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Pubblicato in Numero 36 del 22/11/2007 il 22 Novembre 2007
di Emanuele Di Bella
    L’INDAGINE

Una ricerca di Sitcom su 560 persone evidenzia le difficoltà di chi vive da solo. Appena il 23 per indagine_hp.jpgcento degli intervistati dichiara di cimentarsi ai fornelli due volte a settimana. L’allarme dei medici: rischio malattie cardiache

Single
bocciati in cucina


Dicono che la dieta mediterranea sia famosa in tutto il mondo. Dicono anche che la cucina italiana sia una delle più ricche del pianeta. Sarà vero, eppure i conti non tornano. Già, perché gli italiani non sono bravi ai fornelli. Non tutti, certo. Ma secondo una ricerca effettuata da Sitcom Editore (ramo editoriale del gruppo televisivo Sitcom), solo il 24 per cento degli italiani ammette di saper cucinare un menu completo, dall'antipasto al dolce.
Lo studio è stato portato avanti su un campione di 560 tra uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni in occasione dell’uscita dell’agenda «365 una ricetta al giorno» presentata alla libreria Rizzoli di Milano. Dalla ricerca, dunque, viene fuori una triste verità: nel Belpaese sono pochi gli abili cuochi. Un dato ancor più negativo tra gli under 35 (solo l’undici per cento sa cucinare un menu completo). Gli unici piatti a prova di bomba, cioè alla portata anche dei più negati, sono i classici spaghetti aglio e olio e il ciambellone con miscela pronta.
indagine_dentro.jpgMa lo studio mette in luce altre verità. Per esempio, le differenze tra uomini e donne sono meno evidenti rispetto al passato. È cresciuto, infatti, negli ultimi anni il numero degli uomini che sa cuocersi un uovo al tegamino: il 58 per cento rispetto al 76 per cento di donne. Ma non è tutto. Il 67 per cento del campione intervistato riconosce di saper preparare almeno qualche ricetta, meglio se questa non prevede una preparazione complessa. Il 65 per cento, ad esempio, riconosce di saper cuocere un bel piatto di pasta: ma non sughi, ragù e salse come il pesto o quella alle noci. I condimenti della mamma nessuno riesce più a riproporli: troppo difficili da preparare, soprattutto i secondi. Per il campione intervistato (ad esclusione della fettina ai ferri, meglio se di pollo o di tacchino o del semplice hamburger) i piatti complessi sono scartati perché si sbaglia facilmente la cottura e perché prevedono tempi di preparazione più lunghi. Solo il 23 per cento degli intervistati dichiara di cimentarvisi almeno un paio di volte alla settimana. E i dolci? Un’utopia per il 66 per cento del campione.
Ma a cosa è dovuta l’allergia ai fornelli? Secondo gli esperti la ragione è da ricercare soprattutto nel poco tempo a disposizione. Si lavora molto, si fatica a tornare a casa per pranzo. E chi riesce a farlo preferisce i piatti pronti. Risultato: il menu diventa sempre di più il classico, arruffato, piatto unico, spesso povero di ingredienti. A farne maggiormente le spese sono la verdura, i legumi e la frutta, importantissimi per la salute, e anche il pesce è quasi del tutto scomparso.
E i medici lanciano l’allarme: con una alimentazione improvvisata aumentano i pericoli per la salute. In particolare si rischiano malattie cardiache. Single, under 35, residente nelle grandi metropoli industriali specie del Nord Italia è il profilo della persona più a rischio. Ma non solo: sempre più mamme, sia per la mancanza di tempo, che per incapacità culinarie, rifilano ai propri bambini piatti sbilanciati e non completi dal punto di vista nutrizionale.


Gaetano La Mantia


 

 
  “Il mio complesso del cuoco”  

 

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