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Pubblicato in Numero 28 del 27/09/2007 il 26 Settembre 2007
di Emanuele Di Bella
    L’INTERVISTA


Laura La Torre, campana, è direttrice generale della direzione prodotti agroalimentari di qualità del ministero per le Politiche agricole. In Sicilia per il “battesimo” della Vastedda del Belìce. «Così vi difendiamo dalle imitazioni»

La signora delle Dop

La donna della Dop è scesa in Sicilia per proseguire l’iter che porterà la Vastedda del Belìce a fregiarsi del marchio di qualità. Un nuovo formaggio siciliano, dalla forte caratterizzazione territoriale, se tutto si svolgerà secondo le procedure, potrebbe a breve entrare nella grande famiglia dei caci di qualità. A presiedere l’audizione pubblica per il disciplinare di produzione della Vastedda Laura La Torre, campana, direttrice generale della direzione prodotti agroalimentari di qualità del ministero per le Politiche agricole e forestali.

Il Piacentino e la Vastedda del Belìce hanno superato l’esame del ministero?
«Appena l’organo di controllo pubblico, in questo caso l’Istituto zooprofilattico di Sicilia (Izs), ente certificatore della genuinità dei prodotti che arrivano nelle tavole dei consumatori, eseguirà i controlli, e questi verranno superati già la Vastedda potrà fregiarsi del titolo di qualità in attesa che da Bruxelles arrivi il via libera definitivo. L’Izs lo fa già per il buon Piacentino ennese, proseguirà con la Vastedda della Valle del Belìce per la quale lunedì scorso c’è stata la pubblica audizione».
Cosa cambia per i produttori?
«Adesso per produrre il formaggio devono essere rigidamente seguiti i disciplinari di produzione e così tutte le fasi di lavorazione a garanzia e tutela dei consumatori, affinché la produzione garantisca la qualità finale».
Sono previsti finanziamenti per sostenere i consorzi dei produttori come il Pecorino, il Piacentinu e la Vastedda?
«Annualmente prevediamo dei contributi ai consorzi che fanno richiesta di fondi con la presentazione di un progetto. Quest’anno ancora non sappiamo quanto ci destinerà il ministero dell’Economia per questi progetti già arrivati al ministero. Al momento in Italia sono 140».
Intanto il Pecorino siciliano Dop sta ottenendo grande successo negli Usa. Ma c'è il rischio di agropirateria. Come difendersi?
«E' vero, il pecorino siciliano Dop sta ottenendo un buon successo in America. Per questo stiamo iniziando adesso l’iter per tutelarlo anche negli Usa, dove i casi di plagio dei nostri prodotti si vanno diffondendo. Un’operazione necessaria visto che il marchio dop tutela il prodotto solo nella Ue».
Da qualche tempo il consorzio Ragusano è inattivo.
«Il consorzio dell’ottimo Ragusano cinque anni fa, in maniera autonoma, ha modificato il disciplinare di produzione. Come dicevo precedentemente questo può essere modificato solo dopo un regolamento. Così non è stato. Vedremo».
C’e qualche altro formaggio siciliano per il quale si sta cominciando la procedura per la Dop?
«No, al momento no. Del resto, se tutto fosse Dop, come faremmo a riconoscere la qualità?».



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