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Pubblicato in La ricerca il 17 Novembre2017

Per approcciare in modo efficace la storia della vite occorre riportarsi a 60 milioni di anni fa, nel caldissimo Eocene, che vide la comparsa del genere Vitis a cui afferisce la vite domestica. 

Le vicende successive portarono il genere Vitis a essere composto di oltre 60 specie di cui una, Vitis vinifera sylvestris, antenato selvatico della vite domestica, si affermò incontrastata in Asia Occidentale e nell’areale Euro-Mediterraneo. Due milioni e mezzo di anni orsono hanno inizio le ere glaciali del Quaternario e durante tali ere la vite, specie termofila, riuscì a sopravvivere nella fascia costiera prospiciente il Mediterraneo e in aree rifugio poste a sud di grandi catene montuose (il Gran Caucaso, le Alpi, i Pirenei). È lì che gli esseri umani che per primi abitarono i nostri territori durante l’ultima glaciazione vennero in contatto con la vite, di cui consumarono i frutti giungendo forse a produrre le prime bevande fermentate, antenate del vino. Undicimila anni orsono si è conclusa l’ultima glaciazione (glaciazione di Würm) è ha avuto inizio la fase mite nota come Olocene, che ha visto la nascita dell’agricoltura con la domesticazione avvenuta intorno a 10-11mila anni orsono di piante erbacee ancor oggi essenziali per la sicurezza alimentare (frumento, orzo, riso, mais, sorgo e varie leguminose come pisello, cece, fava, ecc.).

Della vite si sapeva meno e una delle domande cui i ricercatori sono stati chiamati a rispondere è a quanti millenni orsono risalga il primo vino. A tale problema ha dedicato studi originalissimi Patrick McGovern (direttore scientifico del progetto di archeologia biomolecolare per la cucina, le bevande fermentate e la salute del Penn Museum di Filadelfia) il quale nel 1996 pubblicò su Nature un lavoro in cui datava a 7000-7400 anni orsono le tracce di vinificazione presenti in giare ritrovate a Hajji Firuz Tepe sui monti Zagros (Iran). E qui giungiamo alla ricerca in corso, finanziata dal Governo della Georgia, coordinata dal ricercatore georgiano David Maghradze e che ha visto impegnato un team di ricerca internazionale di cui fanno parte ricercatori da Stati Uniti, Canada, Danimarca, Francia, Italia, Israele e Georgia. In particolare il gruppo di ricerca italiano è composto da esperti in viticoltura e in storia dell’agricoltura dell’Università degli studi di Milano (Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali) e del Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura di Sant’Angelo Lodigiano. La ricerca ha indagato le tracce di vinificazione presenti su resti archeologici scavati nei siti di Shulaveris Gora e Gadachrili Gora datati al neolitico (circa 8000 anni fa). Tali siti, posti a circa 50 chilometri a sud della capitale moderna di Tbilisi, si collocano nella pianura alluvionale del fiume Kura ed afferiscono alla cosiddetta cultura di "Shulaveri-Shomutepe" (SSC), nota agli archeologi e che interessa non solo la Georgia ma anche diversi siti dell'Azerbaigian e dell’altipiano armeno. 

Il lavoro evidenzia in particolare che:

  • Le prime tracce di vinificazione sono databili a 8000 anni fa, spostando di 600-1000 anni indietro rispetto a precedenti ritrovamenti l’evento di prima vinificazione.
  • Il clima dell’area indagata era allora pienamente adatto alla vite e ciò a seguito di un cambiamento climatico che aveva portato ad una fase più piovosa e mite rispetto alla precedente fase freddo-arida. Più nello specifico le analisi paleoclimatiche hanno evidenziato un clima che per caratteri termici e pluviometrici era assai simile a quello attuale.
  • Si ricorda infine che di tali eventi ancestrali di vinificazione restano tracce nel mito di Dioniso e nel racconto biblico di Noé che produce il primo vino dopo la fine del diluvio (e il monte Ararat, in cui secondo la tradizione si sarebbe arenata l’Arca, dista poco più di 200 chilometri dall’area di scavo.

Il gruppo di ricerca italiano ha contribuito a contestualizzare a livello climatico e biologico la presenza della vite nell’areale archeologico di indagine. Il gruppo stesso sta ora indagando gli effetti che la variabilità del clima ha avuto nelle fasi successive all’evento di prima vinificazione e fino ai giorni nostri. Tali risultati saranno a breve oggetto di una pubblicazione scientifica attualmente in fase di redazione.

C.d.G.

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