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Pubblicato in Numero 38 del 06/12/2007 il 06 Dicembre 2007
di Emanuele Di Bella
    IL PRODOTTO/2

img_3835.jpgQuella coltivata nel territorio di Motta Camastra è ricca di selenio ma ancora poco conosciuta. Lo studio di alcuni ricercatori di Messina confermano gli elevati effetti benefici di questo frutto

La noce
della giovinezza

Fin dalla notte dei tempi ha suscitato l'interesse di pensatori e medici, già l'etimologia della parola affonda le radici nella mitologia. È la noce, il cui nome deriva dalla dizione latina “Junglas Regia” ovvero “Ghianda di Giove”, proprio a sottolineare la bontà e la ricchezza di questo frutto ai fini nutrizionali.
Intorno alla noce sono nate diverse leggende. In passato si usava raccontare che sotto il noce la notte di San Giovanni si riuniscono le streghe per fare baldoria, conferendo alla stessa pianta un effetto malefico e in questo possiamo dire che c'è un fondo di verità, dimostrabile dal fatto che le piante emettono una sostanza tossica che si chiama Jungladina. Infatti riposare all' ombra di una pianta di noce può causare forti emicranie o addirittura febbre: ecco così spiegate le dicerie popolari.
Leggende a parte una cosa è certa: è uno dei frutti più utilizzati nel periodo invernale. Del resto il 70 per cento delle vendite di frutta secca avviene tra dicembre e gennaio, per volumi che superano le 18 mila tonnellate, e tra la frutta secca spetta alla noce un posto di tutto onore, soprattutto perché fa bene alla salute.
Le noci, come il resto della frutta secca, sono prive di colesterolo, hanno un elevato contenuto energetico e di fibre, e contengono numerosi composti con effetti benefici quali proteine, acidi grassi essenziali, vitamina B, acido folico, arginina, fibre, tannini, polifenoli. Una dieta che comprende le noci può apportare insomma dei benefici effetti salutistici.
Tra tutte le noci coltivate in Italia, però ce ne sono alcune che si contraddistinguono proprio per l’aspetto nutrizionale. Sono quelle che ritroviamo in Sicilia, nel territorio di Motta Camastra, nel Messinese a pochi chilometri dalle Valle dell’Alcantara.
Coltivate su tutto il territorio mottese in piante sparse fino ad un’altezza di 700 m s.l.m, sono caratterizzate dalla presenza principalmente di tre cultivar denominate Pacenzia, Pannuzzara e Currò. La varietà Pacenzia ha una grandezza di calibro medio-piccola. La varietà Pannuzzara raggiunge una sezione trasversale di calibro pari a 6 cm, mentre la Currò ha un calibro medio-grande.
festa_noci.jpgIn una pubblicazione curata da Salvatore Maugeri, dal titolo " Noce di Motta Camastra - Nuci da Motta", dove vengono illustrate le caratteristiche in generale della noce, che per il suo apporto proteico è sempre stata considerata la carne dei poveri, si può constatare come questo frutto contenga dei costituenti importanti per la vita dell'uomo come l'acido linoleico e l'acido linolenico: elementi essenziali delle membrane cellulari che rendono possibile il mantenimento della loro elasticità, contribuendo in modo determinante a contenere i livelli di colesterolo ( LDL) nel sangue e combattere nel contempo i rischi di malattie cardiovascolari.
In particolare da analisi chimiche ed organolettiche effettuate dal Dipartimento di Chimica Organica dell’Università di Messina Facoltà di Scienze MM. FF. NN, condotte dall’equipe del professore Giacomo Dugo, è emerso che la noce di Motta contiene pochi metalli nocivi come cadmio e piombo e vanta un peculiare requisito di pregio. Nei campioni analizzati è emerso infatti un alto contenuto di selenio, un oligoelemento con spiccate attività antiossidanti, i cui valori, nei campioni mottesi risultano essere anche 100 volte superiori a quelli riportati in letteratura per noci appartenenti a cultivar internazionali, come la noce Franquette e la californiana Hartley. Questo è spiegabile con il genotipo della pianta e con l’area geografica interessata che permette, vista la presenza nel terreno di selenio, di trasferire i contenuti elevati di tale elemento minerale nelle noci.
Da un punto di vista nutrizionale è stato trovato che in seguito al consumo giornaliero di 30 g di noci mottesi da cv Panuzza bianca si assume mediamente addirittura il 57.4% della dose media giornaliera raccomandata (RDA) di selenio, un grande alleato nella prevenzione di patologie infiammatorie causate da stress ossidativi cellulare (aterosclerosi) e di alcune forme di cancro.
Dai risultati della ricerca scientifica è emerso inoltre che il contenuto in rame, manganese e zinco è simile ai valori presenti in letteratura, anche se tra tutte le cultivar mottesi la Currò presenta valori lievemente più alti. Considerando la dose media giornaliera raccomandata (RDA) per un uomo adulto per ciascun oligoelemento si è trovato che in seguito al consumo giornaliero di 30 g di noci mottesi si assume mediamente il 15% di rame, il 3% di manganese, il 4% di zinco.
Inoltre per quanto riguarda il contenuto medio di proteine, questo rientra tra i valori riportati in letteratura (10-18%), mentre per quanto riguarda il contenuto in lipidi totali, questo è risultato essere lievemente più basso rispetto alle cultivar Sorrento, Trento, Franquette e Hartley. Se ci soffermiamo infine sul tipo di acidi grassi è emerso che le cv mottesi si distinguono per avere un contenuto minore di acido linolenico e maggiore di acido stearico e linoleico. Risulta anche essere superiore il contenuto in acido oleico, in particolare nella Pannuzzara “Chiappinu”.
Vista l’importanza nutrizionale di queste noci, l'Amministrazione comunale ha profuso una grande energia per valorizzare la "noce di Motta Camastra", sia sotto l'aspetto culturale, colturale che nutrizionale. Per essa, da tempo attenzionata da Slow Food anche se ancora non vi fa parte come Presidio, si aprono ora nuove e interessanti prospettive di marketing e la possibilità di costituire un consorzio di produttori che avvierà gli studi preliminari per la redazione di un disciplinare di produzione e di tutta la documentazione necessaria per avanzare la richiesta di registrazione Igt.


Gianna Bozzali

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