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Pubblicato in Lo studio il 15 Febbraio2021

Troppo sale non fa bene alla salute, ma ora uno studio internazionale evidenzia che anche quantità ridotte di sodio assunte ogni giorno possono influire sulla pressione sanguigna delle persone.

A questa conclusione arriva una ricerca coordinata dal Dipartimento di Scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze dell'Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore), frutto di tre anni di lavoro, pubblicata sulla rivista internazionale di medicina cardiovascolare "Circulation". Il progetto ha applicato una nuova metodologia statistica - la cosiddetta "one-stage meta-analysis" - allo studio dell'effetto dell'assunzione di sale, e specificatamente di sodio, sui livelli di pressione arteriosa sia nei normotesi che negli ipertesi. "Le analisi precedenti - spiega Marco Vinceti, coordinatore dello studio - pensavano che la relazione tra un fattore e un esito sanitario fosse direttamente interpretabile in un grafico con una linea retta. In natura le cose spesso non stanno così. Uno dei meriti dell'analisi che abbiamo utilizzato è la sua capacità di descrivere relazioni appunto 'non-lineari' e ben più complesse".

In questo modo i ricercatori hanno evidenziato come un effetto "nocivo", cioè di incremento dei livelli di pressione sanguigna, si evidenzi già a livelli estremamente bassi di assunzione alimentare di sodio (a partire cioè da 1-1,5 grammi al giorno). Ciò avviene indistintamente sia nei maschi che nelle femmine, nell'età giovanile e in quella più avanzata, nei soggetti ipertesi (dove il fenomeno è più evidente) e nei normotesi, nel breve e nel lungo termine, ed indipendentemente dal trattamento con farmaci anti-ipertensivi. "Le nostre osservazioni - aggiunge Vinceti - confermano la bontà delle indicazioni fornite dalla American heart association e molto recentemente dall'Efsa e dalla corrispondente autorità statunitense, con le quali si invitava a contenere il consumo di sodio della popolazione generale entro i limiti di 1,5-2,3 grammi al giorno".

C.d.G.

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