Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
La fiera

La ristorazione italiana ritorna a chiedere i vini siciliani

30 Marzo 2012
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Sono tornati gli operatori italiani e si è consolidato il ruolo dell’export per le piccole e medie cantine. Il Vinitaly per la Sicilia si è chiuso all’insegna di segnali anti-crisi.

Formula consolidata che ha favorito gli incontri commerciali, quest’anno ben 330 (circa il 30% in più rispetto al 2011), è stata la tre giorni di Taste & Buy con 112 aziende partecipanti e 90 buyers internazionali. 

Alto l’umore dei produttori di rientro in Sicilia alla luce anche delle buone prospettive di recupero del mercato interno. Una maggiore presenza di operatori del settore Horeca, dovuta anche al nuovo calendario del salone, ha dimostrato come il giro d’affari sia in aumento soprattutto nella grandi aree metropolitane del Centro e del Nord Italia, con i ristoranti di Milano e Roma che guardano ai vini della Sicilia e del Sud Italia per rispondere ad una domanda del consumatore sempre più orientata su una scelta di qualità e di territorio. 

La carta vincente che avrebbe assicurato alla Sicilia il successo sarebbe stato proprio il legame tra tipicità ed eccellenza enologica. 

Numeri alla mano, da una prima analisi alla chiusura del Vinitaly emergono dati interessanti e in prospettiva esaltanti: cresce l’attenzione dei paesi emergenti (Asia, Brasile, Europa dell’Est)  ritorno di fiamma dei mercati storici, principalmente quello nord americano,  ripresa netta del giro d’affari con la ristorazione italiana che ritorna a bussare alla porta delle aziende siciliane. 

“E’ un consuntivo felice quello che possiamo trarre da questo Vinitaly – sottolinea Dario Cartabellotta, Direttore dell’Irvos – non solo per la vivacità commerciale registrata dalle nostre aziende ma anche e soprattutto per la visione di unità che questa Sicilia offre ai suoi diversi interlocutori, anche in vista dell’entrata in vigore della Doc Sicilia. Un tempo – prosegue – gli affari si concentravano su alcuni grandi marchi storici,  oggi anche le piccole aziende riescono ad avere un mercato e a costruire relazioni commerciali stabili con l’estero, frutto di un cambiamento generazionale che ha consentito alle aziende di accrescere il loro know how. Anche, in questo caso, il modello da noi sposato di rappresentare la Sicilia del vino,  con tante Sicilie che convivono sinergicamente tra loro, risulta appropriata e vincente. Una Sicilia del vino più plurale risponde meglio alle pluralità espresse dal mercato, soprattutto internazionale. L’appeal della Sicilia si è rafforzato con le peculiarità dei singoli contesti produttivi della nostra isola”.

C.d.G.