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Pubblicato in Numero 151 del 04/02/2010 il 03 Febbraio 2010
di Redazione

L’ALLARME

Si annuncia un anno difficile per gli agrumi siciliani. Colpa dello stallo dell’economia ma anche per lo scirocco nel periodo di raccolta. Il Consorzio conta i danni

Arance spremute
dalla crisi

Allarme rosso per le arance e gli agrumi. Sarà un anno difficile per l’andamento della campagna agrumicola siciliana ma anche nazionale. A dare l’allerta era stata la Cia (Confederazione Italiana agricoltori) nei mesi scorsi, ma a confermare le preoccupazioni in questi mesi è il Consorzio delle Arance Rosse di Sicilia.


Infatti, come spiega Alessandro Scuderi, presidente del Consorzio “nonostante la produzione sia aumentata, la domanda non è sufficiente per equilibrare il mercato”. Così, se si pensava che con il superamento dei contratti di trasformazione industriale degli agrumi, il mercato delle arance sarebbe stato più libero; non si erano fatti i conti con la crisi, che ha mantenuto la domanda stabile e molto poco flessibile. Risultato: i prezzi scendono ma non si vende.
“C’è uno squilibrio tra domanda e offerta, il 30% del prodotto rimasto libero non è stato assorbito, e questo anche a causa delle poche esportazioni, infatti solo il 5-6% del prodotto è destinato al mercato europeo, mentre il 95% a quello interno – sottolinea sempre Scuderi -. Noi stiamo progettando delle strategie per cercare di risollevare la situazione, cercando nuovi canali di mercato puntando soprattutto sulla qualità e l’eccellenza, internazionalizzando il mercato”.
Ma intanto, a causa dello scirocco è aumentato anche il periodo di raccolta (da dicembre a febbraio), infatti le arance tardive sono maturate dopo per il caldo, ma questo ha comportato anche lo slittamento delle vendite in un mercato che non si è svelato disponibile ad allargare il proprio calendario commerciale. “E’ un periodo generale di crisi – aggiunge Alessandro Scuderi - c’è bisogno di una riflessione a 360 gradi. Si stanno attraversando difficoltà in più settori e per altri prodotti come le pere, le mele e le patate, con la sola differenza che questi sono prodotti conservabili, che poi si possono immettere in mercato nel momento giusto; mentre la conservazione delle arance non può superare i 10 giorni, e quindi se la domanda non avviene immediatamente tutto è perso”.

Aurora Pullara



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