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Pubblicato in Numero 170 del 17/06/2010
di Redazione

IL CASO

In un panificio palermitano accanto ai filoni appena sfornati anche il pane a fette della Barilla. Le strategie commerciali delle multinazionali sono sconfinate. Ma è come trovare in vendita in una concessionaria Fiat un modello della Nissan. E il consumatore che ne pensa?

La forza
dell'industria

di Fabrizio Carrera

L'altro giorno in un panificio palermitano, zona semiresidenziale frequentata da un po' di professionisti ho trovato una sorta di totem di cartone alto almeno due metri con tanto di scaffali pieni di prodotti Barilla. Lì per lì non ci ho fatto caso. Poi mentre aspettavo che mi incartassero due filoni di pane ho osservato con cura il ministand.

C'erano i granetti, i grissini e pure il pane a fette. Insomma, a pochi centimetri da panini, filoni ed altro ancora appena sfornati, caldi e profumati c'erano le fette inscatolate dentro il cellophane di una forma di pane che aveva percorso qualche migliaio di chilometri un po' di giorni prima. Possibile? Ho chiesto spiegazioni all'uomo della cassa. Mi ha detto senza battere ciglio: qualcuno li compra. Dalla risposta ho preferito non approfondire. Ma sono rimasto basito lo stesso. Ma come: un artigiano che lavora ogni giorno, impasta farina con fatica e collaudata determinazione, sforna pane caldo, lo propone ai suoi clienti, che bisogno ha di vendere pane industriale? Se ci pensate un po' è come andare a comprare un'auto Nissan e nella stessa concessionaria trovare modelli della Toyota o di un'azienda concorrente. E gli esempi su questa scia potrebbero continuare. Magari nel caso del nostro panettiere il confronto è tra un artigiano e un'industria. E quindi è anche peggio. Insomma, c'è da restare sbigottiti lo stesso. Nei bar passi che accanto al gelato fatto in casa ci siano cornetti e magnum. Ma pure il pane. Sinceramente non avevo mai visto nulla del genere.

Tra l'altro vicino al fornaio in questione c'è un supermercato dove lì l'offerta di pane industriale è variegata. Non mi addentro nel cercare di capire le logiche commerciali e finanziarie (i soldi c'entreranno, ovviamente) che hanno portato l'industria di Parma a diventare concorrente di un fornaio nel suo stesso negozio. Brava è la Barilla semmai se riesce ad essere così penetrante, bravi sono i suoi rappresentanti che riescono a far diventare competitivi i granetti con il pane e le brioche in un panificio di una città dove filoni & co. freschi e caldi, sono un must intoccabile. Provate a togliere ai palermitani questo piacere. Una città, il capoluogo siciliano, dove si panifica due volte al giorno. Anche nel pomeriggio. Ed invece può accadere anche l'impensabile. La forza dell'industria. Ce n'è per riflettere.


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