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Pubblicato in Numero 93 del 24/12/2008 il 24 Dicembre 2008
di

L’EDITORIALE

Gli auguri di Cronache di gusto con un invito: difendete il piacere della gola. In un momento di crisi meglio evitare eccessi a tavola e fare attenzione al prezzo e alla qualità dei prodotti anche a Natale

Mangiate bene,
mangiate meno

di Fabrizio Carrera

Gli indicatori economici ci dicono che le spese alimentari non risentono della crisi. Insomma, tiriamo la cinghia per comprare nuovi vestiti, rinunciamo ad acquistare la macchina nuova, ma per mangiare continuiamo a spendere. Ed allora immaginiamo che anche questo Natale 2008 (ed il vicino Capodanno) vedranno il trionfo di pietanze di ogni tipo, in barba alla crisi imperante.

Bisogna comunque pur dire che gli italiani difficilmente rinunciano alle cose buone da mangiare. A Natale siamo tutti un po’ gourmet. Ecco allora le tavole piene di ogni ben di Dio, dagli antipasti ai dolci, dal cappone al panettone, non c’è crisi che tenga. Se questa tendenza a noi, impenitenti gourmet, fa piacere, dall’altra ci impone una riflessione. Perché è giusto mangiare e divertirsi a tavola ma sarebbe meglio farlo con in po’ di attenzione in più. Insomma, mangiate bene, mangiate meno. È questo il nostro slogan per le feste natalizie targate 2008.
Mangiate meglio perché è doveroso farsi più domande quando fate la spesa e quando cucinate qualcosa a casa vostra: occhio al prezzo, giusto, ma anche alla provenienza. Oggi per molte cose è possibile conoscere il luogo dove è prodotto, il modo con cui è prodotto. Ecco, anche il Natale è l’occasione buona per porsi queste domande e noi senza indugi vorremmo che si privilegiassero le cose buone della nostra Italia, meglio ancora se proviamo a mangiare cose dei nostri territori, quei cibi a chilometri zero di cui tanto si parla e la cui ideologia va sposata in ogni caso senza estremismi. Perché non è facile per esempio rinunciare a un calice di champagne anche se le italiche bollicine possono tener testa ai cugini d’Oltralpe. Tuttavia Natale è una buona occasione per provarci. Bene ha fatto il ministro all’agricoltura Zaia a dire agli italiani di mangiare meno ananas per privilegiare i nostri frutti. E noi aggiungiamo che sarebbe ancora più bello evitare salmoni e caviali iraniani. E tante altre leccornie che vengono da lontano. Sarebbe un Natale più intimo e più nostro, meno apparenza e più sostanza. Minimalista come è giusto essere nel mondo occidentale dopo le abbuffate degli anni scorsi. Perché la tavola è il luogo meno adatto per gli effetti speciali. Non è che le scelte autarchiche in economia servano a qualcosa, però, ripetiamo, un Natale a tavola più italiano possibile sarebbe anche un modo per promuovere le nostre ghiottonerie (e ne abbiamo tante), un regalo a tutti quei produttori che si impegnano ogni giorno per regalarci attimi di felicità con le cose buone che offre il nostro Paese.
Mangiare meno è l’altro invito. Perché mangiamo troppo e il nostro stile di vita ci impone di non ingurgitare calorie a casaccio. Il piacere della gola va difeso, preservato e tutti gli strappi alle regole poi si pagano. E poi, diciamolo chiaramente: mangiare poco fa anche un po’ chic in un periodo in cui tutti siamo costretti a fare qualche passo indietro (dalla crisi economica a un certo stile di vita meno pacchiano e più ricercato) a far vedere, anche in questo caso, che è il poco che fa buoni e belli. Un menu ideale? Non esiste. Esiste, semmai, la solita regola: che il piacere di stare a tavola è alimentato anche dal nostro piacere di sapere. Più curiosità anche quando aprite la bocca per mettere dentro una forchettata di spaghetti o un pezzo di pesce cotto al forno. E la felicità sarà più a portata di mano (o di bocca, se preferite). Buon Natale a tutti.


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