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    L’INCHIESTA

I controlli sui mangimi negli allevamenti dell'Isola danno risultati confortanti. Gli uomini dell’Istituto ogm.jpgzooprofilattico hanno trovato solo sei casi di mais o soia contaminati su 81 esami effettuati. Ma se agli animali si dà cibo dichiaratamente transgenico non è necessario indicare nulla sull’etichetta di carne o latte...

Ogm,
Sicilia in regola


Più soia che mais, ma soprattutto più prodotti biologici che transgenici. I controlli sui mangimi negli allevamenti siciliani danno risultati più che confortanti: l’anno scorso gli uomini dell’Istituto zooprofilattico sperimentale siciliano hanno visitato a sorpresa su indicazione delle Ausl, 81 allevamenti dell’Isola per verificare che i mangimi biologici non contenessero organismi geneticamente modificati e in 75 casi non hanno trovato nulla da segnalare.
“Solo in tre casi – spiega Stefano Reale, responsabile del Laboratorio di diagnostiche innovative dello Zooprofilattico – abbiamo segnalato la presenza nei mangimi di soia transgenica non dichiarata, mentre in altri tre abbiamo trovato contaminazione di mais oltre la soglia di tolleranza”. Nei primi nove mesi di quest’anno il trend è analogo: fino a tutto settembre i controlli erano stati 61, esattamente in media con l’anno scorso, anche se le irregolarità sono già pari a quelle segnalate dallo Zooprofilattico nel 2007. “Peraltro – prosegue Reale – quest’anno abbiamo trovato solo irregolarità da soia, mentre la presenza di mais non dichiarato al momento non si è verificata”.
stefreale.jpgI controlli vengono effettuati a campione, su indicazione delle Ausl. “Il piano di verifiche – chiarisce Daniela Nifosì, la funzionaria dell’Ispettorato veterinario regionale che si occupa di questo tipo di controlli – viene stilato dal ministero della Salute e noi lo applichiamo su base regionale. L’obiettivo è verificare se le materie prime dichiarate nell’etichetta sono quelle realmente utilizzate”. Le conseguenze per chi dichiara il falso, però, da qualche tempo sono state alleggerite. E di molto: “Fino ad alcuni anni fa – continua Reale – erano previste conseguenze penali, mentre adesso quelle che possono essere comminate in questi casi sono solo sanzioni amministrative”. Che possono colpire sia il produttore che l’allevatore: “Se il sacco del mangime è chiuso – entra nel dettaglio il responsabile del Laboratorio di diagnostiche innovative dello Zooprofilattico – i guai sono del produttore, che dovrà rispondere della falsa dichiarazione nell’etichetta. In caso contrario è l’allevatore a dover pagare il conto”. D’altro canto tutto sta nelle dichiarazioni dei mangimi: se invece quel che si dà da mangiare agli animali è dichiaratamente Ogm, infatti, non è strettamente necessario indicare nulla nell’etichetta della carne o del latte. Nelle verifiche sui mangimi, comunque, c’è una certa tolleranza: “Fino a un’incidenza dello 0,9 per cento – afferma Reale – è possibile la contaminazione accidentale, in altre parole è possibile che il mais e la soia transgenici si siano mescolati a quelli biologici in buona fede”. Oltre quella soglia si paga l’imbroglio. Ma fino ad ora la Sicilia è in regola.


Claudio Reale



In Italia ammessi  

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  "No alla

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