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Pubblicato in Numero 49 del 21/02/2008 il 21 Febbraio 2008
di Emanuele Di Bella
    L’INCHIESTA

cantina_botti_vino.jpgNella Cantina sperimentale Dalmasso, a Marsala, nascono alcune delle più importanti sperimentazioni dell’Istituto della vite e del vino

Il laboratorio
del vino


Se c’è un luogo che può essere considerato la capitale della ricerca portata avanti dall’Istituto della vite e del vino, questo è la Cantina sperimentale Dalmasso, a Marsala.
Al suo interno si vinificano le uve provenienti da tutte le aree di maggior interesse vitivinicolo. Inoltre la Cantina Dalmasso si trova all’interno di un’area che, anche in virtù di diversi interventi della Provincia di Trapani, comprende la sede della laurea breve in viticoltura ed Enologia, e l’istituto Tecnico-agrario Abele Damiani.
Le attività di sperimentazione dell’Irvv, coordinate da Vincenzo Melia, spaziano dal vigneto (cloni, varietà, modelli viticoli), alla vinificazione, ai contenitori di vario tipo (cemento, legno, acciaio), fino alla bottiglia (tipo, posizione, tempi di permanenza) e agli studi microbiologici e di analisi sensoriali e chimica. Inoltre è in questo laboratorio che sono nati i lieviti autoctoni del Nero d’Avola, e poi di un ceppo di lieviti per i bianchi, realizzati dall’istituto e commercializzati dalla multinazionale francese Bio Springer.
In particolare la sperimentazione è stata orientata nella fase iniziale alla “maturazione” del vino, un fenomeno piuttosto complesso che rappresenta il risultato di una serie di reazioni che possono dare origine a una pluralità di prodotti. Progressi attraverso la ricerca sono stati già ottenuti su varietà tradizionali come Nero d’Avola, Frappato e Nerello Mascalese tra i rossi, l’Inzolia, il Grillo e il Grecanico tra i bianchi. Buoni risultati anche sugli effetti benefici ed innovativi legati all’impiego di varietà internazionali meno diffuse. Gli studi su queste ultime, pongono le basi tecniche per una rivisitazione delle Doc, e per l’aggiornamento della cosiddetta “piattaforma ampelografica”.
Altri lavori sono stati portati avanti per il miglioramento qualitativo del Cerasuolo di Vittoria, che ha infatti ottenuto della denominazione di origine controllata e garantita, attraverso prove di ottimizzazione della tecnica viticola (potatura, gestione della chioma, epoca di raccolta, fittezza d’impianto), e della tecnica enologica (prove diverse di assemblaggi, prove d’invecchiamento).
M.V.

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