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Pubblicato in Numero 85 del 30/10/2008 il 30 Ottobre 2008
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LA RICERCA

"È il metodo di coltivazione più utilizzato in Sicilia. Intanto continua la “rincorsa” delle uve nere su quelle a bacca bianca. Ecco l’identikit dell’Istituto Vite e Vino"

Vigneti, tutti pazzi per la “spalliera”

Si coltiva sempre più a spalliera e sempre più uve a bacca nera, anche se quelle a bacca bianca fanno ancora la parte del leone. È questo l’identikit dei vigneti siciliani che viene fuori dallo studio realizzato dall’Istituto della Vite e del Vino che ha elaborato i dati forniti dall’assessorato regionale Agricoltura.

 Una ricerca in cui si conferma il trend decrescente dell’incidenza della superficie ad uve bianche (64,1% contro il 64,4% del 2007), anche se la variazione negativa 2008/07 è meno accentuata rispetto a quella registrata negli anni precedenti. Nella Sicilia occidentale, prevalgono le uve bianche (69,8%), ma continua a diminuire la quota delle stesse sulla superficie vitata totale dell’area. Dall’altra parte dell’Isola, invece, dominano le uve nere (90,7%) ma la loro incidenza sulla superficie vitata totale dell’area, negli ultimi anni è in leggero calo. E poi il metodo di coltivazione: cresce ancora la vite allevata a spalliera (79,3% contro il 78,4% del 2007) e diminuisce quella allevata a tendone ed alberello.
Mutamenti legati anche a ragioni di mercato. “Tutto ciò dimostra come a partire dagli inizi degli anni Novanta – si legge nella ricerca dell’Irvv -, un maggiore orientamento dei consumi verso i vini rossi e parallelamente la ‘riscoperta’ della Sicilia come terra vocata alla produzione di vini rossi di qualità, non solo limitatamente all’areale orientale, abbia spinto i viticoltori negli anni seguenti ad impiantare uve a bacca rossa anche nella zona occidentale siciliana, tradizionalmente più indirizzata alla produzione di vini bianchi”. Emblematico è il caso della Doc Bianco Alcamo trasformata poi in Doc Alcamo nel 1999, quando i produttori sentirono la necessità di modificarne il disciplinare di produzione introducendo proprio alcune tipologie di vino rosse.
Ragioni economiche, invece, starebbero alla base delle scelte di coltivazione. “Se è da ritenersi positiva la diminuzione del tendone – si legge ancora nell’analisi dell’Istituto regionale Vite e Vino - , in quanto esalta l’aspetto quantitativo delle uve da vino influenzandone negativamente l’aspetto qualitativo, dispiace il calo della superficie ad alberello imputabile agli alti costi di esercizio che comporta questa forma di allevamento. Mentre l’aumento della superficie coltivata a spalliera è da attribuire al fatto che questa forma di allevamento permette una ottimizzazione delle spese colturali consentendo la meccanizzazione di molte operazioni (lavorazioni del terreno, concimazione, potatura , raccolta delle uve, ecc.) nel rispetto delle caratteristiche qualitative delle uve”.
 

M.V.


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