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Pubblicato in Numero 28 del 27/09/2007 il 26 Settembre 2007
di Emanuele Di Bella
    NUOVI INVESTIMENTI


La nota azienda vitivinicola investe sui terreni del vulcano: diciotto ettari nel territorio di Castiglione di Sicilia per produrre rossi da Nerello Mascalese. Nuove etichette con la prossima vendemmia 
 
I Tasca sbarcano sull'Etna
 
Da Regaleali all'Etna, passando per Salina. Nuovo investimento per la cantina Tasca d'Almerita che torna ad acquistare vigneti. Dopo le Eolie dove adesso oltre a produrre Malvasia è stato realizzato pure un resort di lusso, ecco un nuovo investimento sulle falde del vulcano più attivo d'Europa.
alberto_tasca_dalmerita_bicchiere.jpgL'azienda vitivinicola, una delle più note della Sicilia, ha rilevato oltre 18 ettari nel territorio di Castiglione di Sicilia e più in particolare nelle contrade di Sciaranova e Boccadorzo, due terreni divisi da uno splendido bosco di castagni. "L'impianto è tutto terrazzato -dice Alberto Tasca d'Almerita, uno dei proprietari dell'azienda - e dove c'è anche un palmento grande e altri due più piccoli che ristruttureremo. Sono già vitati 5 ettari e mezzo con Nerello Mascalese e piano piano risistemeremo i terreni e pianteremo entro il 2008 gli altri ettari con Nerello Mascalese. Ma non escludiamo qualche ripensamento. Qualche zolla di terra la dedicheremo alle sperimentazioni. Andremo già in produzione con la vendemmia prossima e realizzeremo anche una cantina. Tra 4-5 anni si andrà a regime". Perché l'Etna? "Intanto - dice ancora Alberto Tasca - perché crediamo nelle possibilità di valorizzare il territorio siciliano nelle sue varie espressioni. Cercavano un vigneto da acquistare da 5-6 anni facendo già alcune sperimentazioni. Abbiamo scelto questa zona che si trova sui 700 metri di altitudine. Quello dell'Etna è un vino particolare  che ha una grande personalità e va ad integrare l'offerta dei nostri vini. Per noi sarà come avere un pezzo di Borgogna in terra di Sicilia. Alla fine sono due i motivi che ci hanno spinto a questa nuova scommessa: il primo perché ci troviamo davanti a un territorio molto diverso dal resto della Sicilia; l'altro perché in questo fazzoletto di terra ci sono più di 30 produttori e l'idea di ritrovarci in tanti ci diverte. Più attori siamo, meglio potrà diventare il vino".


F.C.

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