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La ricerca

Cantine Riunite, Caviro e Antinori le società del vino più ricche: ecco l’indagine di Mediobanca

07 Aprile 2016
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Il gruppo che comprende anche Giv chiude il 2015 con un fatturato di 547 milioni di euro

I tre maggiori produttori per fatturato nel 2015 sono stati il gruppo Cantine Riunite-Giv (547 milioni di euro, +2,7% sul 2014), Caviro (300 milioni, -4,4%) e Antinori (202 milioni, +8,7% sul 2014).

Ecco uno dei dati principali dati dell’indagine sul settore vinicolo condotta, come di consueto, dal gruppo di ricerca di Mediobanca.

Seguono Zonin, che nel 2015 ha realizzato una crescita del 14,3% portandosi a 183 milioni di euro, la cooperativa Mezzacorona a 175 milioni di euro (+2,1%) e la divisione vini del Gruppo Campari (171 milioni, in calo del 18,2% sul 2014 per la crisi russa). Sette società hanno realizzato un aumento dei ricavi superiore al 10%: La Marca (+25,1%), Ruffino (+17%), La Gioiosa (+16,7%), Zonin (+14,3%), Botter (+12,5%), Frescobaldi (+10,7%) e la cooperativa Collis (+10,2%). Altre variazioni degne di nota hanno interessato Antinori (+8,7%) e il Gruppo Santa Margherita (+7,3% a 118 milioni). Alcune società hanno una quota di fatturato estero quasi totalitaria: Botter al 94,5%, Ruffino al 93,1%, Fratelli Martini con l’88,8% e Masi Agricola (88,4%). Solo sei gruppi hanno una quota di export inferiore al 50% delle vendite. Anche per il 2015 le società toscane sono in testa per redditività (utile sul fatturato) con Antinori al 18,8% e Frescobaldi al 17,5% seguite dalle venete Santa Margherita (12,1%), Botter (10,9%) e Masi (10,2%), che eguaglia l’altra toscana Ruffino.

In generale, il fatturato nel 2015 è in aumento del 4,8% sul 2014 grazie alle vendite estere (+6,5%), ma anche al buon contributo di quelle domestiche (+3,1%). Si tratta di un risultato assai migliore di quelli negativi dell’intera manifattura (-2,6%) e dell’industria alimentare (-0,8%). Anche se il 2015 si prospetta per il vino come uno degli anni a crescita più modesta dal 2010, esso consente alle vendite del settore di superare del 31,6% i livelli del 2010, all’export del 46,6% e al fatturato domestico del 18,7%, lungo un trend di crescita ininterrotta anche se discontinua.
 
Il record di crescita nel 2015 spetta alla cooperativa La Marca che passa da 60 a 76 milioni (+25,1%), scalando dalla 25esima alla 22esima posizione, seguita dalla Ruffino che sale del 17% da 81 a 94 milioni, portandosi dalla 21esima alla 18esima posizione.

Per quanto riguarda le aspettative di vendite per il 2016, il 92% degli intervistati prevede di non subire un calo delle vendite, anche se gli ottimisti (crescita delle vendite superiore al 10%) sono solo il 15%; per contro, appena l’8% attende una flessione dei ricavi. Nell’insieme permane un’intonazione positiva, ma improntata a grande prudenza e senza gli exploit del 2011 e 2012: il 46% degli intervistati ritiene di non andare oltre il 5% di crescita dei ricavi nel 2016. Le attese per l’export ricalcano la stessa tendenza, ma hanno un’intonazione un po’ migliore: il 94,5% degli intervistati prevede un fatturato in crescita o al più stabile nel 2016 (era l’89,5% nel 2015) ma le attese di crescita superiore al 10% arrivano al 24,3%. I pessimisti (riduzione dei volumi) sono solo il 5,5%. La maggiore quota di ottimisti è tra i produttori di spumanti: il 15% si aspetta nel 2016 di aumentare il fatturato totale di oltre il 10%, percentuale che sale al 35% guardando i mercati esteri. 5 Principali società italiane: profili economico-patrimoniali 2010-2014 e assetto commerciale.

Le società venete primeggiano, soprattutto sotto il profilo reddituale (roi al 9,9% contro il 6,6% nazionale; roe all’11,6% contro 6,1%); figurano bene anche le toscane (roi al 7,5% e roe al 6,2%) che appaiono solide patrimonialmente (debiti finanziari al 41% dei mezzi propri contro 73,5%), efficienti (costo del lavoro per unità di prodotto al 48,3% contro 59,6%) e vocate all’export (65,8% contro 50,6%).

