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Pubblicato in La ricerca il 21 Dicembre2015


(Manuela Pettorruso)

da Milano, Michele Pizzillo

Se sulla scena si presenta una brava attrice come Manuela Pettorruso nelle vesti di Pica, lo spettatore crede che si tratti di un’eroina immaginata e costruita da un autore teatrale. E, a seguire l’interpretazione di Manuela e dell’altro protagonista, Stefano Pietro Detassis, lo spettatore si convince sempre di più che Pica è una donna. 

A conclusione della rappresentazione teatrale, il personaggio Pica si svela in Piattaforma integrata cartografica agroviticola. Solo che Cavit presenta un po’ in tutta Italia, partendo da una rappresentazione a Milano riservato ad un selezionato pubblico di esperti del mondo vitivinicolo, questo suo grande progetto attraverso l’arte della recitazione, con il coinvolgimento di TrentoSpettacoli, perché un’idea del genere è anche un’opera d’arte, visto che fra gli obbiettivi c’è la salvaguardia di un patrimonio di inestimabile valore come i vigneti del Trentino.
Cavit, cooperativa di secondo grado che coordina una rete di 11 cantine fornendo le migliori opportunità di valorizzazione del territorio visto che raccolgono e trasformano uve di 4.500 soci impegnati a coltivare vigne che si estendono su 5.400 ettari, producendo 70 milioni di bottiglie, si è posto il problema di non lasciare più niente all’improvvisazione e in balia degli andamenti climatici quando, invece, tutto può essere tenuto sotto controllo per assicurare ai contadini il raccolto necessario per ricompensare un anno di fatiche.

Così, nel 2010 l’enologo Andrea Faustini si prende l’incarico di mettere insieme un gruppo di tecnici per studiare il terreno in modo da avere una mappa precisa della composizione geologica dell’area viticola trentina, classificandola in cinque diversi strati di terreno e un quadro scientifico dell’andamento climatico delle contrade dove sono ubicati i vigneti che producono le uve necessarie per la straordinaria produzione vinicola trentina. Una volta completata questa ricerca, si può decidere quale vitigno impiantare in modo da permettere ai contadini di avere la massima qualità e la massima redditività dalla vigna che è stata impostata secondo i “consigli” della Pica.
Controllando il vigneto, consigliando ai viticoltori quali sono i vitigni più adatti per la zona, intanto si possono ridurre i costi di gestione, arginare la diffusione delle malattie che colpiscono la vite, risparmiare acqua e, in più, Pica si rivela come uno strumento di sostenibilità dell’ambiente sia per il bando dei concimi chimici sia per il risparmio di risorse che spesso sono solo sprecate più che necessarie.
Per mettere a punto la piattaforma integrata cartografica agrivitola, Cavit ha investito 2,5 milioni di euro. Al progetto, infatti, per quasi cinque anni hanno lavorato 42 ricercatori e 10 agronomi, più gli enologi delle cantine associate al consorzio di secondo grado.


(Andrea Faustini)

Risultato?
La realizzazione di una carta dei suoli e di un atlante climatico utile per individuare i vitigni più adatti praticamente particella per particella, visto che la vigna trentina è frammentata fra viticoltori che spesso non superano l’ettaro di estensione. “Solo così si può produrre qualità”, dice Faustini che alla presentazione milanese di Pica ha fatto seguire una degustazione di bollicine Altemasi, la linea di eccellenza degli spumanti Cavit, più premiati quest’anno: Trento doc Altemasi Riserva Graal 2008, Trento doc Altemasi Riserva Graal 2006, Trento doc Altemasi Brut Millesimato 2010. Ma anche i “Masi Trentini”, vini che nascono con la collaborazione dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige che sono dei veri e propri cru come il Trentino superiore Pinot nero 2013 e il Teroldego Rotaliano superiore Maso Cervara riserva 2011.
Questi vini hanno accompagnato anche la performance teatrale del duo Pettorruso-Detassis che con la loro brillante recitazione fanno capire l’importanza di un eccellente progetto di valorizzazione delle eccellenze trentine, la Pica appunto, ideata da una grande struttura cooperativa nata nel 1950 come Consorzio di Cantine trentine, dall’intuizione di alcuni viticoltori del territorio, consapevoli sin da allora dell’importanza della “formazione” nel lavoro in vigna e della forza della coesione per valorizzare la produzione vinicola. Oggi rappresenta il 60% della produzione vitivinicola trentina, esporta il 79% della propria produzione, con un fatturato di oltre 166 milioni di euro e negli Stati Uniti è il marchio di vino italiano più diffuso.

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