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Pubblicato in Numero 197 del 23/12/2010 il 22 Dicembre 2010
di Redazione

COSA BEVONO I PRODUTTORI

Gli imprenditori del vino al Sud scelgono le etichette importanti e le magnum per brindare durante le feste. Filo conduttore le bollicine

Maxi Natale

Nel Sud Italia il Natale è tutto maxi, il formato delle bottiglie da stappare, il livello qualitativo, il numero di etichette da degustare. Una regola che vige soprattutto in casa, e non poteva che essere così, dei produttori di vino.

Tra chi preferisce uscire fuori dalla propria cantina e chi festeggia con i propri vini c’è però un filo conduttore che mette tutti d’accordo: quello che passa per le bollicine. Francesi o italiane che siano per i vigneron del mezzogiorno rappresentano una tradizione cui non si può rinunciare soprattutto, come vuole il copione, a Capodanno. A fare da padrone nei festeggiamenti sono però le etichette importanti, tanto da sembrare un must natalizio.
Lo è sicuramente per Paolo Librandi, produttore calabrese della cantina Librandi. “A Natale mi piace stappare etichette importanti come il Bonneau du Martray Corton Charlemagne, che per me rimane ad oggi il miglior vino bianco. A Capodanno le bollicine della Franciacorta, come quelle di Ca del Bosco, di Catturich Ducco o di Bellavista. Andando fuori dall’Italia lo Champagne Krug”.
Agli antipodi un altro collega calabrese. Francesco De Franco titolare di Vigna de Franco sulla sua tavola imbandita riserva il posto solo per il suo vino. “Come ha detto qualcuno più famoso io faccio il vino perché lo devo bere io. Si sta in famiglia, si mangia in modo tipico e inevitabilmente si beve il vino del posto che si abbina ai sapori della tradizione”.
Rimanendo nella regione c’è chi predilige invece i vini bianchi strutturati e lo fa in grande formato. A casa Statti il Natale è Magum, come racconta il titolare Antonio Statti: “Ho impostato la tavola con magnum e doppio magnum di Mantonico”. Per il produttore le feste si devono giocare con i vini del proprio territorio anche se diventano occasione per degustazioni comparative. “Il Natale è uno di quei pochi momenti in cui mi posso concedere più tempo per arricchire la mia cultura enologica. Mi diletta infatti fare comparazioni con competitor locali e di altre regioni. Ma sempre con prodotti top level”. In fatto di bollicine poi si dichiara nazionalista. “In questo momento l’Italia e il sud Italia si stanno dimostrando in grado di fare grandi prodotti”.
Chi ama diventare un po’ bacchico sotto le feste è Salvatore Graci delle cantine Palari. “Bevo tanto, le occasioni sono tante: Champagne Jose Perrier e poi bevo siciliano. Bevo anche qualche Bourgogne. Non manco di stappare anche le bottiglie degli amici, come il San Leonardo dei marchesi Guerrieri Gonzaga ma anche Petrolo”.
Angelo Paternò di Tenuta dei Fossi si considera un eretico. “Io a Natale non stappo neanche una bottiglia di Champagne. Bevo solo il mio vino”.
Gran bevitore di bollicine è invece Diego Cusumano. “Sono un bevitore di Bollinger 1990. Per il giorno di Natale, amo improvvisare. Capodanno sicuramente bollicine, sarò sulla neve, non so ancora cosa berrò l’unica cosa certa è che berrò bene”.
Dai Planeta le bottiglie sono a prova di famiglia numerosa. Lo dice Alessio Planeta: “Siamo una famiglia numerosa, beviamo insieme grandi bottiglie, magnum, doppie magnum e più grandi, solo grandi formati. E il Santa Cecilia in ricordo dei nostri vecchi. Poi si saltella sempre, per quanto riguarda lo Champagne, da una maison all’altra. Beviamo anche bollicine italiane come il Ferrari Riserva del Fondatore o il Perlè”.
 In Campania il natale è autoctono anche nel vino. Per Sandro Lonardo di Contrade di Taurasi è una tradizione. “Bevo solo il Greco Musc’ di Taurasi. Dovendo scegliere altri vini per esempio in Sicilia sceglierei quelli di Nino Barraco”. Fuori dal coro il vigneron Antoine Gaita di Villa Diamante che invece segue il classico precetto delle feste. “Io amo le bollicine – dichiara -.  Non ha importanza quali, ovviamente più si paga e più è di pregio ma anche una bottiglia economica va bene, basta che siano bollicine di Champagne”.

Manuela Laiacona


 


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