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Pubblicato in Numero 145 del 24/12/2009 il 23 Dicembre 2009
di Redazione

IN CANTINA

La Cantina Viticultori associati di Canicattì affinerà due etichette nella zolfatara di Taccia Caci di Aragona. L’enologo Guzzo: “Un ritorno nelle viscere della Sicilia in cui il vino sarà assolutamente a proprio agio, perché potrà crescere in condizioni naturali”

Il vino in miniera

Un’evoluzione particolare, in condizioni assolutamente naturali, e poi la storia e la cultura che prendono la forma di un esperimento sul vino. Il progetto è quello della Cantina Viticultori associati di Canicattì, nell’Agrigentino, che con il loro enologo Tonino Guzzo lancia l’idea di un vino affinato all’interno di una miniera, la zolfatara di Taccia Caci di Aragona in passato gestita dalla famiglia di Luigi Pirandello e in cui lo stesso autore ambientò la novella “Ciaula scopre la luna”.


“L’obiettivo – dice Guzzo – è quello di far rivivere dei luoghi che sono stati importanti per il nostro passato recente, un ritorno nelle viscere della Sicilia in cui il vino sarà assolutamente a proprio agio, perché potrà crescere in condizioni naturali”.
Il progetto è riservato alle due etichette della linea top: Aynat e Shalo. “Si tratta di un progetto sperimentale – sottolinea Guzzo – ma è possibile che alcune bottiglie resteranno in miniera qualche decennio in affinamento. Vedremo”. Un ex forno Gill e una polveriera saranno affidate alla Cantina sociale Cva, per gestire in loco l’affinamento di una campionatura delle migliori etichette dell’azienda e per promuovere degustazioni, visite guidate e manifestazioni.
Il progetto è stato presentato nei giorni scorsi nell’aula consiliare del Comune di Aragona. “Le zolfare e l’agricoltura sono stati economicamente e socialmente determinanti in questa area della Sicilia. Con questo progetto – afferma Giovanni Greco, presidente della Cantina CVA – desideriamo restituire valore e senso alla nostra storia, trovando un utilizzo moderno e nuovamente produttivo ad una miniera diventata un simbolo della Sicilia più dura ma anche più vera”. Dario Cartabellotta, direttore dell’Istituto Vite e Vino, ha specificato come oggi diventa fondamentale il valore aggiunto che il territorio può dare all’aziende vitivinicole per competere sui mercati più importanti e prestigiosi: “Il progetto del vino in miniera – spiega – è il segno di una consapevolezza importante del valore del territorio e della sua storia. Il vino in miniera ha la forza di rappresentare la Sicilia nella sua identità più significativa”.
Ma le novità non finiscono qui. Per Viticultori Associati la miniera di Taccia-Caci è un giacimento che potrebbe venire sfruttato anche in altro modo, è infatti in via di definizione la possibilità che in quei suoli profondi possa a breve vedere la luce una vera e propria cantina di sperimentazione per la zonazione del patrimonio ampelografico.

Marco Volpe


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