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Pubblicato in Numero 156 del 11/03/2010 il 10 Marzo 2010
di Redazione

L'EVENTO/4

Lo chef, consulente del Verdura Resort di Sciacca. “Dell’Isola amo i prodotti poveri. Qui ho trovato cose che non avevo mai visto”

Pierangelini:
“La mia Sicilia”

Sicilia en primeur ma anche en goûter. La cena di gala della quattro giornate organizzata da Assovini Sicilia ha avuto l’onore di ospitare le emozioni culinarie del personaggio più enigmatico ed affascinante della cucina italiana. Il gusto di chi ha portato nel mondo il nome Gambero Rosso a sinonimo di esperienza di vita.


Fulvio Pierangelini, chiuso il capitolo del ristorante simbolo d’Italia, lo ritroviamo sulla costa del canale di Sicilia, consulente del Verdura Resort di Sciacca, location della manifestazione. Arrivato da un anno sull’Isola, sembra avere trovato qui la sua dimensione. “Quando dall’aereo ho visto che stavamo sorvolando l’Isola, ho sentito una grande emozione, ho provato stupore. L’incontro con la Sicilia è stato traumatico”, racconta serafico lo chef che indossa l’inconfondibile grembiule a strisce. Una realtà che per lui rimane avvolta nel mistero. “Ho visto qui cose che non avevo mai visto. La Sicilia è un mistero. Le tonalità di arancio e i blu, sono una magia che ancora devo assimilare, difficile da comprendere”, ammette con un timido sorriso che stride con la mole imponente. Anche i sapori sono una magia, un intrigo da scoprire, per l’uomo che ha fatto la storia della gastronomia. Con alcuni ha già creato un legame particolare, sono gli agrumi, il pesce, le verdure che un contadino di fiducia gli porta, ogni giorno, da Ribera a bordo del suo lapino. “Amo i prodotti poveri: le fave, i giri, i cavoliceddi, il broccolo, la borrana. Amo le melanzane e la caponata”. I sapori semplici non hanno smesso di essere il feel rouge delle intuizioni geniali con cui ha raggiunto la dimensione del mito, a parer dei palati di tutto il mondo. Come la passatina di ceci, considerata massima espressione della sua arte. Proprio un piatto povero ha voluto proporre nel menu di gala, il macco con le fave, senza rinunciare alla creatività, deliziando i giornalisti dei quattro continenti con il raviolo ripieno di vastedda e con il dolce agli agrumi. Tutte interpretazioni culinarie in cui mette le emozioni, quelle che vive ogni giorno e che attinge dai momenti fugaci. “Ogni cosa mi affascina. Le mani delle donne che raccolgono le verdure, gli sguardi dei pastori, i tramonti. Le ore che trascorro al porto, a ridosso delle barche, in attesa di vedere arrivare quelle cariche di pesce”. Sensazioni che poi declina nei differenti stili di cucina dei tre ristoranti del Resort, e a cui abbina rigorosamente solo due vini, le sue grandi passioni: il faro palari e l’etna bianco. La Sicilia sembra avere trovato in Pierangelini il suo cantastorie gastronomico, e lo chef pluristellato nell’Isola il suo punto di riferimento “da dove partire e dove ritornare”. Terra che vorrebbe fosse eletta patrimonio protetto della gastronomia.

Manuela Laiacona


 


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