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Pubblicato in La novità il 14 Marzo 2018
di C.d.G.

L'unico stellato palermitano sbarca a Kaohsiung grande città portuale nel sud di Taiwan grazie ad un accordo con alcuni imprenditori facoltosi. "Il menu sarà molto simile a quello palermitano. Una cosa a cui non rinuncerò? L'olio extravergine"


(Patrizia Di Benedetto)

Il “Bye Bye Blues”, ristorante della chef stellata di Palermo, Patrizia Di Benedetto, vola a Kaohsiung grande città portuale nel sud di Taiwan per una nuova avventura. 

Inizia infatti una collaborazione con una società di importatori taiwanesi per l’apertura di un seconda sede. La chef è approdata da pochissimi giorni  nella piccola nazione insulare, a 180 chilometri dalla Cina. “Ho accettato con gioia la proposta di offrire la mia consulenza per esportare il modello del mio ristorante e lo stile della cucina italiana a Taiwan - afferma Patrizia - Questo significa che almeno quattro volte nel corso di un anno, farò la spola tra Palermo e Taiwan, perché il mio compito è quello di trasferire il know how, formando il personale e curando il menù del nuovo ristorante”. Resta identico il nome, e molto simile sarà lo stile degli arredi interni. Nel menù si ritroveranno il tratto distintivo della Di Benedetto e quella sua elegante cucina di mare che porta l’identità della sua terra. Ma anche alcuni cavalli di battaglia come i cavatelli neri, salsa di mare e schiuma di ricci, il risotto al nero di seppia con insalatina di calamari marinati, il carpaccio di gamberi rossi con maionese di bottarga. “Stiamo iniziando a lavorare al menù che rispecchierà la cucina del mio ristorante, ma integrerà i prodotti taiwanesi, con particolare attenzione alla frutta e alle verdure locali. Sarà un incontro tra la cucina italiana e le abitudini culinarie e di consumo del luogo” – afferma – “Ma la mia missione è cercare di  avvicinare via via il palato dei taiwanesi ai nostri sapori e ad una cucina italiana autentica”.

In questi giorni la chef è già all’opera. “Resto qui fino a fine mese. Nei prossimi giorni, girerò i mercati locali, selezionerò il personale e formerò lo staff in cucina”. Tanto entusiasmo dunque e soprattutto nuove emozionanti sfide per la vulcanica chef. “Certamente è una sfida esportare le nostre tradizioni all’estero. Ma è proprio questo che mi motiva di più. Aprire un ristorante in un mondo così diverso dalle nostre abitudini è stimolante per ogni chef”. E per una siciliana, anzi per una palermitana, la sfida principale è affidata alla materia “pasticceria”, praticamente inesistente a Taiwan. “I taiwanesi? Non sono abituati alla nostra idea di dessert, basti pensare che i pomodorini li servono a fine pasto con la frutta. Ma credo che dopo aver provato i nostri dolci, sarà difficile per loro tornare indietro. Introdurremo i classici della pasticceria siciliana, come il tipico cannolo, per finire alle mie creazioni, per esempio la cagliata di gelsomino con gelo di anguria”.

E poi c’è la sfida sul pane. “Tantissimi saranno le variabili da sperimentare per ottenere un risultato che si avvicini al nostro. I gradi diversi di umidità, le temperature che influenzeranno la lievitazione saranno per me uno studio. Importeremo anche farine italiane e prodotti nostri di cui non si potrà fare a meno”. Tra questi ultimi, l’olio extravergine d’oliva siciliano a cui la chef non può e non vuole rinunciare. “In assoluto, l’olio sarà siciliano. Importante sarà far capire loro la differenza tra olio di oliva e quello di semi; fare cultura, questa è la mia missione”.

C.d.G.


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