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Pubblicato in Numero 139 del 12/11/2009 il 11 Novembre 2009
di Redazione

IL PRODOTTO

Roberto Paternò Castello, titolare dell’azienda Aragona, ha deciso di produrre un extravergine con olive tipiche del territorio. Ed ecco i premi

All’ombra
del Cipressino

Molti la utilizzano come barriera frangivento, eppure un ex banchiere del  catanese con la passione per la campagna, ha deciso di dedicarsi alla  coltivazione di una pianta “selvaggia” quale è proprio il Cipressino  per la  produzione di olio extravergine.

Il risultato? Seimila bottiglie prodotte all’ anno, vendute a 12 euro, e tanti riconoscimenti: ultimo le “Due Olive” dalla  Guida degli extravergini di Slow Food 2009. Roberto Paternò Castello, titolare  dell’azienda Aragona, ha in un certo senso vinto la scommessa di poter ottenere  qualcosa di speciale puntando sulle varietà tipiche del territorio. “Nel 1985 –  racconta – misi a dimora 250 piante di Cipressino come frangivento nel mio  agrumeto.
Sono bastati pochi anni per accorgermi che questa pianta produceva  tutti gli anni senza alternanza e l’olio prodotto era molto buono. Dalle  analisi effettuate, mi accorsi che il contenuto di polifenoli totali era  mediamente il doppio di quello contenuto nell’olio di Nocellara Etnea ed è per  questo che tale olio aveva una ricchezza di profumi ed una persistenza  straordinaria”. Paternò Castello inoltre notò che miscelando i due oli,  utilizzando però il Cipressino all’80%, si otteneva qualcosa di unico. E fu  così che decise di dedicarsi alla produzione di questo tipo di extravergine e,  dati i successi ottenuti in diverse fiere, incominciò ad aumentare il numero  delle piante coltivate arrivando alle 2250 piante di oggi, incorniciate dalle  250 piante di Nocellara Etnea. 
L’olio ottenuto è un “fruttato-medio”, con note di erbe campestri amarognole,  molto elegante apprezzato da ristoranti, enoteche, alberghi, privati e  distributori. “Lo scenario internazionale è pieno di opportunità – dice – ma l’ unico freno verso l’estero è dato dall’alto costo della logistica; per questo  una delle strade che cerco di perseguire è quella di trovare spunti di  collaborazione fra le aziende del mio territorio per completare l’offerta. Sono  ottimista e ho fiducia nella qualità del mio prodotto che spero di far  conoscere al resto del mondo insieme alla sua cultura millenaria. La Sicilia  può competere in un mercato globale solo dando valore aggiunto alle proprie  produzioni e ciò non è difficile: in particolare l’Etna offre già condizioni  climatiche ideali in grado di dare alle produzioni una forte caratterizzazione  territoriale”.

Gianna Bozzali


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