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Pubblicato in Vinitaly 2013 il 07 Aprile2013

di Fabio Turchetti

Potrebbe risultare scontato, forse, rifarsi anche in questo caso alle solite concezioni sottilmente modaiole, che amano gongolarsi fra tematiche quali l’ospitalità enogastronomica, la rivalutazione del territorio, le bellezze naturali e artistiche, i crocevia storici fra popoli, culture e influenze, l’aggiornamento e l’alleggerimento di ricette e preparazioni o la felice combinazione fra i maestri protagonisti della cucina locale e i giovani vogliosi di tuffarsi a capofitto tra i fornelli del ventunesimo secolo.

Eppure oggi la Puglia, e nello specifico il Salento, è tutto questo, maturatosi, evolutosi, definitosi sempre più negli ultimi anni.

Davvero, in questo senso, il passaggio, o meglio la fusione, fra quantità e qualità sta dando segnali rilevanti, forse emblematiciper tutto il nostro Paese. Si parlava e si scriveva, un tempo, di un territorio ai primissimi posti nella produzione enologica e olearia, per dirne qualcuna, storcendo però narici papille sulla definizione qualitativa di uve meravigliose e dalle vicende articolate, che rispondono ai nomi di negroamaro, malvasia nera o primitivo. Ora invece la versatilità di questi vitigni, finalmente definiti con lungimiranza e con finezza, oltre che con possanza, con scelte radicali sia in vigna sia in cantina, rende finalmente l’idea dell’ecletticità di tali uve, capaci di rosati e rossi che reggono bene il confronto con tutte le meraviglie dei luoghi, dall’agnello al caciocavallo, dai pesci di peso ai frutti di mare.

Merito anche e forse soprattutto delle sinergie fra i produttori più attenti e le lodevoli intenzioni di alcuni amministratori locali, poi messe in atto, che hanno saputo realizzare, riportando ad una concezione attuale dell’ospitalità, le vecchie masserie piuttosto che i borghi un tempo meno frequentati, le spiagge meno battute ovvero l’entroterra che qualcuno stava dimenticando. I vini e la gastronomia territoriale godono di questi influssi, che hanno già portato Puglia e Salento a far breccia nei cuori degli appassionati e della stampa estera, ma che soprattutto stanno sempre più acquisendo spazio e fiducia fra tutti gli appassionati.

Gli elementi fondanti non mancano di certo, a partire da quello che è stato il primo rosato imbottigliato in Italia, il Five Roses, sino a quel Patriglione in cui per primo Cosimo Taurino rivelo le virtù di quelle uve rosse che potevano anche dichiarare, oltre al calore della terra, la macchia mediterranea, le spezie, il fruttato e il floreale, che avrebbero poi connotato i figli migliori di quei vigneti.

Il Salento è oggi uno dei fiori all’occhiello della nostra enologia, e nulla fa presagire un suo cedimento in futuro. Anzi, mai come adesso l’articolazione di un progetto qualitativo si tocca con mano, portando di anno in anno verso ulteriori traguardi. Sicuramente anche al Vinitaly 2013, tappa intermedia di un percorso che condurrà molto lontano, non solo metaforicamente…

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