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Pubblicato in Numero 93 del 24/12/2008 il 24 Dicembre 2008
di

IL CASO

Il direttore sanitario dell’istituto zooprofilattico della Sicilia Santo Caracappa rassicura i consumatori: “Germi nel prodotto non pastorizzato? Molti i controlli, non ci sono pericoli per l’uomo”

“Latte crudo,
nessun rischio”

Allarme latte crudo? Macché. Il riferimento è al caso scoppiato poche settimane fa, ovvero all’ipotesi che il prodotto sia un incubatore di germi patogeni pericolosi per l'uomo e soprattutto per i bambini. Secondo l’istituto zooprofilattico della Sicilia, non ci sono rischi.


Ma andiamo con ordine: l’allarme è ruotato attorno all'Eschericchia Coli 0157, il batterio responsabile della sindrome emolitico-uremica, grave infezione renale che sarebbe presente nel latte non pastorizzato, ovvero quello che proviene direttamente dai pastori e dagli allevatori locali.
Ma contro il pericolo di una contaminazione arrivano le rassicurazioni del direttore sanitario dell'istituto zooprofilattico, Santo Caracappa. “Non siamo di fronte ad un reale problema. Il batterio incriminato è presente nei ruminanti, come pecore, mucche, cavalli, ed è quindi presente nella carne cruda e nei vegetali concimati con lo sterco degli animali infetti. Il rischio di contaminazione riscontrato non è quindi da reputarsi esclusivamente circoscritto al consumo di latte crudo. Il numero di persone sul territorio italiano che hanno contratto il batterio è così esiguo da non costituire un campione rappresentativo, inoltre la fonte di contaminazione non è rilevabile”. Caracappa aggiunge: “Era usanza di un tempo, adottata dalle nostre nonne, bollire il latte appena munto per eliminare la presenza di tale batterio, e consumare il latte entro un giorno. Un rischio evitabile con un rimedio semplicissimo, e certo allora non si parlava di minaccia o allarme. Trent'anni di consumo di latte industriale pastorizzato ce ne ha fatto dimenticare l'esistenza”.
Dunque i consumatori possono stare tranquilli, anche perché, come assicura Caracappa vengono effettuati ripetuti controlli, condotti sia da parte di chi rifornisce che da parte delle autorità sanitarie, sulle condizioni di igiene delle macchine e sulla salubrità del prodotto. Inoltre è in vigore una ferrea legislazione italiana e comunitaria che permette la vendita di latte alla spina, e in aggiunta vi è l'introduzione, in materia, delle ultime direttive pubblicate dal Ministero del Welfare, che obbligano ogni distributore a riportare in rosso la scritta “prodotto da consumarsi solo dopo bollitura” e che la data di scadenza non debba superare i tre giorni dalla data di messa in macchina.
Se allarme non è, allora rimane da considerare la riscoperta e la ricerca di un prodotto di qualità, naturale, importante dal punto di vista nutrizionale, e soprattutto a basso costo, perché si attiva la filiera corta, direttamente dal produttore al consumatore.

Manuela Laiacona


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