Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
Numero 102 del 26/02/2009

IN PRIMO PIANO La cantina ideale

26 Febbraio 2009
cantina cantina

IN PRIMO PIANO

Le bottiglie che non devono mai mancare? Quelle dei vitigni che meglio sono espressione di un territorio. Utile affidarsi ai produttori che nel tempo si sono dimostrati affidabili e non spendere più di 20 euro per ogni vino

La cantina ideale

Comporre una cantina ideale non è cosa facile. I vini disponibili sul mercato sono centinaia di migliaia e districarsi tra vitigni autoctoni, internazionali, indicazioni geografiche, denominazioni di origine, annate più o meno fortunate e prezzi che oscillano tra 1 e 100 euro al litro, è un’impresa titanica al limite dell’assurdo.

Nel tentativo di risolvere i molti dubbi, è utile individuare delle domande chiave, dei criteri da adottare per scegliere vini di sicura soddisfazione al giusto prezzo.

Il primo fattore su cui contare è l’esperienza personale, ovvero, quella di una persona competente e della quale si ha fiducia. La conoscenza diretta è il miglior strumento sul quale basare le proprie scelte. I successivi elementi di valutazione dovrebbero, inoltre, adottare lo stesso concetto in chiave “storico-evoluzionista”: individuare quei produttori-viticoltori che nel corso della storia del vino si sono dimostrati affidabili e stabili nel rendimento, anche nelle annate meno fortunate. A questo si aggiunga la riconosciuta vocazione di un territorio in relazione ai suoi vitigni tipici. Facciamo qualche esempio: è noto che nella piemontese Langa si producono degli ottimi vini, soprattutto presso i comuni di Barolo e Barbaresco, utilizzando l’uva nebbiolo. Lo stesso nebbiolo è anche protagonista della vercellese Docg «Gattinara». Lo stesso potrebbe dirsi dell’uva Sangiovese in Toscana – da Sangue di Giove – allevata nei comuni di Montalcino, di Montepulciano ed in una famosissima zona compresa tra Firenze e Siena: il Chianti. Qui i vitigni sono riusciti ad imprimere nel vino, in maniera del tutto personale, le caratteristiche di quel territorio. Ovviamente non tutti i vini di una certa zona sono eccellenti, è invece ragionevole raccogliere le indicazioni storiche e interpretarle. Una delle eccezioni è la Franciacorta, una Docg su territorio collinare in provincia di Brescia, vicino al Lago d’Iseo, dove si producono – con i vitigni Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero – tra i migliori vini spumanti con metodo “classico”/champenois d’Italia.

Tutte le regioni italiane possono vantare dei vitigni «propri» in aree ad altissima vocazione vinicola: luoghi unici, riconoscibili, irriproducibili. Basti pensare all’Alto Adige ed ai vitigni Schiava, in tedesco Vernatsch, ed al Traminer Aromatico (Tramin/Termeno è un comune presso Bolzano); in Veneto alla zona della Valpolicella con i vitigni Corvina, Rondinella e Molinara; al vitigno Verdicchio nelle zone marchigiane di Jesi e Matelica; al vitigno Aglianico nella zona del Vulture in Basilicata; al vitigno Carignano nella zona sud-occidentantale della Sardegna, il Sulcis; o ancora all’Aleatico, un vitigno aromatico a bacca nera, probabilmente una mutazione del Moscato nero toscano, dal quale si ottiene uno splendido vino dolce.
Come scegliere dunque le bottiglie di una «cantina ideale»? Prima di tutto è bene fare i conti con il proprio gusto e le proprie sacrosante manie. Poi, suggeriamo di volgere lo sguardo verso quei vitigni e quei territori che nel tempo sono entrati in simbiosi. I vitigni internazionali, per quanto interessanti, non riescono sempre ad essere personali, ed oltre questo, entrano inevitabilmente in competizione con altri paesi produttori quali Cile, Argentina, Australia, Sud Africa, Spagna e l’emergente Est europeo.

Qui vi sottoponiamo una lista di vini di aree classiche di produzione d’Italia, rappresentativi dei rispettivi territori, che abbiamo trovato molto interessanti, con l’esclusione della Sicilia. Non ce ne vorranno i lettori, la Sicilia la conosciamo troppo bene: occorrerebbero altri 30 vini per descriverla come vorremmo, almeno 10 per “valle”, dieci per la Val Demone, dieci per la Val di Mazara e dieci per la Val di Noto, una divisione agricola oggi più che mai attuale; ed altrettanti ancora per quanto riguarda i vini dolci il cui protagonista è il vitigno Moscato in tutte le sue sottovarietà e forme di vinificazione.
Per quanto riguarda i prezzi, è stato ritenuto di non superare i 20 euro. Le cose non sono più come agli albori del boom del vino. In questi tempi di magra, spendere oltre 20 euro per una bottiglia riesce sempre più difficile ed eticamente poco giustificabile.
 

Fabrizio Carrera
Francesco Pensovecchio