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Pubblicato in La novità il 02 Giugno 2020
di Giorgio Vaiana
Matteo, Camilla, Marcello e Alessandro Lunelli

di Michele Pizzillo

Visti i precedenti, si può anche raccontare un vino ancor prima di averlo degustato.

Dal 1972, la prima vendemmia, il Trentodoc Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, non ha mai deluso le aspettative, tanto da diventare l’icona per eccellenza delle bollicine italiane. Infatti, per 20 volte ha conquistato i tre bicchieri di Gambero Rosso e ottenuto punteggi come 98/100 da Decanter e 97/100 da Wine Advocate e, come hanno raccontato i tre “fortunati” – i giornalisti Luciano Ferraro del Corriere della Sera e Marco Sabellico di Gambero Rosso, e il sommelier Alessandro Scorsone che ha pure un ruolo pubblico come quello di cerimoniere della Presidenza del Consiglio dei Ministri – che in anteprima hanno degustato il 2008, la qualità è sempre la stessa. Però, l’enologo di Casa Ferrari, Ruben Larents, con grande sincerità, ha detto che la degustazione virtuale non lo soddisfa perché “a me piace guardare le persone in faccia quando bevono; e, attraverso le loro espressioni che leggo sul viso, posso capire se ho lavorato bene”.

E, così, l’anteprima, per i partecipanti al webinar, ha puntato più sul racconto che sull’aspetto tecnico. D’altronde, per una icona come la Riserva Giulio Ferrari, si va sul sicuro, tanto che lo stesso enologo è stato abbastanza disarmante dicendo che lui non ha fatto niente di particolare, tranne che seguire con attenzione tutti i passaggi dalla vigna, alla cantina e, infine, alla bottiglia da dove si versa un incantevole vino di colore giallo oro che sprigiona un perlage di grande finezza, una esplosione olfattiva prevalentemente di frutta a polpa bianca e che, è stato sottolineato durante la degustazione virtuale, in bocca stupisce per la ricchezza di aromi, la grande freschezza e la straordinaria sapidità. A questo punto potremmo concludere qui la cronaca dell’anteprima del Trentodoc Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2008. Invece no. Intanto per la scelta della data – voluta, non casuale -, la vigilia della Festa della Repubblica che quest’anno coincide, ha sottolineato Matteo Lunelli, presidente di Cantine Ferrari, con la fine del lockdown e, quindi, la riapertura di ristoranti, enoteche, alberghi, bar e la tanto attesa ripresa dell’attività dell’horeca. E, non ha mancato, Lunelli, di fare riferimento a 74 anni fa, quando iniziò la ripresa dell’Italia dopo i disastri prodotti da un sistema dittatoriale protrattosi per ben vent’anni. Sottolineando: "Ci è sembrato opportuno scegliere la Festa della Repubblica per l’anteprima del nostro vino che mio zio Mauro Lunelli – di nascosto dai fratelli - pensò come una sfida allo Champagne ma, anche, a chi non credeva che un territorio come il Trentino potesse produrre spumanti riserva”. Tant’è vero che già la prima vendemmia, 1972, la riserva che pensava Mauro, dimostrò di essere un fuoriclasse. “E, questo, è sempre stato in tutti gli anni che l’abbiamo imbottigliato”, ha aggiunto Marcello Lunelli, che ha pure raccontato il vigneto – a Maso Pianizza, a 600 metri di altitudine, circondato da boschi e con il giusto clima e le provvidenziali escursioni termiche -, da dove arrivano le uve Chardonnay per la produzione di queste vere bollicine di montagna.

(Maso Pianizza)

La narrazione è andata avanti con gli aneddoti raccontati da un vero scrittore di vino come Luciano Ferraro che, giustamente, ha elogiato la forza e la caparbietà della gente di montagna che non perde mai l’obiettivo di guardare soprattutto alla qualità. Questa bollicina ne è un esempio e, quindi, come buon auspicio per una ripartenza che si spera non lasci nessuno indietro. Aneddoti, con opportuni commenti tecnici di degustazione, hanno caratterizzato anche le narrazioni di Sabellico e Scorsone. E, quindi, se la fine del lockdown comincia con un fuoriclasse – sono disponibili 60.000 bottiglie -, si può sperare che il tentativo di ripresa dopo lo choc del Covid-19, potrebbe essere meno difficile di come si percepisce in questi giorni.


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