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IL DIBATTITO

Leonardo Agueci, presidente dell'Irvv, e Alessandro Chiarelli, presidente regionale Coldiretti commentano il deprezzamento delle bottiglie siciliane. Parole critiche contro speculatori e grande distribuzione, ma anche proposte per difendere il comparto. La tracciabilità infatti ad oggi sarebbe lo scudo più efficace

Contro chi specula sul vino

Una tempesta di svalutazione che rischia di compromettere produttori, consumatori, cultura e territorio.

È ciò che teme chi ne tutela la qualità e il nome del vino siciliano alla luce dei 50 centesimi dell’Inzolia venduta negli scaffali della gdo, dell’arrivo nei giorni scorsi a Mazara del Vallo di mosto muto che farà da base a chissà quanti vini siciliani, cui va ad aggiungersi anche il sequestro in Puglia di un altro carico di più 400 mila ettolitri di mosto di dubbia provenienza.

Episodi che portano le tracce della speculazione contro cui l’unico scudo più efficace sarebbe la tracciabilità. Lo sostiene Leonardo Agueci, presidente dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino che ha commentato il deprezzamento sullo scaffale scoperto dal giornalista Roberto Gatti. “E' una forma di speculazione. Molto spesso alcuni mediatori siciliani che vendono vini siciliani alle industrie del nord, e nono solo, sono i primi artefici di questo danno – e ha aggiunto -. Il fatto è da attribuire anche ad una serie di controlli mancati, per cui capita che viene venduto come vino siciliano un vino acquistato da una fonte più o meno presunta. Bisogna valutare prima di tutto la tracciabilità. Se il vino messo in bottiglia come inzolia sia inzolia o trebbiano, come spesso avviene, o se un rosso non ben identificato venga imbottigliato come Nero d’Avola. Capita che vino dall’Argentina diventi vino siciliano, una volta mescolato con un prodotto siciliano, e questo è legale. Ecco come si spiega che certe bottiglie abbiano questi prezzi”. Altro paletto per Agueci potrebbe essere l’autocertificazione volontaria alla camera di commercio da parte di produttori stessi. Secondo il presidente però le sole misure di contrasto non basterebbero quando vige un sistema industriale ove la qualità non è elemento di pregio. “ La differenziazione negli scaffali non è ben delineata, sta al consumatore il dover scegliere, dovrebbe già scartare e diffidare di certi prezzi. È anche dimostrato che la diminuzione del valore della bottiglia non fa aumentare i consumi. Si tratta di una politica di marketing che non giova a  nessun livello. Bisogna educare il consumatore”.

Una legge più chiara e restrittiva sull’etichettatura è quella cui si appella Alessandro Chiarelli, presidente regionale della Coldiretti “E’ una follia. Sappiamo oggi di quale materiale è fatta l’insalatiera di plastica che abbiamo a casa e non sappiamo che cibo mettiamo in pancia. Succede poi che non sappiamo quel vino inzolia da quale vigna proviene, in quale contrada è stato prodotto . Ognuno è libero di comprare immondizia, ma si deve sapere. Poi è solo un problema di coscienza, di cultura”. E chiama in causa la Doc Sicilia come metodo per contrastare l’attacco alla qualità del vino. “Ricordiamo la funzione che potrebbe avere la Doc Sicilia. Obbligherebbe i signori produttori nel giro di un anno e mezzo ad andare a imbottigliare sul luogo” . Chiarelli poi polemizza in qualità di produttore. “Da una parte la Regione Sicilia fa il bando della vendemmia verde, cui ha partecipato anche il sottoscritto, per portare i produttori ad andare contro natura per un prezzo maggiore dell’uva ed una migliore qualità. Dall’altro si permette agli speculatori di portare il miglior vino della Sicilia ovunque nel mondo e poi di incamerare immondizia e rivenderla qua a prezzi bassissimi”. Anche Chiarelli insiste sulla necessità della tracciabilità e attacca certe logiche della grande distribuzione: “La gdo vede con favore questa operazione di speculazione, perché è la gdo spesso è titolare dei marchi, la gdo governa l’industria, gestisce il prezzo e fa le offerte dei prodotti. Insomma fa tutto quello contro cui bisogna lottare per riappropriarci della filiera”.

Manuela Laiacona

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