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Pubblicato in Numero 116 del 04/06/2009 il 03 Giugno 2009
di Redazione

IL PRODOTTO

In Sicilia, a Sortino, comune della zona montana aretusea, ancor oggi si producono i “sanfuricchi”, caramelle fatte di miele, realizzate seguendo un antico rituale

Leccornie
d’altri tempi

"Sciurtinu città dò meli è 'ntitulatu, pò ranni nnummuru di vecchi fascitrari ca cu 'mpegnu e simpatia hana tramannatu'e picciotti l'arti e 'i stigghi pi travagghiari." 
È in questi pochi versi del poeta Jeli Pagliaro che si può cogliere il significato di cosa rappresenti ancor oggi la città di Sortino, comune della zona montana aretusea denominata Città del Miele, dove è ormai riconosciuta la passione che i “fascitrari” (così detti gli apicoltori) hanno per la produzione del miele, e che hanno tramandato sino ai nostri tempi quest’antica arte.

Il miele prodotto in questa area, quella dei “monti iblei”, è straordinariamente aromatico tant’è che antichi poeti e scrittori latini hanno cantato le sue qualità e il suo gusto. Ma oltre al miele, gli apicoltori sortinesi sono riusciti nei secoli a conservare un’antica produzione, legata strettamente a quella del miele, e cioè quella dei sanfuricchi. C’è chi le definisce le caramelle più antiche del mondo, la cui preparazione affonda l’origine alla notte dei tempi, quasi alla scoperta dello stesso miele. Si tratta di caramelle di miele cotto, lavorato per inglobare aria e successivamente tagliato in piccoli pezzi e fatto indurire. I fascitrari (da fasceddu che significa arnia, alveare), li facevano centinaia d’anni fa ogni 20 di gennaio, ritenuto il giorno più freddo dell’anno e per questo il momento ideale per la preparazione delle caramelle. Oggi, vengono preparati tutto l’anno nelle case degli apicoltori e non è difficile trovare qualche ragazzo intento a prepararle. Marco Giunta è uno di questi. A lui questi antichi gesti sono stati tramandati dal nonno, un fascitraru scomparso qualche anno fa. E lui ancora conserva gelosamente la pentola in rame rivestita di stagno che veniva utilizzata per fare i sanfuricchi.
Un vero cimelio del passato. Dopo la scuola ama spesso ritirarsi nella cucina di casa, tirare fuori la propria pentola in rame  e poi quell’ingrediente necessario per fare le deliziose caramelle che piacciono tanto ai suoi amici: il miele, di timo, di eucalipto, di zagara o dell’onnipresente millefiori. Il miele viene versato nella pentola e fatto bollire mescolando, sempre nello stesso senso, con un mestolo di legno. Non appena aumenta di volume viene tolto dal fuoco e versato su un piano di marmo unto di olio, per essere poi lavorato con una paletta sveltamente. Non appena si raffredda un po’, con le mani unte d’olio, viene lavorato fino a ottenere una palla la quale viene tirata poi formando una lunga striscia. A questo punto, così come mostra Marco, viene utilizzato un altro attrezzo. Si tratta di una tavola in legno in cima alla quale si trova un lungo chiodo. La tavola viene appesa ad una parete, fissata su un sostegno, ed unta anch’essa di olio. La palla di miele viene pertanto appesa al chiodo e tirata con entrambe le mani, sino al limite di trazione, formando due strisce, che vengono pertanto ricongiunte, dunque tolte dal chiodo, e appese un'altra volta continuando lo stesso procedimento sino a quando la cosiddetta ciaurrina diventa bianca. Con il composto che pertanto ha ora cambiato colore, si preparano le caramelle. E così come ai palati d’un tempo, non certo abituati all’infinità di sapori delle caramelle industriali, anche oggi i sanfuricchi riescono a piacere: portandoli in bocca si sente tutta la dolcezza del miele, e se li si assaggia a occhi chiusi, anche se ci si trova in un’altra parte del mondo, si ha come l’impressione di ritrovarsi per un istante a Pantalica, la città alveare!
 

Gianna Bozzali


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