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Pubblicato in Qui Slow Food il 08 Giugno 2013
di Fabrizio Carrera



 Dobbiamo agli studi del Prof. Genduso ed alla straordinaria caparbietà di Carlo Amodeo, se questa razza di Ape a forte rischio estinzione si è conservata ed oggi possiamo usufruire di un eccezionale miele da questa prodotta.

 Questa ape, molto diffusa in Sicilia fino ai primi degli anni ‘70, ha la caratteristica di contenenere nel proprio dna dei geni tipici delle api africane, molto più resistenti e produttive delli ligusti Italiane, senza peraltro averne l’aggressività. Infatti l’ape nera sicula è tradizionalmente molto tranquilla ed è spesso possibile avvicinarla senza particolari precauzioni, i produttori riescono spesso ad estrarr il miele dalla arnie addirittura senza maschere protettive. 

Questo meraviglioso insetto, proprio per le sue caratteristiche continua ad essere produttivo anche nei periodi più caldi con temperatura intorno ai 40° quando tutte le altre api si bloccano. Per evitarne la ibridazione sono state isolate nell’Isola di Filicudi (dove è proibito importare api di qualsiasi provenienza) e dove grazie a Carlo Amodeo viene garantita la purezza della specie.
 
Oggi l’ape nera Sicula è oggetto di studi da parte dell’Istituto Nazionale di Apicultura di Bologna, proprio per la straordinaria qualità del suo miele (vedi scheda del nostro esperto Andrea Busalacchi).
 
Il Presidio Slow Food dell’ape nera Sicula conta oggi sette produttori nell’aera tra Palermo e Trapani, malgrado questo grande impegno la minaccia di estinzione della razza non è completamente finita. Per ulteriori informazioni sul Presidio Vi rinvio al sito di Slow Food : http://www.fondazioneslowfood.it/pagine/ita/presidi_italia/dettaglio_presidi.lasso?-id=3539

 
Nell’immaginario collettivo tutte le api sono gialle e nere… mentre la livrea, è tipica dell’ape ligustica. In realtà esistono api scure, grigie e nere, molto simili alle api africane ma meno aggressive; una tipologia di ape nera è quella sicula (Apis mellifera siciliana) dal caratteristico colore scuro e la peluria gialla.

Oggi questo tipo di ape è un presidio SlowFood, a causa del continuo abbandono che questa tipologia di ape subì dagli anni 70, quando iniziò ad essere sostituita dalle api ligustiche del nord Italia. E' molto docile, tanto che non servono maschere nelle operazioni di smielatura, è molto produttiva (anche a temperature elevate, oltre i 40° quando le altre api si bloccano) e sopporta bene gli sbalzi di temperatura. Inoltre sviluppa precocemente la covata, tra dicembre e gennaio, evitando quindi il blocco della covata invernale comune alle altre specie, e consuma meno miele delle altre api, ma il suo milele non risulta differente, dal punto di vista organolettico, da quello prodotto dalle altri api.
Ma parlando di api non possiamo non parlare di miele e delle sue caratteristiche; la parola miele sembra derivare dall'ittita “melit”, e per millenni ha rappresentato l'unico alimento zuccherino concentrato disponibile. Le prime tracce di arnie costruite dall'uomo risalgono al VI millennio a.C. Oltre ad essere utilizzato come alimento, veniva utilizzato  come strumento curativo fin dall’antico Egitto, pensate che l'archeologo T.M. Davies ha scoperto, in una tomba egizia, un barattolo di miele vecchio di 3300 anni, perfettamente commestibile. Il suo uso era principalmente indirizzato verso la cura di piaghe e ferite ma anche nei disturbi digestivi.

Da un punto di vista nutrizionale, apporta 300Kcal per 100g, ed è composto da (la sua composizione, varia molto a secondo delle piante bottinate):
· acqua 18%
· fruttosio 40%
· glucosio 34%
· saccarosio 2%
· destrine 1,5%
· sostanze minerali 0,2%
 
La presenza di fruttosio dona al miele un potere dolcificante superiore allo zucchero raffinato ma anche una fonte di energia che il nostro organismo può sfruttare più a lungo. Infatti, per essere utilizzato, deve essere prima trasformato in glucosio e, quindi in glicogeno, il "carburante" dei nostri muscoli. Vi sono presenti inoltre, una discreta quantità di oligoelementi, vitamine e sostanze battericide come l’acido formico, l’inibina e la gemicidina, queste conferiscono al miele la possibilità di essere conservato a lungo nel tempo e ne giustificano anche l’utilizzo come coadiuvante nella disinfezione; infatti oltre alle sostanze sopracitate, anche l’alta percentuale di zucchero e il pH acido contribuiscono all’attività antibatterica.

In medicina viene impiegato in vari settori:
· Prime vie respiratorie: il miele esercita un’azione calmante e decongestionante della tosse; una cucchiaiata di miele sciolta in un liquido caldo (non oltre i 40° C) ha una notevole efficacia non solo contro la tosse, ma anche contro stati febbrili e ad affezioni delle prime vie respiratorie.
· Apparato digerente: il miele esercita un’azione protettiva, stimolante e regolatrice; infatti, grazie alla presenza di acido formico, c inibisce le fermentazioni anomale, causa di infezioni febbrili ed epidemiche
· Sistema muscolare: il miele esercita un aumento della potenza fisica e della resistenza, grazie alla presenza di glucosio e fruttosio
· Apparato urinario: il miele coadiuva l’attività diuretica e depurativa, la sua somministrazione facilita l’eliminazione delle sostanze tossiche
· Sistema osseo: il miele può aiutare l’azione fissatrice nelle ossa del calcio e del magnesio forniti dagli altri alimenti della nostra dieta
· Nell’uso esterno come cicatrizzante: il miele ha proprietà cicatrizzanti nei casi di piaghe, ferite e ustioni
Sostituire lo zucchero (saccarosio) nella nostre tavole, con dell’ottimo miele, potrebbe essere una scelta strategica e un valido aiuto al nostro organismo.

Andrea Busalacchi,
Esperto in nutrizione, docente di Integrazione nutrizionale
presso le Università Bicocca di Milano e UniCt di Catania,
socio della Condotta Slow Food di Palermo


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