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Pubblicato in Numero 192 del 18/11/2010 il 17 Novembre 2010
di Redazione

FORMAZIONE

Anche a Palermo la Federazione italiana pizzaioli nel mondo. In programma iniziative e corsi rivolti ai professionisti e ai neofiti. Previsti anche master dedicati al consumatore e incontri con degustazioni

La pizza fa scuola

Anche a Palermo si va sui banchi per studiare la pizza. La Fip (Federazione italiana pizzaioli nel ondo) sbarca nel capoluogo siciliano con due delegati. Vincenzo Mineo titolare della pizzeria i Galeoni e Giuseppe D’Angelo della pizzeria il Gabibbo saranno i nuovi promotori e docenti della cultura della pizza.

Nasce un nuovo polo che va ad ingrandire la rete formativa della Fip. Partirà a breve il calendario 2010/2011 con un debutto ricco di iniziative e corsi rivolti ai professionisti del mestiere, ai neofiti, con una novità: master, a partecipazione gratuita, dedicati al consumatore. Incontri con degustazione per far conoscere sotto tutti i punti di vista, da quello pratico a quello teorico, questo prodotto tanto amato ma in fondo poco conosciuto.
Mancava così Palermo nella compagine siciliana. La Federazione opera infatti da tempo a Caccamo, a Siracusa, a Catania e a Messina che ne è sede nazionale. L’associazione è presente sul territorio italiano in cui conta circa 200 soci ed anche nel resto del mondo: in Australia, Russia, Svizzera, Brasile, Giappone. Da un emisfero all’altro gli ingredienti, ovvero la filosofia di base, sono gli stessi: promuovere la cultura del prodotto pizza, sostenerne la tutela e valorizzare il territorio. Al centro la figura del pizzaiolo. Così il presidente nazionale Giovanni Mento spiega il progetto Fip: “Il nostro obiettivo non è meramente formativo ma è quello di valorizzazione una professione così rappresentativa per l’Italia. Apprezzata e ricercata all’estero, mortificata invece nel nostro Paese”. Sarebbero infatti sempre meno i pizzaioli professionisti che a sud come a nord, trovano difficilmente lavoro, e non sarebbe colpa della crisi, come denuncia lo stesso presidente: “I datori di lavoro preferiscono pagare 35 euro al giorno ad un pizzaiolo improvvisato piuttosto che 70 euro al giorno a chi ha esperienza e si è formato. Noi dobbiamo evitare che accada questo per dare un futuro e dignità a questo mestiere”.
Un abuso della professione di cui a pagarne caro il conto sarebbe anche il consumatore. “I prezzi così alti e ingiustificati a fronte della qualità media, che è molto scadente, non sono che diretta conseguenza del mancato riconoscimento al ruolo del pizzaiolo. Non tutti, ma molti datori di lavoro stanno rovinando la piazza. Preferiscono poi risparmiare sulle materie prime e caricare il prezzo della pizza di tutti i costi di gestione dell’attività. Così certo non si aiuta il buon nome della pizza”. Pietra miliare del made in Italy che fa proseliti oltralpe e oltre oceano. Soprattutto i giapponesi hanno scoperto una vena “pizzaiola”. “Frequentano i nostri corsi molti ragazzi che vengono dal Giappone e devo dire che sono molto più bravi degli italiani". E aggiunge: "In genere gli stranieri mettono più voglia e determinazione nell’apprendere l’arte della pizza”. Oltre a tramandare i segreti del mestiere la  Fip sostiene i prodotti del territorio nonché le tradizioni gastronomiche del luogo. “Vogliamo promuovere una pizza del territorio. Fatta con i prodotti del territorio. Una pizza regionale dove anche ingredienti e ricette del luogo declinate ed adattate alla pizza –commenta il presidente -. Un modo alternativo e genuino per sostenere il patrimonio gastronomico”.

Manuela Laiacona


 


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