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Pubblicato in Numero 173 del 08/07/2010
di Redazione

IL PRODOTTO

Si sta per chiudere l’annata degli apicoltori ed ecco i primi bilanci in quattro regioni. Bene in Sicilia ed Emilia Romagna, in difficoltà per colpa del clima in Sardegna e Trentino

Il miele
nello Stivale

Anche per le api è tempo di ferie. Fra qualche settimana si chiude l'annata e gli apicoltori cominciano a fare il bilancio. Da nord a sud, ecco l'andamento della produzione alle diverse latitudini.

Altalenante tra periodi di buona salute delle api e sopravvivenza dovuta alle condizioni climatiche estreme e all'inquinamento ambientale. Dal punto di vista qualitativo e commerciale le note sono solo positive. Il miele piace sempre di più e la nicchia di consumatori comincia ad aumentare di dimensioni anche all'estero. E proprio nel panorama internazionale gli apicoltori italiani si stanno misurando con la crescita del fabbisogno di miele a causa di un crollo della produzione nei paesi storici esportatori di miele come Argentina, Cina e Australia, dovuto al cambiamento climatico e all'agricoltura industriale.

Sicilia. Carlo Amodeo, apicoltore termitano, colui che ha riportato in attività l'ape sicula parla di una buona annata, ottima per qualità e intensa come specificità. “La nostra sottospecie, non ha avuto problemi di morie, si è riprodotta benissimo, c'è stata una buona fecondazione di regine. Non è una novità, questa specie non ha mai avuto morie”. Un po' la carenza si è sentita nella quantità soprattutto per determinate fioriture e la causa sono state le condizioni climatiche avverse, spiega l'allevatore. “Siamo sulle 20 tonnellate di produzione complessiva. Le fioriture di zagara, arancio e mandarino sono andate abbastanza male. Il clima è stato particolarmente piovoso, ha compromesso la fioritura ed anche le api soffrono ostacolate dal vento e dall'acqua”. Ridotti al minimo sono stati gli effetti dell'inquinamento. “Non abbiamo risentito dell'inquinamento ambientale o delle contaminazioni da pesticidi”. La migliore produzione si sarebbe avuta con la Sulla. Ma non solo la qualità registra un trend positivo per l'azienda anche la resa commerciale. “Abbiamo tante richieste. Sta aumentando il fabbisogno mondiale di miele. Il problema riuscire a produrre per soddisfare la richiesta”. Per concludere il bilancio si deve però aspettare la chiusura definitiva dell'annata con la smielatura dell'Ecualipto.

Sardegna. Situazione critica secondo la testimonianza di Giuseppe Caboni, apicoltore della Cooperativa Apistica Mediterranea. “E' da sei anni che riusciamo a malapena a rimanere in piedi, a causa anche degli insetticidi che si stanno facendo sentire in zona dove l'agricoltura è meno intensa”. Ma l'effetto più devastante sarebbe venuto dal clima. “Se l'anno scorso a maggio c'erano stati 25 giorni di venti caldi che avevano seccato la Sardegna quest'anno a maggio è arrivato l'inverno in uno dei periodi più importanti della produzione”. Diciotto kg per alveare: questo il quantitativo prodotto. Serio rimane il problema delle morie, come denuncia l'allevatore: “ Talmente si è destabilizzato l'equilibrio che avevano le api con il territorio che dobbiamo integrare le loro scorte in certi periodi. Si aggiungano poi le malattie importate dalla globalizzazione, come l'avarroe. Le mortalità è del 30% ogni anno”. Di fronte a tante avversità unica salvezza rimane l'eucalipto, che da una produzione con livelli di eccellenza. “Si sta dimostrando la pietra miliare degli apicoultori, perché non possiamo più contare sulle altre fioriture che non sono più annuali ma biennali o addirittura quadriennali”. Commercialmente il miele sardo invece sembra resistere. “Come isola godiamo di un punte di privilegio, viviamo di turismo, confezioniamo dai 700 a 1500 vasetti all'anno, ma gran parte di questi li destiniamo alla grande distribuzione. Il nostro problema non è quello della vendita. Espressione massima del territorio lo vendiamo come immagine del territorio”.

Trentino Alto Adige. Anche nell'avamposto più a nord della nostra penisola il clima non ha risparmiato le api. Lo racconta Andrea Paternoster della Mieli Thun nella Val di Non. “Quest'anno le api hanno avuto un inverno piuttosto particolare. Talmente inclemente che per 100 giorni non sono uscite dagli alveari per i voli di purificazione. In primavera poi si è avuta una spaccatura tra le zone della pianura del lago e quelle di montagna. In pianura è mancata la fioritura e non si è potuto raccogliere miele. Clima a parte Paternoster conferma un'annata non di grandi quantità ma di eccellente qualità sorpattuto per quanto riguarda le fioriture di alta montagna a 1000m di altezza. Ma in Trentino la stagione si chiuderà fra un mese. “In questo momento è in fioritura il Castagno che dà un miele ambrato, con un amaro tannico. Ed il Rodendro o rosa delle alpi che fiorisce tra gli 800 e i 2400m. Dopo la smielatura del castagno attendiamo anche la produzione delle melate”. Dal punto di vista commerciale il miele trentino sta vivendo una fase di rinascimento, di una nuova vigilia. “Il merito va all'attenzione che in cucina si ha verso i prodotti naturali e ai grandi chef si stanno rivolgendo con grande attenzione all'utilizzo del miele come ingrediente. Credo che tutto io miele italiano non stia conoscendo crisi e avendo un grande momento di riscoperta”.

Emilia Romagna. Annata ancora in corso ma si prevede una chiusura in positivo. Lo racconta Francesco Ruini apicoltore sulle rive del Po. “Diciamo che il grosso si farà a fine luglio. Quest'anno contrariamente a quello che era successo negli ultimi anni si vede una buona presenza di melata”. Settanta i quintali di cui la maggir parte conferiti alla Cooperativa A.P.I. Soddisfatto il produttore per la resa dell'acacia nonostante le forti piogge, si attende la chiusura dell'annata con il castagno, attualmente in fiortura. Lo stato di salute delle api è stato complessivamente buono anche se hanno subito in autunno l'attacco dell'avarroe. Dal punto di vista commerciale il comprato sta godendo un momento di crescita. “Molti tra gli apicoltori sono soci con api, e problemi commerciali non ne abbiamo. Le aspettative dicono che si spunteranno buoni prezzi. A livello internazionale sull'acacia nell'europa centro orientale si è fatto poco e in argentina la produzione è crollata del 60%”.

Manuela Laiacona


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