Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
Numero 90 del 04/12/2008

LA SAGRA Dedicato alla vastedda

04 Dicembre 2008
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LA SAGRA

Lunedì 8 dicembre l’appuntamento con la sagra a Torretta, in provincia di Palermo. E venerdì 5 un convegno su sapori e tradizioni

Dedicato
alla vastedda

Sono l´odore acre dell´olio fresco di macina e quello del pane caldo che rendono sature le strade di Torretta, in provincia di Palermo, il giorno della Sagra della Vastedda, una pietanza caratteristica della cucina agro-pastorale, tipica delle zone montane.

Dopo il successo delle edizioni passate, anche quest’anno, l´associazione Insieme, con il patrocinio del Comune e dell´assessorato regionale Agricoltura e Foreste, ha confermato l´appuntamento, giunto alla ventiquattresima edizione. Quale migliore occasione per riscoprire odori forti, familiari, che si credevano dimenticati? Qui rivivono leggeri e riscoprono una vita fatta di semplicità e di pietanze tradizionalmente povere, che nascono dai campi e dalla fatica.
Per non parlare di quel sapore buono, di cose fatte in casa che questa focaccia di pane ancora conserva. Non a caso si dice “spirannu di arrinesciri vastedda”, ossia riuscire bene, rifacendosi alla forma circolare e perfetta di questo pane. La si condisce con olio, sale, pepe e sarde salate. E la si può gustare schietta, cioè semplice o maritata, ossia condita con cacio cavallo e ricotta (attribuendo a quest´ultima l´allegoria del velo da sposa), proprio come il panino con la meusa. Camminando per le viuzze del paese, tra la folla e travolti dalle musiche dei gruppi folkloristici, sembrerebbe quasi di sentire l´antico abbanniu siciliano “cavuri cavuri e va cuonza”, quasi una cantilena, che dai forni anticamente si diramava nel cuore della notte per svegliare i contadini, invitandoli ad alzarsi e ad andare a lavoro. Ma è solo l´immaginazione che si lascia confondere dal clima di festa. Ogni anno è sempre lo stesso.
La gente arriva presto al mattino e subito allunga la fila. Si accalca alle tavolate per ricevere le focacce. Due, tre, quattro. C´è chi le mangia subito a `ggritta e chi le prende anche per quelli che sono rimasti a casa. Non può mancare il vino, che con la vastedda va a nozze. Bianco o rosso che sia, è distribuito a fiumi dalle piccole botti. Un senso genuino di allegria e convivialità, in cui il culto del sacro si mescola al profano, si svelano come mai in questo piccolo paesino della provincia di Palermo. Quest´orgia alimentare, quest´ostentazione del mangiare e del bere, sono un rito poliedrico e contraddittorio e assumono una valenza simbolica straordinaria. La ricorrenza in cui si svolge la sagra non è certo casuale. Non fu un caso, infatti, che nel 1985 alcuni giovani militanti nelle Acli scegliessero l´8 dicembre, il giorno in cui la Chiesa celebra l´Immacolata Concezione, per organizzare questo rito.
Ricercata è la collocazione dei festeggiamenti, che si sviluppano nella splendida cornice di via Roma. Sulla folla si staglia il Santuario del paese, incastonato tra le case del centro storico. All´apice della scalinata, una presenza incombente e rassicurante. La statua lignea della Madonna Immacolata, dislocata solo per l´occasione presso la Chiesa madre. I festeggiamenti vogliono essere quasi un tributo, un atto di riconoscenza per la protezione esercitata sul paese. A questo
intento più profondo e di matrice cristiana, ne è sotteso un altro, che trae spunto dal folklore, quello di dar voce alla memoria storica e all´identità culturale ancora pulsanti, che raccontano della gente di Torretta e che sono patrimonio da custodire per tutti coloro che in questi luoghi sono cresciuti. Si racconta che proprio in questa occasione “pi tradizioni i ziti purtavanu i vasteddi `o parintatu ri la
zita”. Così, prima la messa alle quattro del mattino e poi la fatica di una giornata di lavoro. Solo dopo si poteva finalmente pensare al ristoro del corpo e dell´anima. Iniziava pian piano, per le contrade di questo antico borgo contadino, un caratteristico viavai di gente vestita a festa, che tra convenevoli e buona creanza, si apprestava a fare “u duviri”.
In una sorta di commedia della vita di paese, u fallignami, u vaccaru, i ziti di una volta insomma, qualunque fosse il loro mestiere, tutti tirati a lucido, sfilavano con in braccio delle bellissime ceste di vimini, rivestite di merletti e fazzoletti ricamati. In bella mostra, tra tulle e pizzi, una corona di vastedde appena sfornate. La destinazione era la casa delle rispettive fidanzate e il dono, una maniera antica di accattivarsi i favori del nuovo parentado. Ma la tradizione dei fidanzati torrettesi, ormai, è diventata una romantica storia raccontata dai nonni. Il lavoro mattutino e il vivai, però, sono rimasti. I forni del paese lavorano tutta la notte per non mancare allo speciale appuntamento e i panettieri cominciano sin dalle prime ore del mattino a rifornire le tavole della sagra. Le ceste certo non sono più quelle di vimini e i merletti hanno ceduto il posto a dei comunissimi fogli di carta da pane. Eppure il sapore delle vastedde – lo assicurano gli anziani del paese – è rimasto quello di una volta. Encomiabile è lo sforzo di questa comunità di non lasciarsi ammaliare dai ritmi frenetici della vita cittadina e di recuperare e rivalutare le proprie radici. E allo stesso tempo non si può non ammirare il tentativo di trasformare i propri valori alimentari in risorse che possano essere allocate come fonti di rendita che facciano da traino per l´economia locale. Lo si sta facendo con la vastedda, diventata ormai portata da tavola nelle pizzerie della zona, ma anche con altri prodotti tipici come l´olio o il formaggio. Non a caso quest´edizione sarà inaugurata venerdì 5 dicembre 2008 con un convegno intitolato “Un viaggio tra sapori e tradizioni. Dal produttore al consumatore: circuiti brevi di commercializzazione delle produzioni agro-alimentari” il cui obiettivo è quello di organizzare un seminario di lavoro che illustri i vantaggi della vendita diretta e della filiera corta.
 

Antonella Di Maggio