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VIVERE DI VINO

Francesco Spadafora, produttore di Monreale: puntiamo sulla qualità e non sulle sigle. E poi il debole per il Syrah

“Più territorio,
meno mode”

No alla Doc, se la si considera come sinonimo di qualità e non come baluardo di un territorio, un grande amore per il Syrah e l’idea di cominciare a vendere in Sicilia anche il vino degli altri. Eccolo Francesco Spadafora, 53 anni, imprenditore e alla guida dal 1988 dell’azienda di famiglia, a Monreale (Palermo).

Cominciamo dal vino. Ci sono delle regole per avere prodotti di qualità?
“Non comprare uva da altri, utilizzare quindi la propria, conoscere tutti gli acini, imbottigliare in azienda e infine commercializzarlo”.

Lei crede nel territorio, perché ha deciso di lasciare il Consorzio della Doc Monreale di cui faceva parte?
“Perché i paletti qualitativi ce li siamo giocati in azienda e la burocrazia dei disciplinari imbriglia le produzioni”.

Lei, dunque, non crede nelle Doc. Cosa ne pensa di una denominazione unica in Sicilia?
“Inutile. L’errore di fondo è pensare che la Doc sia qualità, invece è territorio”.

Andiamo alle mode. I vini naturali?
“Sono quelli prodotti dalle aziende agricole. Che vuol dire fare un vino naturale? Il tempo è giudice”.

E i vini dell’Etna?
“Non sopporto le mode. Non esiste una statistica dei vini dell’Etna imbottigliati dieci anni fa. Che sia una terra vocata è sacrosanto, ma bisogna stare attenti, altrimenti si spegnerà, come è avvenuto per il Nero d’Avola”.

Oggi dove investirebbe?
“Dove sono. Devo ancora fare tanto”.

Che vino le piace?
“Ho un debole per il Syrah. Ho necessità del Syrah, anche se il Cabernet della buona annata e il Pinot nero sono grandi uve”.

E le bollicine?
“Stiamo facendo degli esperimenti con il Grillo. La base è stata fatta”.

Lo fa per moda?
“No, perché ci può venire bene”.

Ultimo vino bevuto?
“Per ora assaggio i miei perché siamo in fase di imbottigliamento”.

Uno che le piace?
“I bianchi dell’Alto Adige”.

Il vino, però, adesso oltre a produrlo lo commercializza. Anche quello degli altri.
“Abbiamo una società, Bever food Sicilia, unico socio di aziende di tutta Italia che distribuisce etichette come Terlano, Pelissero, Bertani, Caprai e poi un vino di Bordeaux e uno Champagne”.

Come mai questa scelta?
“Perché faccio vino e so quanto è difficile superare le difficoltà di approccio dei produttori in Sicilia”.

Si soffre in Sicilia per vendere?
“Si soffre per incassare”.

Lo dà un voto alla Sicilia del vino?
“La Sicilia del vino ha tante facce. Alle aziende agricole do fra 7 e 8”.

A quale dei suoi vini è particolarmente legato?
“Al Don Pietro, nostra etichetta storica che porta il nome di mio padre, e al Sole dei padri, le etichette le disegnate mia figlia Enrica”.

Marco Volpe

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