasticceria.
 
2008
E’ l’ultima vendemmia che utilizza il parco legno da rinnovare: il vino che ne viene fuori è decisamente di ottima qualità con una bella acidità e un grande equilibrio gusto-olfatto. Si avvertono note minerali e una tostatura davvero gradevolissima. Un prodotto che in una annata abbastanza fresca, ricorda l’enologo Polenghi, ha goduto pure delle escursioni termiche che spesso caratterizzano le vigne che sono a diretto contatto con le Prealpi.
 
2009
Al paglierino luminoso del colore, fa seguito un ventaglio olfattivo fragrante con predominanti note di frutta tropicale insieme a quelle di erbe di campo e alla tostatura ben evidente anche perché con questa vendemmia i Barzanò hanno rinnovato il parco legno, sempre barrique di secondo passaggio. In bocca questo Franciacorta è decisamente sapido con frutta persistente, note speziate marcate e gradevoli e perlage fine ed elegante. La conclusione è affidata ad una gradevolissima nota amarognola.  
 
2010
E’ un oro particolarmente brillante il colore che caratterizza le bollicine della vendemmia2010 contenute in 8.740 bottiglie, 500 magnum e 70 Jeroboam che al naso si esprime con note di frutta secca, mentre nel finale emerge il fresco assicurato da un concentrato di agrumi. Al palato è un vino morbido, elegante con delle belle sensazioni fruttate di pompelmo che poi lasciano spazio a quelle di crosta di pane. Prolungata la persistenza in bocca e sempre accompagnata da note agrumate.
 
2011
E’ la bollicina della svolta: niente più articolo nella denominazione dell’azienda, nuova etichetta, restilyng di tutta l’immagine Mosnel. Ma, anche, un millesimo troppo giovane – in enoteca sarà distribuito nelle prossime settimane - da poter essere valutato. Però ci sono tutti i presupposti che fra qualche anno  sarà una delle grandi bollicine che esprimeranno l’immagine della Franciacorta. Anche perché “non abbiamo avuto fretta nel fare questo vino”, dicono Lucia, Giulio e Flavio, artifici di quello che potrebbe essere un autentico capolavoro racchiuso in 5.968 bottiglie, 500 magnum e 50 Jeroboam.
 
Il prossimo
L’unica certezza del prossimo, vendemmia 2012, sono i quantitativi: 5.960 bottiglie, 786 magnum, 82 Jeroboam, quasi sovrapponibili alla precedente vendemmia e, perciò, si può prevedere che anche questa vendemmia regalerà grandi soddisfazioni. Infatti dalla degustazione di un vino ancora in evoluzione, freschezza, morbidezza, acidità un po’ pungente e perlage persistente ci sono tutti.

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