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Pubblicato in Numero 78 del 11/09/2008 il 10 Settembre 2008
di Emanuele Di Bella
    VIVERE DIVINO

coppia_firriato.jpgSalvatore Di Gaetano punta su «L’Ecrù». «Il mercato straniero? Non fa paura»

Paceco sfida
Pantelleria


Innanzitutto una certezza, che il mercato estero non li spaventa. Anzi per i Di Gaetano, in arte Firriato, produttori di vino nell’agro di Paceco (Trapani), esportare vino fuori dai confini italiani è un punto fermo, una sfida già vinta. E per lanciare una nuova sfida la cantina di Paceco, dall’alto dei suoi cinque milioni di bottiglie, lancia sul mercato un passito.
Il suo nome è «L’Ecrù» e, questa sì che è una novità, non verrà fatto a Pantelleria. Il progetto è stato portato avanti da Salvatore Di Gaetano, amministratore dell’azienda.

lecru_firriato78.jpgCome nasce l’idea del passito?
«Nasce dall’esigenza di completare la gamma di vini. Un’azienda come la nostra deve prevedere un vino da fine pasto».

Una storia che parte da lontano.
«Nell’esperienza dei nostri antenati abbiamo riscoperto la pratica di appassimento delle uve. Nel nostro ”L’Ecrù” ci sarà anche una piccola percentuale di Malvasia che dà un apporto di finezza ed eleganza».

Puntate molto su questo prodotto.
«Ci lavoriamo da quattro anni. Con questo vino guardiamo ai francesi. Non c’è stucchevolezza. Abbiamo realizzato apposta, in contrada Guarini, nel territorio di Trapani, il nostro ”Giardino degli appassimenti”».

Un’azienda come Firriato come cavalca la crisi economica?
«Con un dato: il più 25 per cento di fatturato con cui abbiamo chiuso il mese di agosto. Da questo momento, inutile nasconderlo, possiamo avere dei vantaggi, delle opportunità».

Quanto si diverte nel suo lavoro?
«Moltissimo. Lo faccio con entusiasmo e avverto di rado la stanchezza. Anzi, i problemi arrivano il sabato e la domenica».

Quali vini preferisce?
«I rossi o i bianchi strutturati ma bevo principalmente nei fine settimana, raramente nei giorni feriali».

Una battuta sul progetto di creare un Doc Sicilia.
«Qualcosa in difesa dei vini siciliani va fatta. Se si ha questo obiettivo la Doc Sicilia può essere la strada giusta. Se parliamo di immagine, invece, forse no, perché non dà valore aggiunto. Abbraccia un territorio troppo vasto».



Marco Volpe

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