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Pubblicato in Numero 92 del 18/12/2008 il 17 Dicembre 2008
di

IL CASO

Rassicurazione dall’Istituto Zooprofilattico: “Ogni capo è accompagnato da un certificato su cui è visibile tutto l’iter della filiera”

Diossina nei maiali? Niente paura

E per questo capodanno il rito del cotechino è salvo. Rientra l'allarme mediatico scoppiato sul caso dell'alta concentrazione di diossina riscontrata sui suini allevati in Irlanda. A rassicurare il consumatore siciliano, appassionato estimatore della carne di maiale, interviene il direttore Sanitario dell'Istituto Zooprofilattico di Palermo, Santo Caracappa.

“Abbiamo attuato i controlli sui campioni inviati dalle autorità sanitarie per accertare la presenza di Pcb, precursori di diossina, e l'esame ha dato esito negativo”.
Caracappa chiarisce anche gli aspetti sulla pericolosità e sugli effetti negativi di tale sostanza per la salute dell'uomo: “La diossina in piccole quantità non comporta rischi. Solo un' esposizione prolungata e in un quantitativo che supera di almeno 80 volte il livello massimo tollerato, un picogrammo/grammo di grasso, può causare problemi all'organismo, soprattutto a quello delle donne se in periodo di allattamento, per l'elevato rischio di trasmissione al bambino di tali sostanze”. E ancora: “Inoltre una presenza di concentrazioni così elevate nell'organismo sarebbe giustificata in caso di un ingerimento quotidiano di carni contaminate o perché si vive in un ambiente ove si sta a contatto con mangimi contaminati”.
Nessun allarme, quindi, soprattutto in Sicilia ove il consumo di carni sia suine che bovine di taglio provenienti dal mercato Irlandese è pari a zero, dovuto proprio ad una questione di preferenza di gusto. La tipologia della carni prodotte nel Nord Europa è più grassa o “marezzata”, il termine che si usa per riferirsi al velo di grasso che si deposita tra le fibre muscolari, e risulta più pesante e quindi più sgradevole per gli standard nostrani. L’esperto quindi rassicura sulla qualità e salubrità delle carni che arrivano alle nostre mense. In linea con le direttive emanate sulla tutela della sicurezza alimentare e sulla vigilanza sanitaria, l'Istituto Zooprofilattico è impegnato in una politica di controlli rivolta alla tracciabilità di filiera.
“Dalle stalle alla tavola, attiviamo una serie di procedure di controlli sulla provenienza, sull'alimentazione, sull'ambiente d'allevamento. Ogni capo prodotto è così accompagnato da un certificato su cui è visibile tutto l'iter della filiera”. La carni prodotte in Sicilia sono di altissima qualità, perché c'è molta attenzione da parte degli allevatori e la maggior parte del bestiame viene allevato allo stato brado. L'allevamento dei suini si attesta sui 100 mila capi, una produzione di nicchia che però sta riscontrando sempre più l'interesse da parte del consumatore finale. Pensiamo all'apprezzamento diffuso degli insaccati prodotti con le carni di suino nero dei Nebrodi o al successo del salame di Sant’Angelo di Brolo. Un salame di origine medievale. Continua Caracappa: “Le prelibatezze suine della Sicilia sono tante e di grande pregio. Fra queste la Pasqualora, salsiccia essiccata fatta con il budello grasso del maiale che veniva consumata dopo le feste di Carnevale, con l'arrivo della Pasqua. Da qui il nome. Veniva preparata con carni suine macellate nel mese di marzo, periodo che chiudeva la stagione della macellazione che durava per tutto l'inverno. Un'antica tradizione oramai scomparsa. L'unico rimasto a produrla, il Salumificio Cipolla”.

 

Manuela Laiacona


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