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Pubblicato in La provocazione il 30 Agosto2016

di Daniele Cernilli, Doctor Wine

“Le guide cartacee non contano più niente, quest’anno neanche un visitatore della mia cantina è arrivato attraverso quelle”. 

Me lo sono sentito dire da un paio di produttori, che in passato avevano avuto molti visitatori che invece arrivavano con una guida in mano, quasi sempre quella di Gambero Rosso – Slow Food, che a cavallo del 2000 raggiunse le 92.000 copie vendute e solo in lingua italiana. Con quelle in lingua estera si arrivò a sfiorare le 150.000. Oggi i numeri sono diversi, ma lo sono per tutti i libri, poi le guide sono di più, poi le principali associazioni di appassionati e/o sommelier hanno pressoché tutte la loro guida di riferimento, che arriva con la tessera d’iscrizione o giù di lì. Insomma, sono cambiate molte cose. Compreso il fatto che esistono le app e che quindi basta uno smartphone per portarsi appresso un’intera biblioteca.

Questo significa che le guide non vanno più fatte? Tutto dipende da come, ovviamente. Le guide cartacee, non avendo più una diffusione paragonabile a quelle del passato, devono essere ideate e realizzate in modo diverso. Restano una base ricchissima di contenuti, vere banche dati per poi costruirci sopra altri strumenti, come le app. Restano delle vere inchieste sullo stato del vino italiano, realizzate da persone competenti, che, come per qualsiasi branca dell’informazione, indicano, analizzano, suggeriscono a chi non ha tempo per fare da sé e che si trova gran parte del lavoro di selezione fatto da gente per lo più affidabile.

Poi non servono solo per far vendere di più, come qualche ingenuo produttore potrebbe pensare. Servono a informare, a dare elementi per poi formarsi un proprio modo di giudicare. E come l’essere di Platone “si manifesta in molti modi”, anche per i vini e per i giudizi che su di essi si danno, le cose vanno più o meno nello stesso modo. Servono a far pensare, soprattutto chi ritenesse di aver trovato la via maestra, la verità assoluta, per poter affermare ciò che è buono e ciò che è cattivo senza analizzare in concreto un mondo vastissimo e vario come è quello della vitivinicoltura.

Poi è vero, le guide vendono meno di un tempo e incidono meno nelle vendite, perciò presso qualche produttore oggi va di moda dire “io alle guide non mando più i vini”. Però li manda ai concorsi internazionali, alle anteprime, a degustazioni e a manifestazioni specifiche, dove chi c’è può assaggiarli e valutarli comodamente e spesso anche in modo manifesto. Per questo noi, nel nostro piccolo, abbiamo deciso di chiedere loro poco o nulla, e proprio se non riusciamo a organizzarci diversamente. Molti sussiegosi produttori si vedranno valutati lo stesso, anche se non mandano i campioni, che peraltro non richiediamo. E si vedranno valutati spesso bene, con competenza e attenzione e senza preconcetti. Come farebbe un consumatore o un appassionato.
Ecco, questo è un modo diverso di operare. Più trasparente, di sicuro. E finché ci sarà libertà di stampa e diritto di cronaca, due aspetti difesi dalla nostra Costituzione, noi avremo la possibilità di continuare a fare ciò che riteniamo opportuno. Con serenità, senza minacciare, e solo nell’interesse di chi poi ci leggerà. Anche se poi, andando in una cantina, non porterà con sé la nostra guida.

E anche se non si vendono più così tanto, siamo certi che molte copie finiranno comunque nelle mani di persone appassionate e intelligenti. E a noi va bene così.
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