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Pubblicato in Numero 51 del 06/03/2008 il 06 Marzo 2008
di Emanuele Di Bella
    L’INTERVISTA


scienza_attilio_hp.jpgAttilio Scienza parla dei vini dell’Isola: sbagliata la tendenza ad emulare gli altri. “L’annata 2007? Non è stata delle migliori, ha risentito dei forti sbalzi climatici”

“Più Sicilia in bottiglia”

“C’è bisogno di scoprire una nuova identità del vino siciliano”. Il professor Attilio Scienza, ordinario di Viticoltura presso il dipartimento di Produzione vegetale della facoltà di Agraria di Milano anticipa i temi del suo intervento al Sicilia En Primeur, che si terrà a Marsala dal 7 al 9 marzo, parlando dei progetti per rilanciare la viticoltura nell’Isola.
“Oggi i produttori seguono due modelli – spiega -, quello emulativo: un vino ha successo, tutti lo seguono; e quello innovativo che tende a seguire l’esempio dei vitigni del nuovo mondo, quelli australiani o californiani legnosi e concentrati. Due modelli iniziali da cui possiamo partire ma che, per forza di cose, ci obbligano a trovare una nostra strada, a inventare uno stile siciliano. Per questo – aggiunge Scienza - è necessario conoscere le risorse ambientali a disposizione dell’Isola, sapere dove collocare alcune varietà per ottenere i migliori risultati, è importante l’utilizzo di tecniche enologiche non aggressive che mantengano il carattere originale della materia prima e rispettino la tipicità del vitigno”.
Un ruolo importante nel futuro del vino siciliano sarà svolto anche dalle cooperative. “La Sicilia è caratterizzata da due facce – spiega il professore -: quella prestigiosa delle grandi produzioni che la rendono famosa in tutto il mondo e quella più nascosta, delle cooperative. È qui che le istituzioni dovranno agire nei prossimi anni per dare nuova linfa al mercato e rilanciare a livello imprenditoriale il mondo dei piccoli produttori”.
Un progetto di lungo periodo che può essere riassunto in tre punti. “Il primo – anticipa Scienza - riguarda lo studio del territorio: individuare i terroir a maggiore vocazione per alcuni vitigni per realizzare una produzione di qualità. Poi ci si muoverà nel campo della vinificazione con l’adozione di attrezzature più adatte a una produzione di alto livello. Infine un ruolo fondamentale lo giocherà il marketing e la comunicazione che permetteranno alle piccole aziende di aprirsi in maniera più efficace al alle grandi sfide del mercato. Un progetto che, nell’arco di 7-8 anni, vedrà l’emergere di realtà che fino ad ora sono rimaste in ombra. Il risultato finale dovrebbe essere quello di raggiungere un prodotto consolidato e di grande impatto”.
Un secondo progetto per la rivalutazione del vino siciliano si muove su un panorama più ampio e riguarda tutto il mondo della produzione. Due le linee guida, da un lato il recupero delle varietà autoctone con la creazione di innesti capaci di resistere meglio all’avanzare della siccità - uno dei problemi con cui la Sicilia ben presto si troverà a fare i conti -, dall’altro canto ci deve essere l’elaborazione di un progetto di innovazione rivolto ai privati, di trasferimento del know how, che darà ai tecnici un incremento di formazione e una grande dose di imprenditorialità”.
Per concludere è d’obbligo una valutazione “en primeur” dell’annata 2007. “Non è stata una delle migliori – anticipa Scienza –, la vendemmia ha risentito del forte impatto ambientale, a causa del bizzarro andamento del clima si è registrata una forte flessione nel livello di produzione. Il clima altalenante ha dato vita a dei vini caratterizzati da eleganza e grande struttura, una insolita sintesi, per una regione mediterranea”.


Ciro Frisco


 



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