Si parla anche di Borsa. Nel 2015 è avvenuta la prima quotazione di due società vinicole italiane: a gennaio Iwb – Italian Wine Brands (controllante della Giordano Vini e della Provinco), a giugno Masi Agricola. I titoli di Iwb al 14 marzo 2016 quotavano 9,6 euro, il 4% in meno del prezzo di collocamento per un valore di Borsa pari a 63 milioni; le azioni di Masi Agricola hanno chiuso in pari data a 4,4 euro, il 4,3% sotto il prezzo di collocamento per una capitalizzazione pari a 141,5 milioni.

L’indagine si articola in due sezioni. La prima riguarda 136 principali società di capitali italiane operanti nel settore vinicolo che nel 2014 hanno fatturato più di 25 milioni di euro, i cui bilanci sono stati aggregati per il periodo 2010-2014. Si tratta di aziende specializzate, spesso operanti su più regioni. Sono state escluse le imprese che, pur gestendo attività vinicole rilevanti a livello nazionale, realizzano il proprio volume d’affari prevalentemente con altri prodotti. Compongono l’aggregato 42 cooperative (incluse sette società per azioni o a responsabilità limitata controllate da una o più cooperative), 87 Spa e Srl a controllo italiano e sette a controllo estero. L’aggregato ha espresso nel 2014 un fatturato pari a 6,2 miliardi, per un tasso di rappresentatività del 59,4% in termini di produzione (valutata nel 2014 in circa 10,5 miliardi di euro) e al 61,6% in termini di export (pari a 5,1 miliardi di euro). Le evidenze economico-finanziarie sono state integrate con interviste alle imprese volte a valutare i dati pre-consuntivi del 2015, le attese sulle vendite per il 2016 e alcuni aspetti della struttura commerciale. La seconda sezione contiene due capitoli. Il primo analizza l’aggregato 2005-2014 delle 14 maggiori imprese internazionali quotate con fatturato superiore a 150 milioni di euro che ha segnato nel 2014 ricavi pari a 10,8 miliardi di euro.

Il secondo capitolo illustra la dinamica tra 2001 e 2016 (metà marzo) dell’indice mondiale di Borsa delle imprese vinicole quotate; esso comprende 42 società con titoli trattati in 20 Borse, la cui capitalizzazione, alla data terminale, era pari a 42,8 miliardi di euro.

Ed ecco i fatturati delle aziende e delle società coinvolte nella ricerca. L’importo è in milioni di euro. Tra parentesi la percentuale di aumento o riduzione del fatturato rispetto allo scorso anno.
 

  • Cantine Riunite e Civ  – 547 (+ 2,7 %)
  • Caviro – 300 (- 4,4 %)
  • Palazzo Antinori – 202 (+ 8,7 %)
  • Casa Vinicola Zonin – 183 (+ 14,3%)
  • Mezzacorona – 175 (+ 2,1 %)
  • Cavit Cantina Viticoltori – 167 (+ 1,9 %)
  • Fratelli Martini secondo Luigi – 162 (+ 1,2 %)
  • Casa vinicola Botter Carlo – 154 (+ 12,5 %)
  • Iwb – Italian Wine Brands – 145 (+ 4 %)
  • Enoitalia – 133 (+ 6,8 %)
  • Gruppo Santa Margherita – 118 (+ 7,3 %)
  • Gruppo Cevico – 113 (+ 4,9 %)
  • Cantina sociale cooperativa di Soave – 106 (+ 3,3 %)
  • Schenk Italia – 104 (+ 3,6 %)
  • Collis Veneto Wine group – 104 +10,2 %)
  • Compagnia de’ Frescobaldi – 95 (+ 10,7 %)
  • Ruffino – 94 (+ 17 %)
  • Mondodelvino Group – 91 (+ 7,1 %)
  • La Vis – 83 (- 6,3 %)
  • Contri Spumanti – 79 (- 3,7 %)
  • La Marca vini e spumanti – 76 (+ 25,1 %)
  • La Gioiosa – 73 (+ 16,7 %)
  • Gruppo Banfi – 66 (+ 5,2 %)
  • Masi Agricola – 61 (+ 1,9 %)
  • Cantine Brusa – 56 (- 20 %)

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C.d.G.