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Pubblicato in Qui Slow Food il 24 Aprile 2013
di Redazione

Il carciofo nasce come pianta alimentare, per poi divenire un’importante risorsa in ambito medico. Da svariate documentazioni storiche, si evince come la domesticazione di questa pianta (dal suo progenitore selvatico la Cynara cardunculus), sia avvenuta in Sicilia intorno al I secolo.

E proprio qui in Sicilia, che nei dintorni di Mazzarino,  ancora oggi si coltiva una forma di transizione tra il cardo selvatico e le varietà di carciofo ampiamente diffuse. La coltivazione del carciofo avviene per il 90% nell’aera mediterranea, di cui il 40% in Italia, detenendo di fatto il primato mondiale.

Il carciofo spinoso di Menfi, progenitore della cinaricoltura della costa meridionale siciliana, è il più vicino geneticamente al carciofo spontaneo che cresce sulle nostre coste. Fa parte della grande famiglia dei carciofi spinosi (alcuni ecotipi sono rinomati nella provincia di Palermo, alcuni in altri comuni della provincia di Agrigento), caratterizzati da produzione limitata ma di grande qualità. Una pianta di carciofo spinoso di Menfi produce mediamente 1/3 dei capolini prodotti da una pianta di varietà alloctona e ciò ha determinato un progressivo abbandono della varietà con impiego di materiale genetico più produttivo e riconoscibile sul piano internazionale. Da oltre un migliaio di ettari degli anni 70 si è giunti alle poche decine degli anni correnti e da qui il forte rischio di erosione genetica che ha portato alla proposta di istituzione del presidio.

Le proprietà nutritive del carciofo comprendono una quasi assente componete grassa, un bassa concentrazione proteica e il 10% circa di carboidrati, il tutto accompagnato da una buona dose di Sali minerali e inulina, una fibra prebiotica in grado di favorire la proliferazione dei batteri “buoni” nel nostro intestino.
Ma il carciofo contiene altre sostanze, che da un punto di vista nutritivo non sono fondamentali per nostro organismo, ma dall’altro esplicano delle importanti attività curative.
Le sostanza di nostro interesse è la Cinarina, un polifenolo (antiossidanti naturali, presenti nel regno vegetale, prodotti dal metabolismo secondario delle piante) derivato dall’acido caffeico (anch’essa una sostanza naturale, con debole effetto antinfiammatorio), con cui si trova legato.

La Cinarina ha effetti colagoghi e coleretici, in grado cioè di favorire le funzionalità epatiche, in particolare a livello della produzione e trasporto della bile, risultando particolarmente utile a coloro che soffrono di dispepsia. Svolge inoltre un’azione ipocolesterolemizzante, inibendo la biosintesi di colesterolo e la sua ossidazione (fenomeno che rende il colesterolo particolarmente dannoso per il sistema cardio-circolatorio).
A tal proposito uno studio scientifico tedesco, ha evidenziato come la somministrazione di 1,8 grammi di estratto di carciofo, ha ridotto del 18,5% il valore di colesterolo totale rispetto al 8,6% di coloro che non avevano assunto l’estratto di carciofo. Inoltre il colesterolo cattivo aveva subito una riduzione di 4 volte maggiore, mentre trigliceridi e colesterolo buono non avevano subito variazioni.

Ma se vi state chiedendo quanto carciofo assumere per avere questi benefici, la risposta è 1 carciofo al giorno (meglio se crudo ad insalata, con dei chicchi di melograno sopra), che contiene mediamente circa il 2% di Cinarina.


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