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L'INCHIESTA

Istituito dalla Regione un tavolo tecnico per scegliere la strada giusta, preparare il disciplinare e mettere d'accordo i produttori. C'è tempo fino al primo aprile

Doc Sicilia,
un passo avanti

La possibilità che tutto cambi non è così remota. Un futuro con il Nero d'Avola imbottigliato oltre lo Stretto sembra sempre più improbabile. Già, perché il dibattito sulla nascita di una Doc unica per l'Isola è ormai molto più che una proposta.

La questione, dopo anni di silenzio, è stata riaperta l'estate scorsa dai vertici di Assovini Sicilia, che avevano lanciato l'idea. L'obiettivo? Difendere il brand Sicilia, soprattutto dopo l'introduzione della nuova Ocm vino il cui secondo regolamento attuativo contempla anche le etichettature dei vini. La riforma, infatti, lascia la possibilità, per i vini ad indicazione geografica, di inserire il nome del Paese produttore. Già lo scorso anno si era parlato di una Igp italia, una proposta che non era piaciuta innanzitutto ai siciliani.
Da quel 18 luglio, quando l'idea fu riproposta a Siracusa dall'associazione dei produttori, di passi avanti ne sono stati fatti. L'assessorato regionale all'Agricoltura ha istituito un tavolo tecnico, coordinato da Giuseppe Bursi, dirigente dell'unità operativa Vitivinicoltura, attorno al quale si sono seduti i rappresentanti oltre che di Assovini e Istituto regionale della Vite e del Vino, anche delle associazioni di categoria, a partire da Cia (che già una decina di anni fa era stata promotrice dell'idea, poi bocciata, di creare una Doc unica), Confagricoltura e Coldiretti.
Tre le ipotesi al vaglio del gruppo di lavoro, che si è già riunito in un paio di occasioni e che entro metà febbraio dovrà consegnare all'assessore all'Agricoltura, Giovanni La Via, una bozza di disciplinare da poter presentare pubblicamente. La prima strada prevede l'annullamento delle vecchie Doc che andrebbero sostituite con la denominazione unica Sicilia. In alternativa si pensa alla creazione di sottozone, dunque la denominazione diverrebbe, tanto per fare un esempio, Doc Sicilia Etna. Ancora: c'è la possibilità di lasciare le già esistenti Doc indipendenti richiamando però il nome Sicilia (Doc Etna Sicilia).
Un altro nodo, tra l'altro quello forse più difficile da sciogliere, è legato alla creazione di una denominazione che sostituisca la già esistente Igt Sicilia, tanto più che una delle condizioni imprescindibili del disciplinare della Doc Sicilia sarà di certo l'obbligo di imbottigliamento all'interno dei confini regionali, un'imposizione che invece l'indicazione geografica tipica non ha. Dunque niente più Igt Sicilia sfuso, una scelta, questa che probabilmente non è vista di buon occhio da buona parte delle aziende cooperative i cui bilanci, oltre che dall'imbottigliamento, sono retti anche dalla vendita di vino sfuso, in particolare Nero d'Avola. Da qui le divisioni.
Un altro aspetto importante della commissione regionale è quello temporale. Il disciplinare e l'eventuale richiesta di approvazione della nuova Doc devono essere pronti entro il primo aprile, altrimenti il riconoscimento non sarebbe un affare nazionale ma il fascicolo volerebbe a Bruxelles con un conseguente allungamento dei tempi per ottenere il via libera.
 

Marco Volpe 

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