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L'ESPERTO

Sergio Soavi, responsabile Coop Italia per i prodotti tipici, interverrà al Forum organizzato da Cronache di gusto: "Si consuma poco vino tra le mura domestiche e questo grava sullo stato di salute del settore"

"Si beve meno
nel quotidiano"

Non solo la crisi economica anche il cambiamento dello stile di vita graverebbe sull'attuale stato di salute del vino. È quanto afferma Sergio Soavi, responsabile Coop Italia per i prodotti tipici, che interverrà al forum organizzato da Cronache di Gusto previsto per il 2 marzo a Palermo.


"Il vino sta scomparendo dalle tavole degli italiani - dice Soavi -. Non è da imputare esclusivamente alla crisi economica, è cambiato anche lo stile di vita che porta a mangiare, sempre più, fuori casa durante la settimana. È scomparso il vino dalle tavole. Sulle tavole della mensa, del bar, o dell'ufficio stesso, dove si consuma oggi la pausa pranzo, si preferisce oramai una bibita ad un bicchiere di vino. È diminuita quindi la quantità di vino consumato nell'uso quotidiano". Mentre poi, fa notare, si beve e si riscopre la socialità del vino nei tempi da sempre dediti alla divulgazione del vino: winebar, ristoranti ed enoteche, dove si sceglie di bere anche l'eccellenza. Inoltre nelle case i vini di qualità sono sempre più presenti, però ancora nei momenti occasionali. "Sicuramente la qualità del vino bevuto è aumentata, ma non nell'uso quotidiano. Ai tempi dei nostri nonni si beveva il vino ogni giorno, oggi bisogna riportare quest'abitudine, senza troppi preconcetti e paure". Per il marketing manager è questa la scommessa da vincere, perché solo così si può il vino può ritornare ad essere protagonista delle nostre tavole. Poi individua altri fattori che incidono sulla salute del vino. Tra questi la mancanza di equilibrio nel rapporto qualità/prezzo, nelle opinioni e nella probabilità di acquisto. Secondo Soavi si sta assistendo ad una ghettizzazione dei prodotti tipici, con l'inevitabile conseguenza di far arenare queste eccellenze entro confini limitati. "Il consumo non può essere esclusivamente legato ai prodotti locali. Le specialità di una regione possono accompagnarsi ai prodotti di un'altra area del nostro Paese. Bi sogna avvicinare i prodotti alimentari tra di loro. Si stanno creando dei confini mentali, e dice -. Oltrepassare i confini può aggiungere qualcosa alla produzione stessa. Aumenta la capacità di produrr meglio. E soprattutto accresce la possibilità del consumatore finale di scegliere e di potere consumare più prodotti. Socialità significa anche questo, così come le persone si incontrano anche prodotti, territori e culture devono farlo". Lo scambio di saperi e sapori reciproco tra le regioni sembra essere una delle chiavi di volta che può stimolare il mercato. "Non sono d'accordo a parlare di vino del sud o del nord. Si rischia di alimentare una mentalità dannosa". Obiettivo dell'azienda è quello di portare le realtà del vino siciliano al di fuori dei soliti canali. "La Sicilia ha grandi potenzialità per produrre buona qualità a costi accettabili. Apprezzo gli investimenti che molti produttori hanno fatto in campo agronomico. La percezione della qualità deve essere favorita però da un sistema che in modo coerente trasmetta la corrispondenza tra l'eccellenza prodotta ed il territorio".

Manuela Laiacona

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