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Pubblicato in Numero 66 del 19/06/2008 il 18 Giugno 2008
di Emanuele Di Bella
    L’INCHIESTA

L’inchiesta. Nell'Isola in commercio 10 bottiglie prodotte in 5 province. Il consumo? Al di sotto della media nazionale, ma in acqua66_hp.jpgascesa. Ecco la differenza tra minerale e da tavola

La Sicilia
che fa acqua


Chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere, diceva Charles Baudelaire. Ma forse, ad un’analisi attenta, a nascondere qualche segreto sono le centinaia di bottiglie d’acqua in bella mostra sugli scaffali dei supermercati.
Non è facile, infatti, capire esattamente cosa si beve e spesso le etichette, che dovrebbero servire ad orientare le nostre scelte, rimangono illustri sconosciute. Eppure quello dell’acqua minerale è un mercato in netta espansione. L’Italia è prima in Europa per consumi e il bel paese si piazza tra i primi anche per produzione. Ogni anno ne beviamo circa 194 litri, un dato che si è triplicato negli ultimi vent’anni.
In Sicilia il consumo di acqua minerale è un po’ al di sotto della media nazionale ma con un trend in netta ascesa, tanto da spingere una multinazionale come la San Pellegrino a fare affari nel cuore dell’isola, nella provincia di Agrigento. Da circa un anno, infatti, l’Acqua Santa Rosalia, che sgorga a mille metri di altezza nello splendido territorio incontaminato della riserva di monte Cammarata, a Santo Stefano di Quisquina, è diventata Nestlè Vera Santa Rosalia. Una trasformazione di nome e di fatto con l’acquisto da parte del gruppo San Pellegrino della vecchia azienda di proprietà della società Platani Rossino srl. “Siamo l’ultimo acquisito del gruppo ma vogliamo diventare il primo come modello di azienda snella - racconta Matteo Tironi, vice direttore dello stabilimento, che ha accettato la sfida siciliana lasciando Parigi dove ha lavorato per alcuni anni -. Noi spediamo l’acqua direttamente al cliente finale per ottimizzare i tempi di produzione e le spese di distribuzione. La nostra parola d’ordine è qualità”. I controlli all’interno dell’azienda sono severi. La sorgente è tenuta sotto chiave; tutto il ciclo produttivo è monitorato, dalla sorgente al serbatoio, alla riempitrice, alla camera di pressurizzazione, fino all’etichettatura e al numero di lotto. Inoltre, nell’idroteca dello stabilimento, rimane per un anno intero una bottiglia per ogni ora di produzione, a garanzia del consumatore e del produttore.
Obiettivo dell’azienda, che al momento è presente col marchio Vera Santa Rosalia solo in Sicilia, è quello di aumentare la produzione ed il volume d’affari conquistando grosse quote di mercato nell’isola e, per farlo, è in attesa che arrivi il permesso di raddoppiare la quantità di litri estratti, passando da dieci a venti al secondo.
E se da un lato si muove una multinazionale, su un altro versante dell’isola, nel messinese, da 35 anni la famiglia Faranda imbottiglia l’acqua Fontalba che sgorga a 1.200 metri di altezza a Montalbano Elicona, nel cuore dei Nebrodi. “Fino a quando a acqua66_dentro.jpgguidare l’azienda c’era mio padre Guido - racconta Francesco Faranda, amministratore delegato - nel mercato siciliano non c’era molta concorrenza. Ora le cose sono cambiate e dobbiamo difenderci dagli assalti delle multinazionali. Per farlo contiamo sui nostri punti di forza: la freschezza del prodotto, che impiega pochissimo tempo dall’imbottigliamento al consumo, e il giusto equilibrio di sali disciolti”. Attualmente l’azienda imbottiglia 500 mila ettolitri all’anno ma, con l’arrivo di una nuova linea di produzione, mira al raddoppio.
“Perché un’acqua possa essere imbottigliata come minerale - spiega Giovanni Salamone, capo servizio Igiene Pubblica dell’Ispettorato regionale sanitario - è necessario il riconoscimento dal ministero della Salute. Successivamente la Regione, tramite l’assessorato all’Industria, dà la concessione per l’eduzione e l’Ispettorato regionale sanitario dà quella all’imbottigliamento. Periodicamente vengono effettuati controlli chimici e microbiologici da parte del laboratorio di sanità pubblica e altri controlli vengono fatti in autotutela dalle stesse aziende che imbottigliano”.
Le acque imbottigliate in Sicilia, tra minerali e da tavola, secondo i dati forniti dal dipartimento Ispettorato regionale ranitario di Palermo, sono all’incirca una decina distribuite in cinque province, ma bisogna distinguere tra acque minerali, di sorgente e destinate al consumo umano, le cosiddette acque da tavola. Una differenziazione importante perché variano norme e parametri di riferimento.
“Le acque minerali, per legge, devono essere non trattate, contenere minerali ed avere effetti benefici sulla salute”, spiega Giovanni Abbate, chimico, dirigente responsabile dell’Unità operativa Ambiente idrico dell’Arpa, uno degli enti che effettua i controlli sulle acque minerali. “Le acque di sorgente – continua Abbate – sono simili alle minerali ma, in questo caso, non è provato l’effetto terapeutico sulla salute. Su quelle di sorgente, invece, possono essere effettuati minimi trattamenti che devono essere dichiarati nell’etichetta”.
Per quanto riguarda le acque da tavola, “queste sono trattate e, sebbene debbano rispettare i limiti stabiliti dalla legge, non hanno parametri fissi”, precisa il dirigente dell’Arpa. Ciò significa che due bottiglie di una stessa acqua da tavola comprate in due momenti differenti possono avere parametri diversi, ma sempre entro i limiti di legge.
Dal palermitano arrivano dunque la Geraci, (minerale di Geraci Siculo) e la Milicia (acqua da tavola di Altavilla Milicia). Nel catanese si imbottigliano la Cavagrande (minerale di Milo) e l’Hidria (minerale di Belpasso). Due le acque imbottigliate anche in provincia di Ragusa: la Santa Maria e la Ruscella, entrambe minerali di Modica. Altre due provengono dalla provincia di Messina: la Fontalba e la Gerasia (minerale di Alì). Dell’agrigentino sono invece la Terme Acqua Pia (acqua da tavola di Montevago) e la Vera Santa Rosalia.
Inoltre, poiché la legge prevede che per una stessa fonte ci possano essere due “nomi commerciali”, due etichette diverse che servono a coprire differenti segmenti di mercato, a queste dieci acque imbottigliate se ne affianca qualche altra dal nome meno noto.


Clara Minissale





 
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