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Pubblicato in Numero 180 del 26/08/2010 il 25 Agosto 2010
di Redazione

IL BILANCIO

Il presidente di Federalberghi: “C’è una crescita anche se a macchia di leopardo. Il vino? Tira, ma ancora non si arriva nell’Isola per l’enogastronomia”

Sicilia, il turismo
dà segni di vita

Lieve crescita per il comparto turistico siciliano. Anche se non si è chiusa la stagione estiva già un primo bilancio lo fa il presidente di Federalberghi Sicilia, Nico Torrisi. L'enogastronomia si conferma un plus fondamentale per l'offerta turistica.

Aumenta l'inclusione, nei pacchetti offerti, di visite guidate alle cantine, ma ancora non sarebbe la leva che fa scegliere la Sicilia come luogo per le proprie vacanze. “Non si arriva in Sicilia per l'enogastronomia, ancora non ci siamo. Certo è uno dei punti di forza. Il vino è quello che traina di più, dato la valenza nazionale e internazionale che ha conquistato”.
L'incremento delle prenotazioni registrate nel circuito della federazione in questi mesi estivi sarebbe stato dovuto al clima ed anche alla ripresa del mercato americano e giapponese. “Se da un lato vi è la ripresa di questi mercati dall'altro si è acuita la crisi del mercato inglese. Molti voli che arrivavano su Catania sono stati cancellati. In generale la crescita c'è di sicuro, anche se a macchia di leopardo”. È andata bene la Sicilia orientale, con un incremento della presenza turistica grazie al brand Etna, il sottoprodotto che per il direttore sta vivendo la stagione migliore. Ma anche Taormina torna solo ora a respirare, quando a inizio anno e l'anno scorso ha vissuto un periodo nero. Ma il 2009 è stato un annus horribilis in tutta la regione, in particolare per le cittadine e mete turistiche storiche, come Cefalù, che solo in questi mesi avrebbe ripreso l'attività. Exploit turistico invece a Trapani con il traffico dei voli low cost. “Quello che sta succedendo a Trapani ci fa capire che l'ideale sarebbe aprire gli aeroporti al mercato delle low cost,  facendo attenzione a non consegnarsi ad una sola compagnia, ma a più compagnie per evitare che poi la low cost che va via possa portarsi una grossa fetta di turisti”.
Ma anche se le prime stime non dipingono un quadro pessimistico il settore non decolla per questioni infrastrutturali, e carenze nei termini di una riqualificazione dell'offerta che ad oggi conta quasi 150 mila posti letto. “I posti letto non servono, servirebbe invece una mappatura, individuare le zone dove sono in esubero e dove sviluppare. Faccio un esempio. Nella zona di Marzamemi, che è un'area splendida, l'offerta alberghiera di alto medio livello è carente, o ancora abbiamo le grandi città che sono sature di posti letto. Basta cogliere anche le opportunità, come il bando regionale che permetterebbe di riqualificate le strutture alberghiere. È stato pubblicato un mese fa”. Anche questioni organizzative e di marketing avrebbero il loro peso. “Finalmente si stanno calendarizzando gli eventi, ma solo ora si è capito che si può fare turismo riuscendo a vendere gli eventi con anticipo, come si è riuscito a fare con il teatro Bellini di Catania”.
La Sicilia comunque rimane una delle regioni più eterogenee e quindi adatte a soddisfare diverse forme di turismo. Cresce il mercato del lusso, con il boom dei resort a 4 o 5 stelle, ma per Torrisi da solo non basterebbe a risollevare il settore. “Bisogna puntare su segmenti precisi. Ne abbiamo di diversi, basta sapere gestire quello che già c'è. Come il congressuale, va assolutamente rilanciato, lo si sta facendo con l'Etna Conventio Bureau. Bisogna investire nel rifacimento e nell'abbellimento dei palazzi dei congressi. Palermo per esempio soffre molto da questo punto di vista”. Lungi dall'essere un'Isola che può vivere di solo turismo, la Sicilia deve fare i conti anche con i paesi concorrenti come la Grecia e la Turchia in pieno overbooking. “La Grecia è in netto vantaggio, ha investito sul turismo, come ha fatto anche la Turchia. Hanno sfruttato le coste. Da noi non è stato fatto, anzi sono state deturpate. Gli investimenti che si sono fatti a partire dagli anni 60 sono andati all'industria pesante, una strategia fallimentare anche dal punto di vista ecologico. In questi paesi invece hanno investito e creato una fitta rete di porti turistici. Se la Sicilia deve vivere di turismo, va fatto anche questo”.

Manuela Laiacona


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