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Pubblicato in Numero 139 del 12/11/2009 il 11 Novembre 2009
di Redazione

LA MISSIONE

La nuova sfida dell’enologo siciliano, tra i fondatori della cantina Feotto dello Jato: sarà al servizio dell’azienda Tiberio per valorizzare il vino dell’isola

E Colombo
sbarcò a Capri

Un uomo alla ricerca dell’eccellenza, che dalla Sicilia è arrivato fino a Capri mettendo al servizio dell’enologia tutta la sua esperienza. Nicola Colombo, enologo di San Cipirrello e tra i soci della nota cantina Feotto dello Jato, si è messo un’idea in testa: valorizzare il potenziale dell’isola di Axel Munthe permettendo al territorio di riappropriarsi del suo vino, andando al di là del prodotto di mercato e rendendolo unico per sfumature che altro non sono se non ricordi della stessa terra in cui nasce e cresce.


“Io punto molto sull’ espressione del territorio ed è quando la varietà riesce ad annullarsi che questo può dominare davvero” ha detto. Nato a San Cipirrello, Nicola Colombo ha studiato a Marsala laureandosi in enologia. La sua prima esperienza lavorativa, però, come lui stesso racconta, è quella legata all’Abbazia Sant’Anastasia di Castelbuono dove “accanto al maestro Giacom Tachis, dal 1997 al 2000 mi sono occupato di vinificazione e affinamento dei bianchi e dei rossi, rimanendo impegnato a 360° su tutti i fronti”. La nuova sfida di Colombo, dopo l’avvio nel 2001 del progetto legato alla Cantina Feotto dello Jato – di cui è socio ed enologo – adesso si chiama Capri e ha la forma dell’azienda vinicola Tiberio appartenente alla famiglia Brunetti. “E’ un’azienda storica – racconta l’enologo – del 1909, un convento diventato cantina, l’unica dell’isola. Fino ad ora non è mai stato valorizzato il potenziale di questo territorio e la mia presenza lì ha proprio questo scopo”.
Una valorizzazione della zona, dunque, che passa attraverso la ristrutturazione dei vigneti “per migliorare la base di partenza della materia prima” e l’ammodernamento della tecnologia della cantina “senza sconvolgere, ma cercando di mantenere nel modo più moderno le caratteristiche delle cultivar capresi”. Tra gli obiettivi, anche quello di produrre olio e grappe: “Pensiamo di far nascere un piccolo frantoio in un’ala della cantina – spiega Colombo – e qualche grappa particolare. L’isola è piccola ma c’è molta attesa, un fermento per questa situazione di novità”.
Tra i vini su cui lavorare quest’anno, alla prima vendemmia, per i bianchi si contano il Greco, il Folanina, il Biancolilla e il San Nicola; per i rossi, invece, il Piedirosso: “Da non sottovalutare, inoltre, il fatto che a Capri c’è la Doc, un elemento aggiunto per cui bisogna instradare la lavorazione del vino, ancora molto poco raffinata, verso l’alta qualità”. Un’ultima considerazione è poi riservata al suo lavoro nella Cantina Feotto dello Jato: “Anche lì bisogna rivedere qualcosa – ha detto –. Finora siamo andati un po’ dietro la moda del mercato, ma è necessario andare a valorizzare la zona della valle dello Jato. Non si può parlare di Merlot, Cabernet e Syrah senza fare riferimento all’espressione del territorio” ha concluso Colombo.

Luigi Ansaloni


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