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Pubblicato in Numero 189 del 28/10/2010 il 27 Ottobre 2010
di Redazione

L’INDAGINE

Le difficoltà economiche hanno frenato la voglia di viaggiare, ma le presenze in Italia resistono soprattutto grazie al buon cibo. I dati dell’osservatorio TurisMonitor2011

Enogastronomia
anti-crisi

Si viaggia di meno nel mondo e in Europa a causa della crisi. Ma la fase discendente sembra essersi arrestata e l’Italia, comunque, resiste grazie al mare e all’enogastronomia.

La fotografia del settore turistico è stata fatta dall’osservatorio TurisMonitor2011 presentato in occasione della fiera TTG di Rimini e realizzato dal Centro Studi del Touring Club Italiano con il contributo di Alitalia.
Nel 2009 il numero di arrivi internazionali a livello mondiale è stato di 880 milioni, il 4,2% in meno rispetto all’anno precedente dove si era registrata la cifra record di 919 milioni, generando un valore di 850 miliardi di dollari. A risentire maggiormente di questa flessione, dovuta in gran parte alla crisi economica globale, è stata l’Europa, continente dove si concentra, comunque, il 50% dei flussi turistici mondiali. È infatti la Francia, secondo la classifica 2009 dei dieci Paesi più visitati, la destinazione più scelta (74,2 milioni di arrivi) seguita da Stati Uniti (54,9 milioni) e Spagna (52,2 milioni). L’Italia (43,2 milioni) è al quinto posto preceduta dalla Cina. Seguono Regno Unito, Turchia, Germania, Malesia e Messico. Le previsioni per il 2010 sembrano rivelare che la fase discendente sembra essersi arrestata anche se l’anno vedrà il settore assestarsi ai livelli del 2007-2008 con un aumento degli arrivi internazionali del 3-4%.
Per ciò che concerne gli elementi che influenzano la scelta, considerando i comportamenti dei residenti nei Paesi dell’Ue a 27 membri, il motivo più frequente di spostamento è la ricerca del relax (37%), seguito dal desiderio di soggiornare in località balneari (19%) o visitare parenti e amici (17%).
In questo scenario in Italia per il 2010 si prevede una spesa degli stranieri di circa 29,5 miliardi di euro (+2%), mentre per l’outgoing, cioè quanto gli italiani spenderanno all’estero, si presume possa essere raggiunto un indotto pari a 20,5 miliardi di euro. L’incertezza economica ha però inciso sui dati relativi al turismo domestico 2010 mettendo in evidenza che solo il 46% degli italiani si è concesso un viaggio e di questi l’80% è rimasto entro i confini nazionali. La motivazione di coloro che invece non hanno effettuato vacanze è per il 49% di matrice economica.
A dispetto di una conferma dei nostri mercati di riferimento (Germania, Stati Uniti e Francia), è cambiata l’entità di spesa degli stranieri in Italia: nel 2009 la spesa dei turisti tedeschi, ad esempio, è stata di 4,8 miliardi di euro (9,4% in meno rispetto al 2008). La maggior parte degli stranieri continua a scegliere l’Italia come destinazione principalmente per l’enogastronomia, la cultura e le località balneari. Anche il comportamento degli italiani per quanto riguarda la scelta delle mete turistiche è rimasto pressoché invariato confermando Francia, Spagna e Stati Uniti come destinazioni preferite. Un dato che però deve far riflettere è quello relativo al livello di soddisfazione espresso dai nostri connazionali dopo le vacanze estive 2010: coloro che si sono spinti oltreconfine, infatti, hanno dichiarato di essere maggiormente soddisfatti per i servizi, l’organizzazione e la disponibilità di informazioni.
«Alla luce dei dati elaborati dal TurisMonitor – afferma Franco Iseppi, presidente del Touring Club Italiano – vorrei sottolineare due aspetti che meritano una riflessione più approfondita.
Il primo è la debole capacità competitiva dell’Italia, nonostante un patrimonio ambientale e culturale di rara bellezza e di grandi potenzialità, un’ingente offerta turistica e un’incidenza del comparto turistico italiano sul Pil di circa il 10% con 1,2 milioni di occupati. L’Italia paga una scarsa capacità di accoglienza, intesa come somma di tutti gli indicatori che definiscono l’attrattiva di una località, non solo il suo patrimonio artistico ambientale, ma lo stile che la città offre e soprattutto i servizi». Il secondo aspetto è che «bisogna incrociare la normale tendenza dei bisogni dei viaggiatori con l’evoluzione del concetto stesso di turismo. Oggi più che mai è necessario parlare di turismi più che di turismo. Non esiste più, infatti, un unico modo di viaggiare ma diverse modalità di vivere il viaggio, che riflettono le diverse peculiarità culturali che animano la nostra società».
In Sicilia i dati parlano di 4.134 esercizi (al nono posto in Italia), di cui il 29,2% alberghi, con 186.793 letti totali (11 tra le regioni) con una variazione di posti letto da 2003 al 2008 di  +27,2%. I letti alberghieri sono il 62,6% del totale con una media di 96,8 posti. Il 40,1% dei posti letto sono in strutture a 4 o 5 stelle.
Le presenze totali sono state pari 13.938.319 (decima in Italia): in cinque anni (2003-2008) sono cresciute del 6%. L’84,2% dei turisti ha soggiornato in albergo e la spesa dei turisti stranieri è stata in tottale di 901 milioni di euro.  La maggior parte dei turisti stranieri proviene dalla Germania (18,9%), poi Francia (18,8%) (ma in precedenza le posizioni erano invertite) e infine Regno Unito ( 9,3%).
Il turismo, comunque, muove un’economia che ha un valore aggiunto per alberghi e ristoranti pari a 2 miliardi 253 milioni di euro (ottavo posto in Italia). La quota sul valore aggiunto regionale è del 3% e in questo settore (alberghi e ristoranti) lavorano 54.800 persone il 3,6% del totale degli occupati.

Salvo Butera


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