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Pubblicato in Numero 94 del 31/12/2008 il 31 Dicembre 2008
di

L’INCHIESTA

In aumento le aziende che producono spumanti nell’Isola. Ecco alcune etichette di qualità per festeggiare l’arrivo del 2009

Tre, due, uno: brindisi siciliano

di Gaetano La Mantia
 

L’occasione è una di quelle che capitano una volta ogni 365 giorni: il brindisi di fine anno. Le bollicine si agitano spinte dall’euforia verso l’anno che viene o sono solo lacrime d’addio per quello che va? Comunque sia, lo spumante non è solo una bottiglia che si stappa, ma un invitato alla festa, il quale se potesse parlerebbe, e perché no parlerebbe pure siciliano.

Già, bollicine siciliane per brindare al 2009. La scelta non è poi così ristretta. Anzi, alcune etichette di riferimento esistono anche in Sicilia, che non è la Franciacorta, è vero, ma nella produzione di spumanti sta scommettendo attraverso l’attività di alcuni produttori.
Fra questi c’è senz’altro Giuseppe Milazzo, che appena un anno fa Cronache di gusto definì “ il re degli spumanti siciliani”. Le condizioni climatiche, a Campobello di Licata, in provincia di Agrigento, ci sono tutte: aria accarezzata dalla brezza marina, colline dolci, buone escursioni termiche. Giuseppe Milazzo produce ben cinque varietà diverse di spumanti con prezzi per tutte le tasche. Tra questi il Federico II, l’ammiraglia tra le bollicine, ma anche il Milazzo Riserva. Le altre etichette sono il Milazzo Classico e il Terre della Baronia Gran Cuveè, prodotti col metodo classico. E infine un Milazzo Rosè, l’Excellent, blend di Chardonnay e Inzolia Rosa. “La Sicilia è anche terra di spumanti”, dice il produttore, ma poi aggiunge un particolare: “Occorrerebbe una maggiore educazione del consumatore”.
Che la Sicilia degli spumanti non sia un bluff lo dimostra anche un altro prodotto, il Castellucci Brut (in commercio quello del 2007, 10 euro in enoteca) che ha ottenuto 4 stelle nella guida ai vini del Giornale di Sicilia. Ma non solo, come spiega Tonino Guzzo, l’enologo dell’azienda Castellucci Miano di Valledolmo in provincia di Palermo. “Questo spumante ha ottenuto il titolo di miglior charmat d’Italia dalla guida di Luca Maroni – racconta –. È un catarratto di montagna, un vino da sfruttare giovane”. E poi dimostra che anche in Sicilia può essere prodotto uno spumante di qualità. “Non va dimenticato che la Sicilia è un piccolo continente vitivinicolo, dunque, non è il caso di generalizzare. È però vero che nelle zone collinari e nell’entroterra si possono trovare terroir particolari per la produzione sia col metodo charmat che col metodo champenoise”.
Tra gli spumanti da segnalare c’è anche il Brut Riserva della Duca di Salaparuta (tra 10 e 12 euro) metodo charmat lungo. “Si tratta di una tipologia storica per la nostra azienda – dice Carlo Casavecchia, direttore generale della Duca di Salaparuta –. È un prodotto fine ed elegante, Grecanico per il 60 % e Chardonney per il 40. È comunque una piccola produzione, con 200 mila bottiglie circa. Spumanti in Sicilia? Bisogna trovare l’ambiente adatto, altrimenti si rischia di realizzare vini troppo pesanti. Ecco perché sono poche le aziende che si dedicano a questa produzione”.
Tra queste c’è anche Tasca d’Almerita che recentemente ha brindato, è il caso di dirlo, con l’Almerita rosè ‘05 (22 euro in enoteca), da uve Pinot nero, che ha vinto il superpremio come miglior spumante siciliano per la guida ai vini del Giornale di Sicilia. Da segnalare anche l’Almerita ‘05, da uve Chardonney (22 euro).
Bollicine siciliane anche per l’azienda etnea Murgo. Tre gli spumanti in commercio: Murgo Brut ‘06 (11 euro in enoteca) prodotto con selezioni di Nerello mascalese a grappolo grosso e serrato, raccolte prima della completa maturazione che consentono di ottenere un’alta resa in bianco; Murgo Brut rosè ‘06, un po’ più costoso del Murgo Brut, spumante elegante, da aperitivo e da conversazione; Extrabrut ‘03 (20 euro) nato per una ricerca delle potenzialità dello spumante di Nerello mascalese in un maggiore affinamento sui lieviti. Gli spumanti sono il fiore all’occhiello anche per l’azienda Lanzara di Menfi con il Rosa d'Avola, Nero d’Avola in purezza, vinificato in rosè (9 euro in enoteca), e con il Costanza, Grecanico al 100 per cento (anche questo 9 euro). “In tre anni – spiega il direttore commerciale Santi Buzzotta – è cresciuto notevolmente il numero delle bottiglie che produciamo. Adesso sono 30 mila, anche perché è aumentata la richiesta e la conoscenza degli spumanti da parte dei siciliani”.


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