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Pubblicato in Numero 48 del 14/02/2008 il 14 Febbraio 2008
di Emanuele Di Bella
    IL PRODOTTO


tequila_2_home.jpgPrende il nome dalla città messicana che sovrasta i campi di agave blu nello stato di Jalisco. La produzione segue una rigida regolamentazione, controllata dal governo, deve contenere il 100% di prodotti naturali, distillato due volte ad una gradazione non inferiore al 35%

Tequila bum bum

La parola tequila (che erroneamente utilizziamo al femminile) ci rimanda dritti dritti al Messico, alle sieste, ai sombreri, alla musica dai ritmi allegri e vivaci, alle pampas sconfinate.
Tutti sappiamo si tratta di un distillato altamente alcolico, da bere liscio o in cocktail, ma poco conosciamo della sua origine della produzione o di come arrivi nei banconi dei bar ad allietare le nostre serate solitarie o in compagnia. Ne parliamo con Danilo Lo Cacciato, brand ambassador in Italia settentrionale, solo un’altra figura è presente in Italia meridionale. L’azienda che Danilo rappresenta è la Jose Cuervo che produce tequila dal 1812 ed è al primo posto nella produzione mondiale con 6,6 milioni di casse vendute ogni anno. Si tratta di un’azienda a carattere familiare che ha avuto un ruolo molto importaagave_blu.jpgnte nello sviluppo della cultura industriale messicana moderna.
Il tequila prende il nome dalla città di Tequila, precisamente dal vulcano di Tequila che sovrasta i campi di agave blu nello stato di Jalisco. L’agave blu è un una pianta che fa parte della famiglia del giglio e non, come si potrebbe immaginare, del cactus. La varietà utilizzata per il tequila si chiama “agave tequiliana weber azul”, comunemente detta agave blu. Grazie al clima arido e all’altitudine della regione di Jalisco, la pianta cresce da sola, raggiunge la maturazione in 8-12 anni e viene utilizzata soltanto una volta. Vedendola, in molti saranno in grado di riconoscerla, soprattutto tra noi siciliani. Almeno una volta infatti, ci sarà capitato di trovarla insieme ad altre varietà, in giardini, nei cigli di strade o autostrade, in terreni particolarmente aridi.
Danilo ci spiega l’iter produttivo, abituato a farlo per lavoro, nei corsi di educazione per barman, ristoratori e gente comune.
Il “jimador” raccoglie la pigna, ossia il cuore dell’agave e lo porta in distilleria. Qui le pigne vengono sistemate in dei forni che ne possono contenere un massimo di mille, per essere cotte a vapore per 48 ore. Devono poi raffreddare per 14 ore, prima di essere utilizzate. A questo punto le pigne vengono macinate fino a diventare una polpa, poi lavate con acqua demineralizzata per estrarre il succo d’agave. Il liquido che si ricava è “agamie” o acqua di miele. Poi viene aggiunto il lievito naturale per la fermentazione che ci fa ottenere l’equivalente di un “vino d’agave”, infatti la gradazione alcolica è di circa 10-12%. Dopo la fermentazione il liquido deve essere distillato due volte, con la prima distillazione si ottiene l’Ordinario di 25-28%, con la tequila.jpgseconda si ottiene Tequila a 55-65%. Quando il tequila lascia l’alambicco è chiaro come l’acqua, diventerà scuro dopo l’invecchiamento che viene fatto in botti di rovere. Dopo l’invecchiamento il tequila viene portato alla gradazione alcolica desiderata di 38%, 40% o 42% con l’aggiunta di acqua demineralizzata, e quindi imbottigliato. La Jose Cuervo produce diversi tipi di tequila: c’è il “clasico” che è una miscela di tequila invecchiata e tequila bianca, ideale per un consumo shot (sparo), per un Margarita o altri cocktail. Quello più venduto e apprezzato è il Jose Cuervo Especial, il cui aroma, con piacevoli note di agave e un accenno legnoso, lascia un gusto morbido di vaniglia, ottimo per long drink. C’è ancora il “tradicional” con bottiglia numerata e datata con l’anno di produzione, da consumare liscio e ghiacciato e infine, c’è un “Jose Cuervo reserva de la famiglia” prodotto con il 100 per cento di agave blu, invecchiato in piccole botti di rovere francese e americano per un minimo di tre anni, invecchiato fino a 30 anni.
La produzione di tequila segue una regolamentazione molto rigida, controllata dal governo messicano. Il tequila deve essere prodotto con il 100 per cento di prodotti naturali, distillato due volte ad una gradazione alcolica non inferiore a 35 per cento, ogni bottiglia deve riportare un numero di quattro cifre, l’etichetta deve contenere la frase “Hecho in Mexico” ecc. Se volete essere sicuri, controllate tutti i dati prima di cominciare a bere, dopo potrebbe essere troppo tardi.



Aurora Rainieri

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