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Pubblicato in Numero 118 del 18/06/2009 il 17 Giugno 2009
di Redazione

L’INIZIATIVA

L’istituto zooprofilattico della Sicilia e l’Agris della Sardegna avviano una ricerca sulle qualità nutrizionali del formaggio

Nel nome del cacio

Il formaggio rivendica la sua importanza nella piramide alimentare. Sfatata la credenza che lo rende colpevole di alcune patologie umane. Al contrario mangiarlo allungherebbe la vita. È quanto dimostrano gli studi di ricerca avviati dall’Agris, l'agenzia della regione Sardegna per la ricerca scientifica, la sperimentazione e l’innovazione tecnologica nei settori agricolo, agroindustriale e forestale, in collaborazione con l’Istituto zooprofilattico siciliano.

Studi che ancora sono in atto e che mirano alla valorizzazione del formaggio di qualità e specifico di un territorio. «La tradizione si lega all’innovazione – spiega Giuseppe Pulina, direttore generale dell’Agris nonché professore ordinario di zootecnia speciale –. Il nostro compito è individuare tutte le capacità nutrizionali del formaggio».
Spetta invece all’Istituto zooprofilattico siciliano garantirne la qualità. «Ci occupiamo delle certificazioni – spiega il direttore generale, Santo Caracappa – la vastedda del Belice ed il piacentino siciliano godono ad esempio della dop, la denominazione di origine protetta». La Sardegna può essere definita la patria dei formaggi che vengono prodotti in quantità industriale dato il numero elevato di allevamenti di pecore. «La Sicilia per “aggredire” il mercato deve puntare soprattutto sulla qualità – continua Caracappa -. Da qui la collaborazione con l’Agris: il suo contributo sulle qualità nutrizionali del nostro formaggio è prezioso». Bisognerà aspettare l’arrivo dell’autunno per il risultato delle ricerche.

S. Piz.


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