Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
Numero 196 del 16/12/2010

L’INTERVISTA ”Furto di identità”

16 Dicembre 2010
dantrassi dantrassi

L’INTERVISTA

L’assessore siciliano all’Agricoltura D’Antrassi commenta la notizia di una bottiglia di Inzolia venduta a 50 centesimi. «Urge compattare la filiera»

”Furto di identità”

La prima battuta è lapidaria: “Furto di identità, è un furto di identità che danneggia l’immagine del vino siciliano”.

Poi Elio D’Antrassi, assessore regionale all’Agricoltura prosegue il ragionamento, descrive scenari tra commodities e mercati di prossimità fino alla Doc Sicilia, ritenuta “non il fine, ma un mezzo”. Sentiamo l’esponente del governo siciliano in merito alla notizia del vino siciliano, un’Inzolia per l’esattezza, venduta a 50 centesimi la bottiglia, notizia diffusa da Roberto Gatti (www.winetaste.it) e ripresa da Cronache di Gusto. Riecco D’Antrassi: “Questa vicenda è l’effetto di una vendita in una filiera che non è virtuosa, che non si collega col consumatore. Vino sfuso in vendita, un problema diffuso per molti altri prodotti agricoli in Sicilia. Accade con i succhi di arancia, con il latte, per non parlare dell’olio dove la Sicilia potrebbe primeggiare. E invece lo commercializziamo sfuso e magari torna da noi con tanto di bottiglia ed etichetta che remunera gli sforzi di chi lo vende e non di chi lo produce. Quell’Insolia – riprende l’assessore – è figlia di una filiera imperfetta che non riesce a collocare il suo prodotto nel mercato di prossimità”. Perche accade? “Perché i produttori non sono organizzati, non hanno una politica comune”. Rimedi? “Ci stiamo lavorando – spiega D’Antrassi – perché l’assessorato ha tra i suoi obiettivi quello di aiutare le filiere a compattarsi. Lo abbiamo fatto con il latte, proveremo anche con il vino”. D’Antrassi spiega che il problema riguarda il 78 per cento del vino prodotto in Sicilia “perché per il rimanente 22 per cento ci ha pensato Assovini che è riuscita ad organizzare quel circuito virtuoso necessario per avvicinare il prodotto a un consumatore omogeneo in un mercato di prossimità”. E aggiunge: “Quando la filiera è specializzata e instaura un circuito virtuoso accade che il consumatore omogeneo premia il prodotto, la filiera ricomincia a guadagnare ed arrivando i profitti reinveste e cresce. La Doc Sicilia? Una sigla, un mezzo, non un fine. Non basta produrre bene. Bisogna dare sostanza ai disciplinari, al regime dei controlli, al territorio stesso che esprime il vino e che non sempre è all’altezza. E poi serve un piano industriale, altrimenti non serve a nulla”.

C.d.G.